FESTIVAL DOTTRINA SOCIALE

Il primato dell’etica

Mons. Francesco Moraglia: ”Chiamati a guardare al futuro”

"Questa non è una delle tante crisi che giungono al termine di cicli che si susseguono regolarmente, ma si tratta piuttosto di una crisi epocale che richiede un ripensamento strutturale, una riconsiderazione del rapporto tra finanza ed economia, un ripensamento del lavoro, della produttività d’impresa, del profitto che non può essere a favore di alcuni e contro altri. Il profitto dovrà sempre più rispondere al bene comune di un’umanità globalizzata a livello di comunicazione, di finanza, di economia" ha detto mons. Francesco Moraglia, Patriarca di Venezia, nel corso della sua relazione dal titolo: "Di fronte alla crisi economica e sociale: elementi di speranza e prospettive ricavate dal magistero sociale", in occasione di uno dei due eventi d’apertura della seconda giornata del Festival della Dottrina Sociale della Chiesa su: "La necessità di un pensiero diverso", in corso di svolgimento a Verona fino a domani, domenica 16 settembre.

Etica al centro. Per mons. Moraglia, "siamo chiamati a guardare al futuro, nella logica del bene comune, non solo considerando la nostra generazione ma anche quelle che verranno dopo. Si tratta di capire quale sia lo sviluppo sostenibile, ponendo al centro di tutto, cosa che, finora, è stata fatta troppo poco, la persona non come pura astrazione ma nelle sue relazioni concrete, ad iniziare dalla relazione con la famiglia, caposaldo della dottrina sociale cristiana". Il Patriarca di Venezia ha sottolineato che a suo avviso "solamente una risposta è in grado di determinare una reale inversione di rotta, in modo che, quanto si è verificato, non si ripeta: la risposta consiste nel porre, con determinazione, l’etica al centro di tutto" solo una "finanza, un’economia e un profitto legati all’etica possono garantire la centralità dell’uomo". In questo ragionamento "l’etica è assolutamente essenziale per la sopravvivenza dell’umanità poiché tutte le azioni dell’uomo, alla fine, si rapportano al bene o al male, alla giustizia o all’ingiustizia e, in ultima istanza, si confrontano con la dignità della persona umana" infatti "tutto ciò che è male e ingiusto confligge con Dio, perché Dio è custode e garante dell’uomo e del suo mondo. E, quindi, ciò che è contro l’uomo è anche contro Dio". In ultima istanza, per mons. Moraglia "sarebbe inaccettabile che la finanza, l’economia, il profitto, ossia quelle attività umane che si collegano al lavoro, uno dei beni essenziali nella vita delle persone, delle famiglie e della società, non avessero a che fare con l’etica" ed in questo ci è di sostegno l’insegnamento di Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in Veritate (n. 36), dove si legge che: "la sfera economica non è né eticamente neutrale né di sua natura disumana e antisociale. Essa appartiene all’attività dell’uomo e, proprio perché umana, deve essere strutturata e istituzionalizzata eticamente ".

Punto di riferimento. "La dottrina sociale è un repertorio di valori validi non solo per i cattolici i cui benefici si diffonderebbero all’intera società e all’economia". questa è la considerazione generale fatta dal sociologo Antonio La Spina dell’università di Palermo, presentando il risultato di un sondaggio sulla percezione della Dottrina sociale da parte della gente. "Si tratta" come ha sottolineato lo stesso sociologo, di una "rilevazione basata sulla somministrazione di un questionario a un gruppo casuale di 200 persone appartenenti a tutte le categorie sociali non statisticamente rappresentativo, ma comunque interessante per gli spunti di riflessione che le risposte offrono". Il prof. La Spina ha riportato che "143 su 200 rispondenti considera che i principi della dottrina sociale debbano essere applicati al proprio lavoro, mentre 163 su 200 pensa che la dottrina sociale possa dare risposte adeguate o indicare una via d’uscita dalla crisi, invece i 2/3 hanno detto che la Dsc non rende le imprese meno competitive, mentre 1/3 ritiene il contrario, ma al tempo stesso pensa che questa non sia dovuta ad una debolezza della dottrina sociale, infine la schiacciante maggioranza pensa che l’attuale classe politica sia vecchia e inadeguata".

I "no" e i "si". Sergio Gatti, direttore generale di Federcasse ha detto che per uscire dalla crisi bisogna essere in grado di dire tre "no" e tre "si". Si tratta di dire "no al pensiero unico, no all’illusione che certe battaglie non si vincono senza combattere, no alla pigrizia e alla timidezza". I "si" sono invece al "pluralismo che offre vera libertà di scelta, alle soluzioni tecniche coerenti e sostenibili, ai principi della dottrina sociale come punti di riferimento". Maurizio Gardini, presidente di Fedagri ricordando il ruolo importante che le cooperative hanno avuto nello sviluppo del tessuto socio-economico italiano ha esortato a "riscrivere le regole di una società che sappia includere, a riscoprire le prassi di un buon valore etico nel fare economia" ed ha aggiunto che "anche in questo tempo la cooperazione può dare una grande risposta al bisogno di cambiamento".

a cura di Costantino Coros (Verona)