DOPO IL TERREMOTO
La ”rinascita” nella diocesi di Carpi
A 100 giorni dal sisma del 29 maggio, la diocesi di Carpi, la più colpita dalle scosse, ha presentato questa mattina al Seminario vescovile un primo bilancio dei danni, che ammonterebbero a circa 460 milioni di euro per quanto riguarda gli immobili e gli arredi ecclesiali. Per informare sulla situazione delle diverse comunità e aggiornare sull’andamento delle messe in sicurezza, ma anche per raccogliere nuove collaborazioni, finanziamenti e il sostegno che da più parti è stato manifestato alla diocesi, è stato realizzato il sito www.carpirinasce.it.
Segni di speranza. Fra i "segni di speranza che hanno caratterizzato questi 100 giorni" mons. Francesco Cavina, vescovo di Carpi, ha posto "l’impegno di tutti i sacerdoti che con inventiva e creatività, nate dalla fede, si sono prodigati per far partire al più presto campi estivi, campi scuola e varie attività per i giovani, che sono il futuro della Chiesa e della società", oltre che "l’inaugurazione, il 15 agosto, della chiesa in legno di Novi, donata da Telepace, segno importante anche per chi non crede per far ripartire una comunità duramente provata dal sisma". Il vescovo riconosce che "finora si è parlato molto di terremoto sempre come emergenza, ma è ora che s’inizi a parlarne nel senso di ricostruzione, materiale sì, ma soprattutto spirituale, delle persone". L’augurio di mons. Cavina è "non spegnere la domanda che il terremoto ha acceso in ognuno di noi perché vorrebbe dire rassegnarsi, confinarsi in un mondo che non è quello reale".
I danni. "Solamente 4 delle 49 chiese presenti sul territorio sono risultate agibili dopo il terremoto e solo per pochissimi edifici sarà possibile un recupero in breve tempo. La stima dei danni a immobili e arredi ecclesiastici ammonta a circa 460 milioni di euro", ha affermato Marco Soglia, coordinatore tecnico della diocesi per la ricostruzione. "Subito dopo il terremoto – ha spiegato – la diocesi ha fatto eseguire in tutte le parrocchie, chiese, monasteri ed edifici di proprietà i controlli necessari a una completa valutazione del danno e dell’eventuale pericolo sulle persone e sulle cose. Dagli organi competenti – con i quali si sottolinea un’ottima collaborazione – sono state eseguite le stime sul patrimonio artistico-architettonico e attribuite le inagibilità. Si è poi provveduto a progettare la messa in sicurezza non solo per evitare il progressivo deterioramento degli edifici, ma soprattutto per consentire di eliminare le inagibilità indotte delle aree circostanti. Per gli edifici danneggiati, dunque, occorre distinguere la fase attuale di messa in sicurezza da quella che, in un periodo successivo, prevede la loro riparazione e ricostruzione". "I luoghi più colpiti – ha osservato – rimangono quelli della bassa mirandolese: Mirandola, San Possidonio, Concordia, Fossa, oltre a Novi e Rovereto".
Gli aiuti. "Particolarmente significativa", secondo Benedetta Rovatti, referente della Caritas diocesana per i gemellaggi, "è la presenza di Caritas italiana". "Gli interventi dopo la prima fase di emergenza vedranno un affiancamento duraturo nel medio e lungo termine che si concretizza attraverso i gemellaggi tra regioni ecclesiastiche italiane e zone pastorali colpite dal sisma, la realizzazione di centri di comunità in alcune parrocchie della diocesi e la presenza a Mirandola del centro di coordinamento di Caritas italiana", ha informato, vedendo in ciò "una testimonianza di fraternità e di comunione fra Chiese sorelle in un’ottica di scambio e di solidarietà". "I Centri di comunità, messi a disposizione dalla Caritas italiana, sono edifici polivalenti in legno per le sette comunità parrocchiali più danneggiate", ha illustrato don Carlo Malavasi, vicario generale della diocesi, aggiungendo che "a Novi l’emittente cattolica Telepace ha donato una chiesa prefabbricata in legno da 250 posti, inaugurata lo scorso 15 agosto; altri progetti per la realizzazione di nuove chiese sono in corso di definizione a Concordia, Rovereto e Vallalta, mentre i moduli utilizzati nei cantieri Tav sono stati consegnati alle parrocchie di Fossoli, Limidi, Mortizzuolo, Concordia e il montaggio avverrà subito dopo le necessarie autorizzazioni". "Al momento – ha riconosciuto il vicario – non è dato prevedere quando sarà possibile riparare e ricostruire gli edifici danneggiati o quasi totalmente crollati".