UNIONE EUROPEA

Poche ambizioni

Documento del presidente del Consiglio europeo in vista del summit dei 27

Il "Documento di lavoro sul completamento dell’Unione economica e monetaria" (7 pagine, più alcuni allegati, datate 12 settembre), diffuso dal presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy in vista del summit di metà ottobre, ha un merito e qualche demerito.
Il testo è messo a disposizione dei 27 capi di Stato e di governo dell’Unione europea che, con il vertice di fine giugno, avevano deciso di serrare le fila per una maggiore integrazione sul piano economico e finanziario. Più integrazione, dunque, per consentire, da una parte, di affrontare con vigore e risolutezza la crisi in atto e al contempo di spianare la strada verso una Europa futura più coesa, competitiva, solida, in grado di stare sulla scena mondiale senza timori reverenziali verso gli Stati Uniti oppure la Cina, la Russia, il Giappone, il Brasile o l’India. Una "unione" che prevedesse decisive convergenze in campo finanziario e bancario, e una governance condivisa nei settori strategici come le infrastrutture o l’energia. Una unione – non da ultimo – che potesse far conto su una dimensione politica più "profonda".
Ora Van Rompuy pone nero su bianco alcune proposte (questo il suo merito), come l’istituzione di un ministro delle Finanze che possa disporre di un budget Ue, nuove clausole di salvaguardia del rigore dei bilanci, misure precise e in qualche modo contraenti per favorire la crescita e l’occupazione, strumenti finanziari come gli eurobond. Fa capolino anche una parte finale relativa alla "legittimazione democratica" di tale percorso, volta a creare un dibattito europeo su questi stessi argomenti.
Quelle stilate da Van Rompuy sono idee per mettere a confronto gli "sherpa" dei governi e su cui far discutere i leader nazionali, tanto dell’Eurozona quanto dell’Ue27, nel corso del Consiglio europeo del 18 e 19 ottobre, per poi giungere possibilmente a qualche decisione operativa nella riunione successiva del 13 e 14 dicembre.
Ciò che sembra mancare in questo "paper" è, però, una più precisa visione dei passi da compiere – con tanto di calendario alla mano – per realizzare la stracitata governance economica. Ma, soprattutto, il documento difetta di una lucida visione politica, o almeno di qualche coraggiosa, azzardata, proposta politica, in grado di stanare dal loro guscio quei leader (tanti) che mentre a parole si dicono europeisti in realtà sono tiepidi, in qualche caso persino contrari, a una maggiore integrazione in sede Ue. Al momento quasi tutti i premier e i presidenti si riempiono la bocca dell’Europa unita e forte, salvo poi non muoversi di un centimetro nella coerente direzione.
Van Rompuy avrebbe forse potuto lasciarsi ispirare dal discorso sullo "Stato dell’Unione", pronunciato dal "collega" presidente della Commissione, José Manuel Barroso, a Strasburgo lo stesso 12 settembre. Non un "manifesto" dell’Europa federale, ma almeno un intervento con qualche ambizione e proiezione federale, attento a rispettare le prerogative dei Paesi membri e ugualmente capace di ribadire, ancora una volta, che serve "più Europa" e non "meno Europa", con un tracciato inteso a creare – "con gli Stati, non contro gli Stati" – una Unione all’altezza di questa epoca globale.