COMECE-MEDIO ORIENTE
L’appello di mons. Youssef Soueif (Cipro) alla Chiese d’Europa
“Promuovere una cultura di dialogo e di pace nel Medio Oriente” è il titolo dell’incontro-dibattito che il segretariato della Comece ha organizzato a Bruxelles, la sera del 26 settembre, con mons. Youssef Soueif, arcivescovo dei maroniti di Cipro, sull’esortazione post-sinodale “Ecclesia in Medio Oriente” firmata a Beirut da Benedetto XVI il 14 settembre.
Esserci adesso. Parla della “necessità di avere pazienza” il vescovo Youssef Soueif, di origini libanesi e arcivescovo dei maroniti di Cipro, e del fatto che “ci vuole tempo” per vedere i frutti della cosiddetta “primavera araba”. Lo ha ripetuto più volte nel corso della serata, con pacatezza e fiducia presentando l’esortazione post-sinodale “Ecclesia in Medio Oriente”. Nel concludere un intenso e animato dibattito attorno alla questione medio orientale e alla presenza e partenza dei cristiani da queste terre, l’arcivescovo ha affermato che “adesso è il momento giusto per essere presenti, per dialogare, per lavorare attraverso le istituzioni sociali, culturali e l’esercizio della cittadinanza”. E ha aggiunto: “Le attese nei confronti della comunità cristiana sono molte”. Eppure i due terzi della comunità cristiana hanno lasciato l’Iraq, la Siria rischia allo stesso modo e negli altri Paesi della regione la situazione è simile: “È una fuga per salvare la propria vita, per cercare lavoro, ma soprattutto è una fuga ‘psicologica’ dalla loro terra che pure è stata la culla del cristianesimo”. Questa emorragia impoverisce tutti, la Chiesa di questi territori, ma soprattutto le comunità locali e le società civili. “I mass media non aiutano a creare consapevolezza sulla situazione dei cristiani in Medio Oriente” e l’arcivescovo invita a iniziative di pellegrinaggi, gemellaggi, legami tra le Chiese in Europa e le Chiese locali per conoscere, sostenere, incoraggiare.
Il dialogo nella e della vita. “L’Esortazione post-sinodale ‘Ecclesia in Medio Oriente’ traccia una road map che servirà per i prossimi 20-25 anni, per il tempo che sarà necessario a raggiungere la maturità” ha detto mons. Soueif. “I temi di cui il Papa scrive nel secondo capitolo del documento”, spiega l’arcivescovo, “rappresentano delle sfide positive molto alte: l’ecumenismo spirituale e del servizio, il dialogo interreligioso nella sua dimensione di dialogo della e nella vita quotidiana, la “sana laicità”, la libertà religiosa…” e, parafrasando il n.28 del documento post-sinodale, ha affermato: “Se il Medio Oriente imparasse a vivere la fratellanza universale diventerebbe anche una esperienza positiva per il mondo intero”. Mons. Soueif ha raccontato di come, nella ordinarietà della vita e degli incontri “i musulmani ci dicono che la nostra presenza è un bisogno per loro perché esprime la possibilità di un dialogo”, e che “nonostante le divisioni, le esperienze in comune sono molto ricche e vive”.
Pace nei cuori, pace nella politica. L’arcivescovo cipriota, presentando sinteticamente la struttura e i contenuti del documento post-sinodale, ha anche raccontato la propria esperienza al Sinodo speciale per il Medio Oriente che si è tenuto nel 2010 e di cui è stato segretario: “Durante le sessioni, i Padri sinodali hanno tracciato un disegno schietto e franco della situazione e dei problemi, soprattutto ecclesiali e spirituali, della regione”. Secondo l’arcivescovo, uno dei frutti del Sinodo è stato il fatto che Benedetto XVI abbia scelto come titolo per il suo viaggio in Libano la frase di Gesù risorto “Vi dono la pace”, a indicare che nella regione “è necessaria la pace politica, ma soprattutto è necessaria la pace dei cuori, interiore, che è un dono di Gesù per tutti”.
Prendere iniziative, nonostante tutto. Quando nel dibattito è stato chiesto quali fossero le reazioni, la disponibilità delle altre comunità a questi inviti, l’arcivescovo ha risposto: “Io credo nel valore del prendere iniziative, nel rispetto per le diverse sensibilità, sempre pronti al dialogo, anche in settori diversi come la musica, l’arte, la dimensione sociale. Prudenti, ma aperti”. Un esempio di questa prudenza, è stato rintracciato ad esempio nel fatto che nel documento post-sinodale non si usi mai il termine “democrazia”, ma si faccia riferimento ai valori di libertà, cittadinanza, rispetto della dignità umana e di diritti fondamentali, anche presenti nelle altre culture e religioni.