IMMIGRAZIONE E MEDIA

Quale informazione?

Secondo una ricerca dell’Università di Padova tv e giornali favoriscono i pregiudizi

I media danno un’immagine distorta e per lo più negativa degli immigrati, relegandoli ai fatti di cronaca nera. C’è tanto da fare, a partire da un cambiamento del linguaggio utilizzato e dal superamento di generalizzazioni stigmatizzanti. A sostenerlo, una ricerca condotta dall’Università di Padova e presentata ieri a Palazzo del Bò, nel capoluogo patavino, nel corso del convegno "Immigrazione, paura del crimine e i media: ruoli e responsabilità".

La formazione del pregiudizio. A formare o smentire un pregiudizio contribuiscono diversi fattori, come "il contatto diretto con gli immigrati", le "figure di riferimento" (parenti e amici), "l’orientamento politico". Ma l’esposizione ai media – ha sottolineato Jeroen Vaes, responsabile del progetto di ricerca – tende a favorire un incremento della negatività del pregiudizio posseduto ben oltre gli effetti attribuibili ai fattori appena citati". Già "parlare della cronaca crea un ambiente allarmistico" e il fatto che gli stranieri compaiano nei media solo in questi spazi aumenta il "pregiudizio negativo". Poi c’è il linguaggio. "Confrontando le notizie di crimini identici commessi, tra il 2008 e il 2012, da italiani e immigrati spicca il fatto che, quando è uno straniero a commettere il crimine, viene menzionata la sua nazionalità, spesso sostantivandola", in modo che l’individuo e il gruppo sociale di appartenenza sono posti "sullo stesso piano". Inoltre, "per l’immigrato vengono usati aggettivi negativi e più aggressivi rispetto a quando si tratta di un italiano: il primo è ‘il selvaggio’, ‘la bestia’, ‘il clandestino’, ‘il pregiudicato’, quando magari per un identico fatto commesso da un italiano si dice che ‘è esploso’, ‘ha perso il controllo’, diminuendo la sua responsabilità".

Allarme sicurezza. Nel dibattito politico, ma anche sui media, "raramente l’immigrazione – ha aggiunto Vaes – non viene accostata alla questione sicurezza", e se "il 77% degli italiani giudica il Paese in preda a un aumento della criminalità", secondo una ricerca condotta dal Centro studi e ricerche dell’Osservatorio "Carta di Roma", "il 76,2% delle volte che compaiono nelle cronache dei media le persone straniere sono descritte come autori o vittime di reati". "Non è un caso allora – annota la ricerca – se l’Osservatorio di Pavia riporta che il 48% degli intervistati manifesta una qualche forma di timore nei confronti degli immigrati" e "il 37% li considera come una potenziale minaccia". Che ci sia uno scostamento tra la percezione mediatica dell’immigrazione e la realtà, secondo Vaes, non è un fenomeno solo italiano, "la Gran Bretagna ne ha un’immagine ancor più problematica", mentre in Italia "il fenomeno è recente e più ridotto rispetto ad altri Paesi europei"; tuttavia c’è da notare che lo spazio dedicato alla cronaca sulla rete ammiraglia è il 66,5% in Italia (Rai 1), contro il 44,3% della Gran Bretagna (Bbc 1), il 34,4% della Francia (France 2) e solo il 22% in Germania (Ard).

Sempre in cronaca. A riprova dell’immagine distorta presentata dai media c’è da considerare che "più di metà degli immigrati sono donne, ma queste – ha rilevato Marco Bruno dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma – scompaiono dall’orizzonte dell’informazione giornalistica, dove invece rientrano gli uomini come protagonisti dei fatti di cronaca", al punto che "il singolo evento può essere trasformato in problema sociale", come il presunto rapimento di una bimba da parte di una donna rom che, in Campania, qualche tempo fa scatenò una caccia allo straniero. Un dato? "Nei primi sei mesi del 2008 – ha evidenziato Bruno – solo 26 servizi televisivi dei 5.684 che parlavano d’immigrazione non la legavano a fatti di cronaca, generalmente criminosi, o comunque all’emergenza sicurezza".

Dire la verità. Da parte loro, giornalisti ed esponenti degli organismi rappresentativi della categoria hanno ammesso come vi sia, effettivamente, un problema nell’informazione. "Se riuscissimo a trasmettere l’idea che parliamo di persone sarebbe più facile", ha esordito in una tavola rotonda il presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino. E non basta cambiare le parole perché "con il nostro comportamento le sporchiamo". Certo, ci sono le carte deontologiche che "nascono dopo fatti di cronaca", ha messo in rilievo il presidente della Federazione nazionale della stampa italiana, Roberto Natale, ricordando come la "Carta di Roma" sull’immigrazione abbia visto la luce a seguito della strage di Erba, che per un giorno vide i media scagliarsi sul marocchino Azouz Marzouk, padre e marito di due delle vittime. "Non chiediamo ai colleghi di fare i buoni, di essere generosi e sensibili nei confronti degli immigrati, ma semplicemente – ha rimarcato Natale – di fare i giornalisti ‘nel rispetto della verità sostanziale dei fatti’". Come ha puntualizzato Fernando Biague, presidente del Centro di ricerca e formazione dell’intercultura, originario della Guinea Bissau, basterebbe "dire la verità". Senza remore o distinzioni se si parla d’italiani o di stranieri.

a cura di Francesco Rossi, inviato Sir a Padova