CULTURA

L’Europa oltre Babele

La conoscenza delle lingue, impegno comune di Ue e CdE

Non tutti gli europei conoscono, come Ioannis Ikonomou, 32 lingue. Nato a Iraklio, sull’isola di Creta, Ikonomou ha studiato linguistica all’università di Salonicco e alla Columbia University negli Stati Uniti. Lavora da dieci anni come traduttore della Commissione Ue ed è di sicuro il più convincente testimonial del multilinguismo, celebrato a livello continentale il 26 settembre.

Una risorsa per l’Europa. Ioannis Ikonomou, per il quale i vocabolari di mezzo mondo non hanno segreti, segnala il valore culturale, così pure sociale ed economico, della conoscenza di altre lingue oltre a quella materna. È del resto lo stesso messaggio ribadito da Androulla Vassiliou, commissaria cipriota per la cultura e il multilinguismo, proprio durante la Giornata europea delle lingue: “La diversità linguistica e culturale è una delle principali risorse dell’Unione. L’apprendimento delle lingue facilita la comunicazione tra i popoli e i Paesi e incoraggia la mobilità transfrontaliera e l’integrazione dei migranti”. A riprova della centralità del multilinguismo, l’Ue e il Consiglio d’Europa (CdE) hanno unito le forze per celebrare il 26 settembre questa giornata speciale, rivolta ai cittadini di ogni età e nazionalità. Sono stati numerosi gli eventi realizzati in tutti i Paesi (convegni, manifestazioni e concorsi per le scuole, laboratori linguistici per i meno giovani, coinvolgimento delle università e delle imprese…), fra cui una conferenza internazionale a Limassol (Cipro).

Numeri e iniziative. Nell’Unione europea (27 Stati aderenti) le lingue ufficiali sono 23, mentre ammontano a una sessantina le lingue regionali, senza contare le innumerevoli parlate utilizzate dai migranti stabilitisi sul vecchio continente. Per poter fornire ai 500 milioni di cittadini comunitari documenti e servizi nelle diverse lingue ufficiali, le istituzioni dell’Ue (Commissione, Parlamento europeo, Consiglio, Corte di giustizia, Corte dei conti, Comitato economico e sociale e Comitato delle regioni) spendono circa 1 miliardo di euro l’anno. Per traduttori e interpreti, dunque, si investe l’1% del budget Ue; la sola Commissione si serve di quasi tremila esperti linguistici. Peraltro l’Ue finanzia numerose iniziative per lo studio delle lingue e per favorire la diversità: due elementi essenziali, questi, annoverati tra le priorità del programma “Erasmus per tutti” per il 2014-2020, in fase di discussione al Consiglio dei ministri Ue e all’Euroassemblea, che dovrebbe aumentare i finanziamenti per lo sviluppo delle competenze linguistiche. Ma anche il Consiglio d’Europa ha, tra i suoi pilastri, la diversità linguistica e lo sviluppo delle conoscenze in tale campo. L’organizzazione promuove infatti un ampio ventaglio di iniziative di sensibilizzazione nei suoi 47 Paesi membri anche grazie alla campagna “Talk to me!” (“Parla con me!”) del Centro europeo per le lingue moderne di Graz, in Austria. Gli eventi – spiegano nella sede di Strasburgo – vogliono “soprattutto incoraggiare le persone di tutte le età, nella scuola e al di fuori di essa, ad imparare le lingue e celebrare la diversità culturale e linguistica”.

Qualche curiosità. Il recente rapporto stilato per conto dell’Ue e intitolato “Cifre chiave dell’insegnamento delle lingue a scuola in Europa – 2012”, conferma che l’inglese è di gran lunga la lingua straniera più insegnata in quasi tutti i Paesi d’Europa, seguita dal francese, dallo spagnolo, dal tedesco e dal russo. Ugualmente si evince che l’insegnamento scolastico delle lingue tende a cominciare sempre prima, già nella scuola dell’infanzia. Eppure solo la metà degli europei si dichiara capace – secondo un sondaggio reso noto nel giugno scorso da Eurobarometro – di parlare correttamente un’altra lingua. Lo stesso sondaggio rivela che nove cittadini dell’Ue su dieci ritengono che la capacità di parlare le lingue straniere sia “molto utile” e il 98% dichiara che la conoscenza delle lingue “è un bene per il futuro dei propri figli”. Gli europei appaiono ben consapevoli dei vantaggi del multilinguismo e non a caso il 72% condivide questo obiettivo mentre il 77% ritiene che dovrebbe essere una priorità nelle politiche educative nazionali ed europee.

Le prossime frontiere. L’importanza dell’apprendimento delle lingue è stato il tema portante della conferenza organizzata dalla Commissione a Limassol, dal 26 al 28 settembre. Con tale iniziativa si è celebrato, fra l’altro, il decimo anniversario del Consiglio europeo di Barcellona del 2002, in cui i capi di Stato e di governo si erano pronunciati a favore dell’insegnamento di due lingue straniere sin dalla prima infanzia. Volgendo lo sguardo in avanti, la Commissione europea e il Consiglio d’Europa intendono sottoscrivere nel 2013 un accordo ufficiale di partenariato che rafforzi la loro cooperazione nel campo del multilinguismo e dell’apprendimento delle lingue in ambiti come la valutazione, il riconoscimento delle qualifiche, lo scambio di esperienze e di dati, gli strumenti basati sulle nuove tecnologie informatiche e della comunicazione, l’istruzione nella lingua del Paese ospitante per migranti adulti e nella lingua principale di istruzione per i minori di famiglie migranti.