ILVA TARANTO
Al centro di una battaglia senza vinti e vincitori
Quartiere Tamburi, Taranto. Le temperature estive superano i trenta gradi ma i bambini restano in casa, con le finestre chiuse. Non possono giocare nei giardinetti vicini, in attesa di tornare a scuola. Lo ha scritto il sindaco in un’ordinanza. Il rischio è la contaminazione con sostanze altamente tossiche. È dal quotidiano, dalle piccole cose della vita, che poi tanto piccole non sono, che bisogna partire per comprendere la situazione del capoluogo jonico. Taranto diventa un caso nazionale il 26 luglio scorso. È il giorno in cui il Giudice per le indagini preliminari (Gip), Patrizia Todisco, firma due ordinanze: il sequestro dell’area a caldo (area parchi, cokeria, area agglomerato, altiforni, acciaierie e area gestione rottami ferrosi) dell’Ilva, il siderurgico più grande d’Europa, e gli arresti domiciliari per otto dirigenti della fabbrica, tra cui Emilio Riva (presidente fino a maggio 2010) e il figlio Nicola (presidente fino ai primi di luglio 2012), gli unici ancora ai domiciliari dopo la sentenza del riesame, insieme al direttore dello stabilimento Capogrosso. La Procura jonica dispone il provvedimento per i reati di disastro ambientale colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose dell’impianto.
Taranto si trova così al centro di una battaglia senza vincitori né vinti, stordita tra la volontà di difendere il diritto alla salute, gravemente compromesso dalle emissioni incontrollate di diossina, policlorobifenili, Pm10, benzoapirene e metalli pesanti, provenienti dal polo industriale, e quella del diritto al lavoro, con l’Ilva che produce il 40% dell’acciaio del Paese e dà il pane a dodicimila operai. Nei giorni scorsi in Senato si è discusso del caso Ilva, per cui si è varato un decreto legge che prevede aiuti per 336 milioni di euro. L’intenzione non è quella di chiudere lo stabilimento perché, ha spiegato il ministro per lo Sviluppo, Corrado Passera, "lo spegnimento dell’area a caldo dell’Ilva complessivamente determinerebbe un impatto negativo di oltre 8 miliardi annui imputabile per circa 6 mld alla crescita delle importazioni, per 1,2 al sostegno al reddito e ai minori introiti pubblici e per circa 500 milioni in termini di minore capacità di spesa per la città". Intanto, entro il 30 settembre, all’Ilva verrà rilasciata la nuova Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale, che dovrà contenere parametri più restrittivi sulla base delle prescrizioni elaborate nelle 554 pagine dell’ordinanza del Gip Todisco. E mentre dal colosso dell’acciaio fanno sapere che provvederanno a innaffiare di continuo i parchi minerali, montagne di ferro e carbone stipate a ridosso del quartiere Tamburi, il procuratore capo, Franco Sebastio, ricorda che non essendoci uno scolo convogliato delle acque reflue, un rimedio del genere sarebbe ulteriormente dannoso per la falda acquifera. La copertura però costa, e anche molto, e si tratta di una spesa che dovrà assumersi in toto l’azienda come ha implicitamente sottolineato il ministro per l’Ambiente, Corrado Clini. "Per il risanamento dell’area di Taranto – ha riferito alla Camera – non c’è un euro per l’Ilva, ma solo per interventi di bonifiche ambientali per le aree di Tamburi, Statte, Mar Grande, Mar Piccolo e altri interventi destinati alle aree portuali che nulla hanno a che vedere con lo stabilimento". Intanto tra i due Mari emerge anche altro: un sistema di potere esercitato dal siderurgico nei confronti della politica, delle istituzioni, del mondo dell’informazione.
La Guardia di Finanza, nell’ambito di un’indagine sulla gestione di rifiuti e discariche, ha scoperto il reato di presunta corruzione a carico dell’uomo delle pubbliche relazioni dell’Ilva (recentemente rimosso), immortalato dalle telecamere di una stazione di servizio mentre consegna a un perito, incaricato dalla Procura di Taranto di svolgere verifiche sulla situazione ambientale dello stabilimento, una busta che da intercettazioni telefoniche sembra contenesse diecimila euro. Da questo filone è partita un’ulteriore indagine con 13 indagati, i cui nomi non sono ancora stati rivelati, ma che sta scuotendo i Palazzi della politica locale. Insomma l’estate è finita ma le temperature in riva allo Jonio restano molto calde.