SICILIA SENZA MAFIA

Sarà bellissima

Grazie anche ai giovani convolti da Libera per lo sviluppo del territorio

"Questa terra un giorno sarà bellissima, libera da mafie e corruzione". Lo ha detto Umberto Di Maggio, coordinatore regionale di Libera in Sicilia, in apertura alla prima edizione della Summer School "GIA – Giovani Imprenditoria ed Innovazione" a Naro (Agrigento) da ieri fino a venerdì 21 settembre, nella base scout "Saetta" sorta su un terreno confiscato alla mafia, in contrada Robadao.

Un’opportunità di sviluppo. "I giovani sono il nostro presente e non solo il nostro futuro. Bisogna interessarsi a loro e stimolarli al meglio, senza la solita e inutile retorica bisogna, assieme a loro, attivare processi di costante e continuo confronto per far emergere il meglio che c’è e per fermare lo tsunami demografico che affligge tutto il sud". La Summer School, che coinvolge circa cinquanta ragazzi provenienti da tutta Italia, si inserisce, prosegue Di Maggio, "nel solco della memoria di Rosario Livatino e di tutte le vittime delle mafie che hanno sacrificato la propria vita per una società migliore" ed è volta a "innovare il territorio e diffondere l’imprenditorialità tra i giovani, tenendo a mente che il riutilizzo sociale dei beni confiscati è un’opportunità di sviluppo".

Un’alleanza virtuosa. L’unica esperienza siciliana di riutilizzo di beni confiscati, racconta Simona Valle, animatrice del Progetto Policoro per la diocesi di Agrigento, "è proprio quella di Naro, dove si sta svolgendo la Summer School". La base scout, gestita dalla cooperativa dedicata a Rosario Livatino, nasce con l’appoggio del Progetto Policoro. Legare l’imprenditoria giovanile alla sensibilizzazione "è tra i nostri obiettivi – prosegue Valle -. La Provincia di Agrigento combacia con la diocesi: procederemo alla mappatura dei beni confiscati, dopo ci dedicheremo, con l’aiuto della pastorale giovanile, a sollecitare l’imprenditoria giovanile e l’eventuale riutilizzo delle terre".

Attivismo antimafia e responsabilità sociale. Quelle di cui si parla in questi giorni a Naro, spiega Umberto La Commare, presidente del consorzio Arca dell’Università di Palermo, sono "forme d’impresa dove l’attivismo antimafia converge con la responsabilità sociale" e "l’impegno pubblico per la legalità si traduce in processi di governance partecipata a contrasto dei poteri criminali". Dal consorzio, un’area di 1.200 metri quadri all’interno del campus universitario, finora sono state avviate trenta start up sulla spinta di giovani universitari che hanno così generato 120 posti di lavoro qualificato. "Questa esperienza – prosegue La Commare – si basa su un percorso educativo, perché in una Regione come la Sicilia l’imprenditorialità è soprattutto una questione educativa. Tali prassi non solo consentono di attivare forme d’imprenditorialità creativa e innovativa in netto contrasto con le pratiche assistenzialistiche che hanno caratterizzato le politiche pubbliche per il Mezzogiorno, ma riescono, tramite l’indotto economico generato e grazie al lavoro sinergico svolto dagli enti locali, dalla magistratura, dall’associazionismo e dalla cooperazione, a ottenere un forte consenso che genera fiducia in un futuro migliore". Il bene confiscato diventa quindi, "anche per il suo valore simbolico", un forte catalizzatore di giovani.

Finalità imprenditoriali e sociali. Secondo Valentina Fiore, direttrice del consorzio Libera Terra Mediterraneo, cui aderiscono sette cooperative che gestiscono più di mille ettari di terreni confiscati, è necessario "crescere insieme in termini di competenze", e abbandonare l’idea che "le attività commerciali siano incompatibili con il non profit". Anzi, "da un punto di vista strategico, gli strumenti imprenditoriali ed economici sono indispensabili per raggiungere finalità sociali". D’altra parte, ha proseguito Fiore, "noi aiutiamo le cooperative a rafforzarsi e a commercializzare i loro prodotti: se i risultati ci sono, è perché poggiano su un lavoro di squadra importante, tra istituzioni e società civile, ciascuno facendo la sua parte". Laddove tutto ciò avviene "si creano occupazione, indotto ed economie sane che, al di là delle nobili finalità, producono opportunità concrete, inserimento di lavoratori svantaggiati e legalità".