CHIESE EUROPEE

C’è una risposta affidabile

I cardinali Erdő, Bagnasco e mons. Michalik su crisi e futuro del nostro continente

Il Concilio Vaticano II invita a "interpretare i segni dei tempi"; allo stesso modo, pur con altri termini, quelli del cardinale Péter Erdő, presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee), la Chiesa europea oggi "prende la temperatura" del Vecchio Continente, della realtà sociale e culturale; ne misura il progredire della secolarizzazione, ne porta alla luce attese e speranze. Per poi tornare, questa volta con le parole del cardinale Angelo Bagnasco, "a guardare la nostra Europa con gli occhi della Pasqua". Infatti, "non ci sono ombre che possano uccidere la luce del Risorto che la Chiesa porta nel suo grembo di madre". E se "nel venerdì santo tutto sembrava finito", in realtà "tutto era cominciato. E noi abbiamo la grazia e la gioia di accompagnare nella fede la silenziosa e paziente nascita della nuova creazione".
L’assemblea plenaria del Ccee, in corso (27-30 settembre) a San Gallo, in Svizzera, riflette su "Le sfide del nostro tempo: aspetti sociali e spirituali". La crisi economica ha profonde ripercussioni sulle persone, sulle famiglie, sulla coesione sociale, persino sulla tenuta democratica di alcuni Paesi, dove avanzano nell’opinione pubblica smarrimenti, sentimenti di chiusura, populismi e inconcludenti nazionalismi. In questo contesto come è possibile – si è domandato mons. Jozef Michalik, vice presidente Ccee – portare la "buona notizia" del Vangelo tra i popoli europei, che nel cristianesimo hanno le loro radici storiche, culturali e spirituali? "Occorre un vocabolario nuovo, che sia però radicato nella verità del Cristo, negli insegnamenti del Concilio", cogliendo l’occasione offerta dall’Anno della fede e dal Sinodo sulla nuova evangelizzazione per ripensare le parole – e le testimonianze – efficaci per rinnovare il messaggio di pace e di salvezza che deriva proprio dal Vangelo.
Il card. Bagnasco, anch’egli vice presidente Ccee, ha esplicitato "l’ansia pastorale" che porta le Chiese a interrogarsi su questi snodi, segnalando anche il "desiderio di dare un doveroso contributo al cammino dell’Europa, perché diventi non tanto una unità d’interessi, ma una comunità di destino, una realtà incisiva ed efficace e nello stesso tempo ‘leggera’ e rispettosa della storia dei diversi Paesi". Il card. Bagnasco riconosce che "coniugare in modo armonico l’unità nella diversità, senza nominalismi comunitari e senza omologazioni umilianti, non è facile e immediato". Tuttavia "siamo convinti che sia possibile se ci si mantiene tutti – popoli e responsabili – nella luce della verità, lontani da pregiudizi e ideologie". Ma quale verità? "La verità della persona come soggetto di relazioni, aperta alla buona trascendenza e solidale".
Il presidente dei vescovi italiani precisa: "Ecco perché la religione, ricordando che l’uomo è aperto a Dio e a lui ancorato, è essenziale a una società che vuole essere veramente umana: dove cioè l’orizzonte della vita non è rinchiuso nell’immediato, dove la libertà è guidata da valori oggettivi, la coscienza non è sinonimo di soggettivismo ma luogo dove l’uomo ascolta l’eco di colui che lo ha creato e che ha impresso nel suo essere la direzione del suo agire".
Così le riflessioni in corso a San Gallo, sede del Ccee, tornano a ruotare attorno alla nuova evangelizzazione, all’apertura dell’umanità a Dio, alla fede nell’era globale, "manifestando – sottolinea ancora il card. Bagnasco – la nostra ansia di pastori e il nostro amore di europei"; l’auspicio è che l’Europa "cresca nella sua anima".
Dinanzi a una decina di cardinali e a una trentina di vescovi provenienti da ogni angolo del continente, Bagnasco si riferisce al prossimo cammino della Chiesa e afferma: "Come non pensare all’Anno della fede indetto dal Santo Padre Benedetto XVI? La questione centrale non è innanzitutto la fede di chi non crede, ma di chi crede, di noi pastori che siamo costituiti maestri e per questo chiamati a essere discepoli più fedeli". E ancora: "Solo l’esperienza viva e affascinante dello stare con Gesù permette all’uomo di entrare sempre meglio nel suo mistero e di coglierne la corrispondenza con le esigenze profonde del cuore. Sì, il Vangelo è la risposta affidabile e vivibile alle domande più pungenti e radicali dell’umanità".

San Gallo – dagli inviati di Sir Europa, Danka Jaceckova e Gianni Borsa