ARTE SACRA
Valentin Oman con ”Ecce homo” alla mostra ”In hoc signo” in Umbria
Un artista che "ha sempre lavorato per luoghi sacri, pur non identificandosi direttamente con le tematiche religiose", e le cui opere "posseggono la sacralità dell’uomo al centro del mondo, che pensa, agisce e si consuma", tanto da apparire come una sorta di "Sindone dell’uomo". È il ritratto di Valentin Oman tracciato da Pino Bonanno, che ha curato la mostra "Ecce homo" con opere dell’artista austriaco al Museo della Porziuncola di Assisi. L’iniziativa è organizzata nell’ambito della mostra di arte sacra contemporanea "In hoc signo. La Croce nell’arte, nella cultura, nella fede", promossa dai 13 Musei ecclesiastici umbri, per celebrare la cosiddetta "visione" di Costantino, del 312: un evento simbolico di straordinaria importanza per la storia della fede cristiana, per la cultura europea, per la storia dell’arte in generale e dell’arte sacra in particolare. Dopo quell’evento e l’Editto dell’anno successivo, infatti, il simbolo stesso della croce ha assunto un ruolo centrale nella teologia cristiana e nella sua iconografia di riferimento.
"In hoc signo" (14 settembre-27 ottobre) gode del patrocinio della Cei, attraverso l’Ufficio Beni culturali, e dell’Associazione dei Musei ecclesiastici italiani (www.museiecclesaistici.it), ed è promosso dalla Conferenza episcopale umbra. Valentin Oman lavora da diverso tempo al tema della passione e del volto del Figlio di Dio. La sua tecnica peculiare è quella dello "strappo", e l’attitudine di fondo – spiega Bonanno al Sir – è quella di un’artista "che vive il suo tempo con impegno civile e sensibilità emozionata, che cerca incessantemente l’essenza dell’uomo e della sua storia", evocando con la sua pittura "il senso dell’attesa, la malinconia del ricordo, la riflessione sugli istanti della vita, sulla precarietà esistenziale". M. Michela Nicolais per il Sir ha raggiunto telefonicamente Oman che ha "raccontato" le 45 opere che ha deciso di esporre "nelle celle vuote dei frati", all’interno del Conventino della Porziuncola di Santa Maria degli Angeli.
Come nasce questo suo interesse attorno al tema della Croce?
"L’idea della mostra di Assisi è nata da Pino Bonanno. Io ho scelto 45 tele del mio ciclo ‘Ecce homo’ che testimoniano come già da diversi anni questo sia diventato il tema capitale del mio lavoro. Ad Assisi, ho visitato il Museo ed ho trovato che le vuote celle dei frati erano il luogo più adatto dove collocare le mie opere. Sono posti bellissimi, dove i quadri possono creare atmosfere proprio grazie alla loro particolare collocazione, all’interno di luoghi di preghiera e contemplazione".
L’arte, dunque, che nasce dalla vita, e dalla vita trae la sua linfa…
"Quando tratto il tema dell’Ecce homo, e del volto di Cristo, l’interesse all’uomo è il mio primo interesse. Il risultato, nelle mie opere su tela e anche in quelle delle chiese della Carinzia, dipende moltissimo dallo sguardo di chi le guarda, dal modo in cui si sceglie di guardarle, dagli strumenti che si hanno a disposizione per decodificarle. Nella tela si può mostrare come tutto ‘si perde’ o come tutto ‘arriva’, dipende dallo sguardo di chi guarda. Nelle opere su vetro, sulle quali ho recentemente spostato la mia attenzione, ciò è ancora più evidente: il volto dell’Ecce homo è quello di un santo, ma è sempre una figura. È ‘lux aeterna’, un volto umano che si trasforma in luce, e attraverso il vetro è possibile vedere meglio questa trasformazione, cogliere il momento del passaggio. Nascere o morire: è tutto possibile, dipende da chi guarda, perché è lo sguardo che trasforma l’opera".
Qual è, oggi, il messaggio dell’Ecce homo?
"Il messaggio dell’Ecce Homo è oggi quello di sempre, che non cambia. Il Cristo è il paradigma della condizione dell’uomo di tutti i tempi, che agisce ed opera per non soccombere sotto il peso della consunzione del tempo. L’uomo ha il problema del ‘restare’, del nascere e del morire, della sofferenza e della speranza, deve scongiurare il pericolo di sparire definitivamente dalla storia del mondo. L’Ecce Homo ha il volto consumato dal dolore e nello steso tempo trasfigurato dalla gioia".
La prospettiva di Filippo Rossi. Accanto a quella di Oman, sempre alla Porziuncola, è di grande interesse anche la prospettiva della croce nella visione artistica di Filippo Rossi, affermato pittore fiorentino, che in questi anni, spiegano i curatori della mostra "ha proseguito la sua ricerca cercando di portare l’arte sacra verso i lidi rischiosi e affascinanti dell’astrazione. Assai peculiare e originale, la prospettiva del Rossi interroga l’interlocutore sulla centralità del segno più caro alla fede cristiana, ed è sicuramente un’opportunità unica da cogliere per riflettere intorno al senso che esso ha per la nostra salvezza".