50° CONCILIO

Un’ora cambiata

Il radicale ripensamento dell’insegnamento delle religione a scuola

Foto SIR

Ricordando il cinquantesimo dall’inizio del Concilio Vaticano II, sembra di respirare, ancora una volta, la forte passione ecclesiale che animò i Padri conciliari e che si riversò, negli anni a venire, su tutta la comunità cristiana, andando a modificare in modo significativo anche le modalità di presenza nella società.
A questo proposito, viene da ricordare l’influsso forte delle riflessioni conciliari al processo di ripensamento e di rinnovata attenzione al mondo dell’educazione e della scuola che tra l’altro si tradusse allora, con conseguenze importanti, anche in atteggiamenti nuovi rispetto al consolidato problema dell’insegnamento della religione e più in generale della presenza della Chiesa nella scuola.

Proprio le riflessioni conciliari – e si pensi in particolare alla "Gaudium et spes", alle tesi sui rapporti tra comunità cristiana e realtà temporali, con i loro valori propri e una giusta autonomia – diedero una spinta significativa al ripensamento dell’insegnamento religioso scolastico, allora impostato secondo la logica del Concordato lateranense e proposto sostanzialmente come una forma di catechesi nella scuola. È significativo che proprio nel 1967, poco dopo la chiusura del Concilio, cominciò di fatto il processo di revisione dei Patti lateranensi, accompagnati dalle critiche ai "privilegi" della Chiesa, da ambienti laici come cattolici e soprattutto da un ripensamento profondo della stessa missione della Chiesa nella scuola.

La considerazione graduale dell’ambiente scolastico, della sua autonomia e della sua peculiarità, così come l’acquisizione di consapevolezza circa la presenza di servizio della Chiesa nella società civile contribuirono fortemente al rinnovamento concordatario e alla definizione progressiva di un insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica che fosse – come emerge poi dai documenti successivi – un servizio della Chiesa alla scuola, alle famiglie, agli allievi, secondo le finalità della scuola stessa.

Certo, ai mutamenti contribuirono tante riflessioni diverse, a cominciare da quelle legate allo sviluppo del pensiero pedagogico e scolastico, come incisero, allo stesso modo, e in particolare per le formulazioni ultime, con la revisione concordataria del 1984, valutazioni ed equilibri delicati anche di carattere politico. Tuttavia, proprio sul terreno dell’insegnamento della religione a scuola, è innegabile che la Chiesa italiana abbia fatto un cammino serio e impegnativo "sulla strada" del Concilio. Su questo terreno sono maturate scelte e sensibilità autenticamente conciliari, che continuano a dare frutto. La comunità cristiana ha saputo mettersi in gioco, in un processo che continua tuttora, sia al proprio interno che nei confronti della società e del Paese, in una prospettiva di rispetto delle autonomie e di servizio all’uomo nei suoi ambienti di vita, avendo come fine ultimo l’annuncio del Vangelo e la testimonianza della carità. Questo senza nascondersi di fronte alle difficoltà incontrate e alle resistenze tuttora presenti in un ambito particolarmente complesso per i suoi intrecci e tuttavia decisivo per la Chiesa e il Paese.

Alberto Campoleoni

(04 settembre 2012)