RASSEGNA DELLE IDEE

Una politica pedagogica per l’Ue

J.D.Giuliani (Fondazione Schuman) sul settimanale ”L’aurore du bourbonnais”

“Continuando a riformarsi, l’Europa e l’euro possono uscire rinforzati dalla crisi e assumere un ruolo importante in un mondo rinnovato”. Lo scrive Jean-Dominique Giuliani, presidente della Fondazione Robert-Schuman, in un articolo pubblicato sul settimanale cattolico “L’aurore du bourbonnais” del 14 settembre. Giuliani analizza le “vecchie ricette, i timori e i giochi di ruolo” che spiegano la persistenza, nonostante gli sforzi, della crisi in Europa. Come uscirne dunque?

Dall’austerità al rilancio della spesa. Nel suo articolo, il presidente del centro di ricerche sull’Europa osserva che, nelle ultime consultazioni, si è verificato da parte degli Stati una certa tendenza all’abbandono dell’austerità, in favore di un rilancio della spesa, che si sa accrescerebbe le difficoltà, o produrrebbe investimenti futuri che esigono però una pazienza difficilmente sopportabile per gli undici governi europei messi in difficoltà dalla crisi. È pur vero, nota Giuliani, che “la ricca Europa” ha vissuto al di sopra delle sue possibilità, ed è ora necessario mettere ordine alla sue finanze per uscire dall’attuale situazione.

Politica e linea comune. La “timidezza” degli interventi consiste, secondo il presidente, nel “tentare delle mezze-misure sperando segretamente di limitare gli sforzi nell’attesa di un ritorno ipotetico alla crescita”. E così la Francia, per esempio, si è rifiutata di inserire “la regola d’oro” nella sua Costituzione, giustificando la scelta con “argomentazioni giuridiche speciali” che solo la politica può inventare. È vero, precisa Giuliani, che i principali partiti delle grandi democrazie europee sono concordi a che sia la politica a governare, ma è pur vero che il “gioco elettorale” mal si adatta a una linea programmatica comune. “Peccato – commenta Giuliani – perché applicata, questa permetterebbe di spiegare chiaramente ai cittadini la verità e soprattutto di offrire reali prospettive invece che sforzi temporanei”.

Il ruolo della banca europea. La principale vittima di questa tendenza è “la costruzione europea, all’interno della quale gli egoismi hanno la meglio sullo spirito di cooperazione e sull’armonia tra i popoli”: i governi europei discutono sulle soluzioni alla crisi, sapendo che sono “condannati” a intendersi, e tuttavia non sempre finiscono per essere d’accordo. Giuliani affronta poi il ruolo della Banca centrale europea (Bce), “la sola istituzione federale dell’Unione”, la quale conduce una “politica pedagogica” particolarmente efficace: quando i governi accettano gli sforzi e fanno un passo in più verso l’indispensabile integrazione economica, la Bce arriva in loro aiuto in maniera determinante. “Così è avvenuto per la Grecia – spiega il presidente – quando i governi crearono il Fondo europeo di stabilità finanziaria, con la situazione del Portogallo e dell’Irlanda, che ha portato all’istituzione di un autentico Fondo monetario europeo (Mes)”.

L’euro non si discute. La Bce ha così lanciato un programma di rifinanziamento delle banche, al posto del Trattato di stabilità, coordinamento e governance (Tscg): sarà lo stesso per Italia e Spagna, annuncia Giuliani, alle prese con politiche coraggiose e riforme ambiziose, che la Bce “non lascerà uccidere” dagli speculatori. “Perché – precisa – questo gioco di ruoli mette a nudo i nervi fragili dei mercati finanziari ma fa anche progredire l’integrazione economica e dunque la soluzione alla crisi, molto più velocemente di ogni conferenza diplomatica”. A nulla serve quindi, “speculare all’infinito sull’uscita di un Paese dall’euro o sul fallimento della moneta unica. Imprescindibile dal progetto strategico di pacificazione del continente, essa non sarà rimessa in discussione”.

Sovranità nella condivisione. È tempo di una scelta: continuare una lenta integrazione, sotto sforzo, o accorciare il supplizio con “un salto qualitativo verso l’Unione politica che Angela Merkel ha già auspicato pubblicamente”. “Non si tratta più – spiega Giuliani – di negare le nostre sovranità, ma soltanto di ritrovarne la pienezza attraverso la condivisione delle nostre regole economiche, indispensabile quando si ha la stessa moneta”; unione bancaria, unione finanziaria, unione fiscale anche, sono “naturalmente nel programma”, e le scadenze elettorali non possono contrastarlo. “Verrà certamente il tempo in cui i nostri deboli sforzi ridaranno fiducia nell’Europa e nell’euro – assicura Giuliani – ma a costo di gravi danni politici ed economici che possono essere evitati”: continuando così, “la crisi durerà ancora a lungo”. Secondo Giuliani, dunque, solo “accettando una rottura, un salto qualitativo circoscritto alle necessità di una vera governance economica dell’Euro, e soprattutto applicando le riforme necessarie, risparmieremo tempo e dibattiti sterili”. “L’Europa uscirà rinforzata dalla crisi”, è il pronostico lanciato dal presidente: “agli Stati membri di scegliere in quali tempi”.