VIVERE IN ITALIA

Dove si sta meglio?

In famiglia e sul territorio: lo conferma oggi una ricerca Censis-Coldiretti

In Italia le persone che vivono sole sono 7,4 milioni e sono aumentate del 24% tra il 2006 e il 2011. Cresce di conseguenza la domanda di relazioni e di opportunità per stare insieme. Se il 28% degli italiani dichiara di vivere in un luogo in cui le persone si conoscono, si frequentano, si aiutano in caso di bisogno, il 54% vorrebbe invece vivere in un luogo così, con relazioni di frequentazione e sostegno reciproco tra le persone che si conoscono, perché la qualità della vita sarebbe più alta. Sono alcuni dei dati emersi dalla ricerca Censis-Coldiretti "Vivere insieme, vivere meglio. Utili, affettive e conviviali: gli italiani e le relazioni nelle comunità", presentata oggi a Roma.

Con mamma e papà. È la famiglia il perno delle relazioni affettive e di aiuto degli italiani, tanto che la comunità coesa viene costruita in primo luogo a partire dalla coabitazione o dalla vicinanza alle abitazioni dei propri familiari. Più del 31% degli italiani maggiorenni abita con almeno un genitore e il 42,5% vive a un massimo di 30 minuti a piedi dalla loro abitazione. Questo bisogno di vicinanza riguarda non solo i più giovani (tra i 18-29enni coabita con i genitori il 60,7% e il 26,3% abita a meno di 30 minuti a piedi), ma anche i 30-45enni (il 26% coabita, il 43,1% abita nei pressi), i 45-64enni (l’11,4% coabita, il 57% abita in prossimità) e persino gli anziani (il 32,5% coabita, il 31,1% abita a mezz’ora al massimo a piedi). "Spesso la struttura della famiglia italiana in generale, e di quella agricola in particolare, viene considerata superata – ha affermato Sergio Marini, presidente di Coldiretti -, mentre si è dimostrata, nei fatti, fondamentale per non far sprofondare nelle difficoltà della crisi moltissimi cittadini". Per Marini, "la solidarietà tra generazioni sulla quale si fonda l’impresa familiare è un modello vincente per vivere e stare bene insieme e non un segnale di arretratezza sociale e culturale come molti si ostinano ad affermare".

Tutto vicino a casa. Gli italiani preferiscono avere anche negozi, medico, parrocchia e palestra vicino casa. Nel raggio di 15-20 minuti a piedi dalla propria abitazione la maggioranza degli italiani (l’85,2%) fa la spesa alimentare quotidiana, pratica le attività spirituali (76,6%), ha il proprio medico di medicina generale (71,6%), fa la spesa non alimentare (65,6%), ha la scuola per i figli o i nipoti (65,2%), dispone di servizi sanitari come laboratori di analisi e ambulatori (56,9%), trova i centri in cui praticare la cura del corpo (54,2%). Perciò, ha rilevato Marini, "un fenomeno di riduzione significativa dei negozi tradizionali determina non solo evidenti effetti negativi legati alla riduzione dei servizi di prossimità, ma anche un indebolimento del sistema relazionale, dell’intelaiatura sociale e spesso anche della stessa sicurezza sociale dei centri urbani".

Mangiare insieme. Si registra un boom di sagre e grigliate all’aperto, contagiosa la moda dell’aperitivo in compagnia. Nella vita quotidiana contano sempre di più le relazioni conviviali, che nascono dalla moltiplicazione delle attività che hanno al centro il cibo e il vino. Alle sagre partecipano regolarmente o saltuariamente 23,6 milioni di italiani, di cui 5,3 milioni in modo assiduo. Anche la tipicità è un nuovo cemento delle comunità locali. La crescente omogeneità dei consumi globali non ha scalfito la tipicità dei territori italiani, intesa come l’insieme di caratteri che distinguono un’area, connotandola agli occhi dei residenti e del mondo intero. Il 94% degli italiani ritiene che il territorio della Regione in cui vive ha una sua tipicità che lo distingue dagli altri.

Cibo e web. 1,8 milioni di italiani partecipano a community online incentrate sul cibo, di cui 415 mila con regolarità quotidiana. Al boom di attenzione per il cibo espresso dal successo di trasmissioni televisive, libri e magazine, si aggiunge la potenza aggregatrice del cibo che si dispiega sul web. Per il 50% degli italiani coinvolti nei social network, dalle relazioni create nei network online si generano iniziative nel territorio in cui vivono. Altre attività che nascono dai nessi tra cibo, web e media: 14,8 milioni di italiani fanno ricerche in Internet per confrontare prezzi e qualità dei cibi; 25,2 milioni di italiani recuperano ricette su libri, web, televisione. Emerge così una nuova funzione sociale del cibo, perno di nuova relazionalità sia materiale (nei territori) sia virtuale (nelle piattaforme telematiche e mediatiche). "Una tendenza che è confermata dalle visite al sito www.campagnamica.it dove sono indicati gli appuntamenti con i mercati e le botteghe degli agricoltori di campagna amica che riceve una media di cinquantamila visite la settimana", ha rilevato il presidente della Coldiretti. D’altra parte, "l’attenzione alla cucina e alla qualità dell’alimentazione trova riscontro nel boom degli acquisti di prodotti locali a chilometri zero direttamente dagli agricoltori che garantiscono una maggiore freschezza e genuinità delle ricette", ha osservato Marini.