TEOLOGI OGGI

Interrogati dalla crisi

Mons. Mariano Crociata: essere presenti sulla piazza del dibattito culturale

"Solo la fiducia nella possibilità di recuperare e alimentare ciò che è costitutivo dell’umano, coerentemente con una visione che fa corpo con l’esperienza credente, apre la strada a una teologia capace di parlare in pubblico e di stare sulla piazza del mercato". Ad affidare alla teologia questo compito "in controtendenza rispetto al tenore culturale della nostra epoca" è stato mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, aprendo oggi l’incontro dei docenti di teologia di tutte le sedi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, in programma a Sarnico (Bergamo) fino a domani sul tema "Verbum Domini non est alligatum" ("La Parola di Dio non è incatenata"). "L’attraversamento di questa stagione della nostra storia, così profondamente segnata da un clima di disorientamento e di incertezza – ha detto mons. Crociata – ci chiede di dedicarci alla cura dell’essenziale della fede cristiana e, nello stesso tempo, di salvaguardarne e trasmetterne integro il patrimonio ai credenti di oggi e alle generazioni che si affacciano alla ribalta dell’epoca". Risiede in questo, per il segretario generale della Cei, "il senso di un compito che la teologia oggi deve assumersi nel confronto pubblico, a partire dal livello accademico di ricerca della verità e di intelligenza della realtà, per giungere sulla pubblica piazza del dibattito culturale". Tra le sfide poste alla teologia dal pensiero contemporaneo, il vescovo ha citato la "crisi del pensiero metafisico, se non semplicemente il suo abbandono per irrevocabile decreto sul suo essere giudicato irreversibilmente superato", il "crescente dominio della razionalità tecnica" e il "pluralismo ideologico ed etico".

Sintesi e visione d’insieme. Al docente di teologia, ha spiegato mons. Crociata, è chiesto in primo luogo, "insieme al corredo di conoscenze analitiche di tipo positivo e storico, il possesso e la capacità di trasmettere una visione d’insieme e una sintesi, almeno germinale e in termini di orizzonte, dettate dalla fede e dalla comprensione della realtà che ne scaturisce. Anche senza doverne mai parlare esplicitamente alla maniera di una trattazione sistematica, si deve percepire da parte di chi ascolta che tutti i singoli elementi e le varie affermazioni via via enunciate trovano coerente collocazione in un organismo vivente di pensiero". In secondo luogo, "una teologia viva deve essere capace di illuminare e di aiutare a leggere tutto, e a sua volta anche di promuoverlo e di ricrearlo". In questa prospettiva, per il vescovo, "può generarsi una felice contaminazione di linguaggi che, senza confusioni, permettano una sorta di esegesi dell’umano, innervato dalla fede o, più semplicemente, letto alla sua luce", in una direzione "convergente" a quella intrapresa dalla Cei con il "progetto culturale". Il teologo, in altri termini, "non parla solo di Dio, ma di tutto nella luce della rivelazione di Dio in Cristo. Nulla del sapere umano è precluso all’orizzonte della fede e alla sua tematizzazione, ma tutto è chiamato a rientrarvi nella prospettiva della domanda sul senso e sul destino dell’uomo così come vengono rischiarati dalla luce della rivelazione cristiana", attraverso "una circolarità tra saperi che non permette confusioni o invasioni di campo, ma proietta una luce di intelligenza nuova su tutta la realtà".

Intelligenza e comunicazione. L’esempio additato da mons. Crociata è quello "coerente" che viene "dal pensiero e dalla lunga militanza teologica e intellettuale" di Romano Guardini, che "si è sforzato di elaborare una visione unitaria della realtà". "La diffidenza che oggi suscita ogni tentativo di concezione tendenzialmente onnicomprensiva – ha detto a questo proposito il segretario generale della Cei – non giustifica la rinuncia a uno sforzo di cogliere l’orizzonte virtualmente unitario in cui anche i piccoli frammenti si collocano", poiché "la difficoltà a possedere o a dominare un tale orizzonte non impone di negare l’evidenza interiore del suo emergere sullo sfondo di ogni ricerca sincera della realtà, rivelata nella sua origine, nel suo senso, nel suo fine dalla rivelazione cristiana". Quello della teologia, quindi, deve essere "un percorso di intelligenza e di comunicazione", volto ad "accrescere e affinare la capacità di ‘rendere ragione della speranza’, in un confronto rispettoso che sia accoglienza sincera ma anche proposta onesta e coraggiosa della fede cristiana e della sua compiuta verità". Altra lezione da cogliere e attualizzare, per mons. Crociata, è quella del beato John Henry Newman, secondo il quale "l’eccellenza intellettuale, a cui egli dice che debba tendere la formazione universitaria, racchiude tutte le qualità di una persona capace di affrontare pienamente la vita nelle sue differenti dimensioni". Un’idea, questa, ha concluso il segretario generale della Cei, che "traduce in maniera illuminante la prospettiva suggerita da una formazione teologica che, senza alcun polemico ritorno all’inconcludente anti-nozionismo di altre stagioni, non si esaurisce nel perseguimento di una competenza professionale a partire da uno specifico sapere, ma pone al centro la persona e la sua capacità di ricondurre a sintesi intellettuale e personale itinerari di studio altrimenti destinati a rimanere estranei e disarticolati rispetto al resto dell’esperienza e al progetto di vita".