ABRUZZO
Dal 2013 una casa rifugio per accogliere donne da tutta la Regione
Lo scorso 30 agosto è stato presentato a Teramo il progetto “Maia: una casa per le donne”, iniziativa finanziata dal Dipartimento nazionale per le pari opportunità, che vede come soggetto attuatore la consigliera di parità regionale, Letizia Marinelli, e come partner sostenitore, tra gli altri, la presidenza della Regione Abruzzo. Il progetto, di cui la provincia di Teramo è capofila, prevede il potenziamento della rete dei centri antiviolenza e la realizzazione, sul territorio provinciale, di una casa rifugio, struttura residenziale di valenza regionale a indirizzo protetto per le donne vittime di maltrattamenti, che aprirà i battenti a gennaio 2013. L’intero progetto ha valenza interprovinciale e durerà 24 mesi. Il primo semestre sarà dedicato alla predisposizione dell’avvio della casa (ristrutturazione, arredi, attivazione utenze, aggiornamento personale). La struttura identificata ha la disponibilità massima di 8 posti (4 per le donne e 4 per i figli). Il periodo di ospitalità è pari a 6 mesi prorogabili, in particolari situazioni da concordare con la responsabile, fino a 12 mesi. Viene sempre stabilito un primo periodo di osservazione di circa 15 giorni.Quando l’unione fa la forza. Per la realizzazione dell’intero progetto verranno stanziati circa 400 mila euro e questo lo si deve principalmente alla capacità di costruire una rete che ha coinvolto in primis la provincia di Teramo attraverso il centro antiviolenza “La fenice”, le amministrazioni comunali di Pescara, Teramo e Chieti, la cooperativa sociale “Alpha” di Chieti, il centro “Ananke” di Pescara e il Dipartimento regionale per le pari opportunità. Presupposto essenziale per il raggiungimento degli obiettivi è stato l’unione delle forze attraverso la costituzione di un’associazione temporanea di scopo (Ats). Questo ha consentito di creare le premesse per intercettare un cospicuo volume di risorse, ottenendo un punteggio più alto nelle griglie di valutazione. E così “Maia”, questa prima casa rifugio interprovinciale, sarà realizzata in un posto rigorosamente segreto. La cooperativa sociale “Alpha”, da anni anche consultorio familiare riconosciuto dalla regione, ha deciso di prendere parte al progetto Maia perché attraverso questa nuova casa di accoglienza sarà possibile allontanare la vittima dal proprio aguzzino. “La partecipazione a questo ottimo progetto permette di unire le forze sul territorio – dichiara il presidente Marialaura Di Loreto – non si può più lavorare soli in questo particolare contesto storico, economico e sociale. Di fronte ai continui tagli bisogna operare uniti per abbattere i costi”. Per questo, afferma Di Loreto, “la casa accoglienza consentirà di allontanare gratuitamente le donne dal nucleo familiare violento”. Una legge da cambiare. Durante la presentazione dell’iniziativa è emersa la necessità di modificare la legge regionale n.31/06 sui centri antiviolenza per fare in modo che il personale in servizio nei centri, attraverso l’inserimento nella normativa di criteri qualitativi, sia il più qualificato possibile. A tal proposito, nel mese di giugno le responsabili dei centri antiviolenza abruzzesi hanno incontrato i consiglieri regionali promotori del disegno di legge per il rifinanziamento della legge regionale a sostegno dei centri antiviolenza e delle case di accoglienza per le donne maltrattate e per l’istituzione dell’albo regionale dei centri antiviolenza. “È ormai dal 2007 – ricorda Di Loreto – che la legge regionale sui centri antiviolenza non viene rifinanziata. Questo ha portato la mia cooperativa a lavorare in rete, dal 2008, con il centro antiviolenza Ananke per la formazione di personale qualificato e per rispondere a una sempre maggiore richiesta di aiuto da parte dell’utenza viene da donne italiane, la tipologia di violenza denunciata è prevalentemente di tipo fisico e psicologico, con un incremento significativo anche del fenomeno dello stalking. Si conferma che l’autore della violenza non bussa, ma ha le chiavi di casa: nel 78% dei casi è il coniuge, convivente o ex partner”. Queste le parole di Roberta Pellegrino, presidente del centro antiviolenza di Pescara “Ananke”. “La proiezione dei dati economici – spiega – mostra anche un crollo dei finanziamenti a favore dei centri antiviolenza abruzzesi: basti pensare che a livello regionale sono stati stanziati 60 mila euro da ripartire tra sei centri. Si sottovaluta l’importanza della prevenzione, anche nel contenimento dell’impatto socioeconomico dell’intervento in emergenza, stimabile in circa 300 euro al giorno per ogni donna vittima di violenza”. a cura di Alessandra Circi(12 settembre 2012)