SVIZZERA
Le ”uscite parziali” e gli abusi tra i problemi affrontati dai vescovi
È mons. Markus Büchel il nuovo presidente della Conferenza episcopale svizzera (Ces) per il triennio 2013/2015. La nomina è avvenuta nel corso della 297ª assemblea ordinaria della Ces, che si è tenuta dal 3 al 5 settembre a Bex (Canton Vaud). Mons. Büchel, 63 anni, vescovo della diocesi di San Gallo dal 2006, attualmente vicepresidente della Ces, succederà a mons. Norbert Brunner, il cui mandato terminerà il 31 dicembre 2012.
Dati sugli abusi sessuali. Nel corso dell’Assemblea sono state rese note le statistiche 2011 relative a “Gli abusi sessuali nell’ambito della vita pastorale”. I dati raccolti dalle diocesi, lungo un periodo che va dal 1950 ai giorni nostri, rivelano 22 denunce di abusi, due delle quali riguardano minori. Nuovi casi vengono però denunciati per abusi che risalgono ad anni antecedenti, o in cui gli autori sono deceduti o hanno deposto le funzioni sacerdotali. La commissione di esperti che ha stabilito le statistiche, constata che “la sensibilità” riguardo ogni tipo di abuso nell’ambito della vita pastorale “è aumentata”. “Si tratta ora – concordano i vescovi – di continuare a rendere gli operatori pastorali consapevoli della prevenzione, della formazione iniziale e della formazione continua”.
Le corporazioni ecclesiastiche e le minoranze etniche. L’incontro di Bex è stata anche occasione per discutere del tema delle “uscite parziali dalla Chiesa”, questione sollevata a luglio a seguito di una sentenza del Tribunale federale di Lucerna che aveva contestato come la discussione di una parrocchiana col vicario generale della diocesi di Bâle, fosse divenuta condizione per l’attuazione della “uscita parziale dalla Chiesa”. Con tale denominazione il Tribunale federale intende infatti il caso in cui una persona esca da una corporazione ecclesiastica, “ma voglia allo stesso tempo far parte della comunità dei fedeli cattolici romani”. Alla luce della sentenza di luglio, la diocesi di Bâle sta riesaminando le sue linee direttive riguardo le persone che vogliono lasciare la Chiesa o le corporazioni ecclesiastiche. Già nel 2009 la Ces aveva adottato delle raccomandazioni su “la condotta da seguire con le persone che escono dalle corporazioni ecclesiastiche e dichiarano di voler restare fedeli cattolici”. L’appartenenza a una parrocchia veniva, comunque sia, confermata come essenziale.
Tali raccomandazioni, fa sapere la Ces, “sono state adottate come linee direttive nelle diocesi interessate, con il consenso delle corporazioni ecclesiastiche”. Altro tema sollevato dalle cronache, quello degli Jenisch, popolazione nomade svizzera riconosciuta dalla legge come minoranza nazionale. I membri della Ces hanno espresso la loro “preoccupazione” di fronte a episodi di xenofobia e intolleranza tra i diversi gruppi nomadi del Paese.
Incontri. I vescovi svizzeri hanno incontrato mons. Felix Gmür il quale li rappresenterà alla prossima assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, in programma a Roma dal 7 al 28 ottobre. Insieme a lui, l’Assemblea ha discusso de “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”, tema scelto per il Sinodo. Oltre al nunzio apostolico in Svizzera, mons. Diego Causero, a Brex era presente anche mons. Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite di Ginevra. Mons. Tomasi ha presentato ai membri del Ces la fondazione “Caritas in Veritate”, nata con l’intento di rappresentare i valori del Vangelo e della dottrina sociale della Chiesa nel contesto della diplomazia multilaterale, sostenendo proposte e progetti che corrispondano a questi valori nell’ambito delle Nazioni Unite e in varie organizzazioni internazionali a Ginevra. Altro incontro significativo, quello con Martin Brunner Artho, direttore di “Missio” Svizzera, organismo pastorale internazionale delle Pontificie opere missionarie, che sostengono progetti in oltre 110 Paesi.