VOLONTARIATO

Mille volti in Europa

Ben 115 milioni di persone impegnate in 27 Paesi dell’Ue

"Come nella grandiosa bellezza della natura esistono mille e mille varietà, così anche nella nostra Europa esistono molti volontariati". Luca Jahier, consigliere del Comitato economico e sociale europeo, ha introdotto, ieri sera a Roma, la presentazione del volume, il sesto, che completa "Il volontariato in Europa", la ricerca avviata cinque anni fa da Spes, il centro di servizio per il volontariato del Lazio, e condotta dal Centro di documentazione sul volontariato e il terzo settore. Lo studio, disponibile on line (www.volontariato.lazio.it) e frutto della collaborazione con altri Centri di servizio e soggetti esclusivamente "interni" al no profit, traccia il profilo del volontariato nei 27 Paesi dell’Unione europea. Sarebbero 115 milioni le persone impegnate in attività di volontariato, ossia un terzo della popolazione attiva, un quarto degli adulti e un quinto dell’intera popolazione europea: una macchina operativa che riceve contributi per oltre 300 miliardi di euro.

Generatore di bene, bellezza e fiducia. La difficoltà maggiore nell’opera di censimento, ha spiegato Jahier, risiede nell’inesistenza "di sistemi sufficientemente certi e comuni di misurazione, ma anche e soprattutto nella creatività dei protagonisti (singoli volontari o organizzazioni) nel generare forme e modalità sempre nuove e sempre più in sintonia con le diverse situazioni locali". Esiste, ad ogni modo, "un minimo comune denominatore che ci consente di parlare di un volontariato europeo: esso costituisce ovunque un elemento fondamentale della cittadinanza attiva, contribuisce alla coesione sociale e alla solidarietà fattiva, rende più solidi i legami sociali e diventa palestra di democrazia praticata, fornisce notevoli benefici economici alla società tutta e mette le persone che lo praticano in grado di sviluppare il proprio potenziale. Insomma è generatore di bene, bellezza e fiducia". Rimangono aperte, ha sottolineato, alcune questioni: come "rimettere al centro la questione dell’oblatività", come "rappresentare il volontariato nello spazio pubblico", come "trasmettere valori positivi nell’immaginario collettivo", e come "innervare la forza di questa esperienza nell’insieme di altre reti di attori sociali, economici e politici".

Volontariato, un concetto variabile. Una visione comparativa è stata offerta da Danilo Giovanni Festa, direttore generale per il terzo settore e le formazioni sociali al Ministero del lavoro: "La prima legge in assoluto sul volontariato è quella italiana (L. 266/91) e rimane a tutt’oggi tra le più sviluppate e la più imitata. Nel nostro Paese i volontari sono circa tre milioni, ma il concetto di volontariato varia da Stato a Stato". Secondo le valutazioni della Svezia, ad esempio, un cittadino su tre fa volontariato "ma c’è – ha precisato Festa – "una grande differenza nel concetto di no profit nei diversi Paesi europei" dove, rispetto all’Italia, la concezione è forse un po’ più estesa e "include atti che da noi sarebbero classificati semplicemente come vicinato". Delle diverse forme di finanziamento di cui gode il volontariato in Europa ha parlato Giovanni Bursi, del Comitato di gestione del Fondo speciale per il volontariato: "Dei Paesi dell’Ue solo otto sono in equilibrio tra le due forme di solidarietà, pubblica e privata, e hanno una legge specifica sul volontariato. L’Italia, assieme a Romania e Germania, è uno dei pochi Paesi che ha gli strumenti di coordinamento a livello regionale".

Un’azione politica. La "definizione di criteri comuni" è stata definita "urgente" da Rupert Graf Strachwitz, direttore del Maecenata Institut di Berlino: "Secondo le stime tedesche, la Germania conta 23 milioni di volontari. Fino al Novecento – ha proseguito – il volontariato era concepito come un servizio dello Stato, e anche oggi viene percepito così dalle amministrazioni e dal sistema fiscale". Bisogna, secondo l’esperto, "dare senso al volontariato come azione politica: senza una funzione politica non riusciremo a far sì che il volontariato sia davvero una forza della società". Francesco Gualtieri, manager del progetto "United nations volunteers", ha sottolineato il bisogno di "aiutare l’individuo ad autorealizzarsi", senza che "tutto venga ridotto agli aspetti legalistici o amministrativi". La sfida è "dare ai volontari la possibilità di evolvere assieme al sociale", usando schemi "che applichino innovazioni". Prima di "valorizzare le risorse per il volontariato – ha concluso – pensiamo alla risorsa del volontario, che è la persona".