PRIMAVERA ARABA
Malta: l’accoglienza immigrati al seminario della Commissione Giustizia e Pace Europa
Alcune esperienze di solidarietà sull’isola sono state il punto di riferimento delle riflessioni e delle conclusioni del seminario che in questi giorni (14-16 settembre) ha riunito a Malta la Commissione Giustizia e Pace Europa. Tema centrale è stato la "primavera araba" e gli effetti che questa esperienza ha avuto e continua ad avere in un’area attraversata da tensioni, sofferenze e speranze. Ecco alcuni spunti emersi nel confronto sulle esperienze.
Centro di detenzione di Barack Lyster. Un primo gruppo ha visitato il centro di Barack Lyster, che rappresenta il punto d’approdo per tutti gli immigrati che giungono nell’Isola, fatta eccezione per coloro che hanno bisogno di cure ospedaliere o delle donne in gravidanza. Diviso in 5 zone, per un totale di 400 persone, prevede una permanenza fino a 18 mesi. Allo scadere di tale data gli ospiti del centro, se non ottengono lo status di rifugiati, sono costretti al rimpatrio che può avvenire anche in maniera volontaria. Se da una parte chi gestisce il centro ha cercato di sottolineare le ottime condizioni offerte ai detenuti, dall’altro si tratta sempre di un luogo dove la libertà è limitata. "Molti ospiti hanno problemi di salute mentale perché dopo un viaggio terribile in cui hanno visto morire i propri compagni e hanno sofferto la fame e la sete – rileva la portavoce del gruppo che ha visitato questa realtà – ora si trovano rinchiusi in un campo che sembra una prigione".
Centro di accoglienza Marca. Questa realtà sorta nel 2005 può ospitare fino a 300 persone e la gestione è affidata a una Organizzazione non governativa (Ong). Si tratta di un luogo di transizione dove gli immigrati, provenienti in maggioranza dalla Somalia e dall’Eritrea, possono soggiornare dai 3 ai 18 mesi, dopodiché inizia il loro percorso d’integrazione all’interno della società civile. "Durante la loro permanenza possono godere di assistenza medica e seguire corsi di formazione che dovrebbero servire ad agevolare il loro ingresso nel mondo del lavoro anche se, di fatto, finiscono per trovare più che altro lavori stagionali e sottopagati", sottolinea il portavoce del gruppo.
Centro delle Suore del Buon Pastore. Qui vengono accolti immigrati che presentano problemi fisici, mentali e psicologici dovuti spesso al lungo viaggio che hanno dovuto affrontare per arrivare in Europa. Sono 172 i letti disponibili ed è un preciso obiettivo della direzione accettare solo un ristretto numero di ospiti per garantire loro la massima qualità dei servizi, anche a livello educativo e di formazione. Il direttore del centro, padre Alfred Vella, ha evidenziato come l’aumento del numero di immigrati, insieme con l’impatto dovuto alla crisi finanziaria globale, ha causato un maggior numero di casi di xenofobia e di razzismo. "Il processo d’integrazione deve essere affrontato in maniera prioritaria a vari livelli e – conclude il portavoce della delegazione che ha visitato questa realtà – è importante che la Chiesa cristiana faccia sentire la propria voce".
Alcune Ong e il Gruppo Jsr (Jesuit Refugee Service). Grazie all’incontro con queste realtà è emerso quanto la situazione di Malta sia cambiata negli anni, in particolare dopo la Convenzione di Dublino e l’accordo tra l’Italia e la Tunisia. "L’isola si è infatti trovata a far fronte ad un numero spropositato di arrivi – ha spiegato la portavoce del gruppo -, ma nonostante le problematiche connesse alla scarsità delle risorse economiche la risposta a livello umanitario è stata eccellente".
Comunità musulmana. "Sono circa 7 mila i musulmani presenti nell’isola, la maggior parte dei quali provenienti dall’Eritrea e dalla Somalia", ha sottolineato l’Imam di Malta, che ha accolto una delegazione della Commissione Giustizia e Pace Europa. Molti i temi affrontati, in particolare quello dell’integrazione. Per i musulmani è importante sentirsi parte integrante della società senza però rinunciare alla propria identità, ed è per questo che i ragazzi musulmani frequentano la scuola coranica, studiano l’arabo, ma sono seguiti da insegnanti di origine maltese. Anche se la discriminazione esiste, non manca però la volontà di portare avanti un dialogo costante e proficuo con le altre comunità. A riguardo l’Imam ha mostrato agli ospiti una foto all’interno della moschea durante una cerimonia comune con l’arcivescovo di Malta.
Al termine della presentazione delle esperienze è emerso il dato che "la comunità maltese, pur essendo una realtà piccola, ha dimostrato un forte senso di apertura e sensibilità verso queste popolazioni approdate chi per caso, chi per scelta, sull’Isola". Resta anche il fatto, come delineato dai partecipanti al seminario, che "l’onere delle immigrazioni dovrebbe essere condiviso in maniera più equa tra i Paesi dell’Ue, nonché dovrebbero essere agevolati e garantiti un maggior numero di finanziamenti e contributi europei affinché questi Centri di accoglienza possano lavorare al meglio".
Con l’intervento di padre Joseph Ellul sul "ruolo di Malta nell’incontro di culture e fedi nella regione mediterranea" si è così conclusa ieri la tre giorni di incontri che ora prosegue con l’assemblea generale della Commissione Giustizia e Pace Europa (fino al 18 settembre).
a cura di Nike Giurlani, inviata di Sir Europa a Malta