CCEE
I vescovi europei a San Gallo riflettono sulle ”sfide del nostro tempo”
(Sir Europa – San Gallo) – “Il Santo Padre ha spesso ricordato come questa crisi, prima di essere economico-finanziaria, è innanzitutto etica e antropologica. È legata al modo con cui l’uomo si percepisce e agisce nella società”. Il presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), cardinale Péter Erdő, ha aperto la sessione plenaria annuale dell’organismo ecclesiale, che dal 27 al 30 settembre riflette sul tema “Le sfide del nostro tempo: aspetti sociali e spirituali”.
Il messaggio del Papa. L’assemblea dei presidenti delle Conferenze episcopali in Europa si svolge a San Gallo (Svizzera), sede dello stesso Ccee, in occasione dei 1400 anni dell’arrivo di San Gallo, discepolo di San Colombano che seguì dall’Irlanda, nell’omonimo cantone elvetico. Al centro dell’attenzione le origini e gli effetti della crisi economica e occupazionale, che mostra evidenti ricadute sul piano spirituale, antropologico ed ecclesiale. All’inizio dei lavori, è giunto ai vescovi il messaggio di papa Benedetto XVI: “La memoria di San Gallo e della sua opera, alla vigilia dell’assemblea sinodale sulla nuova evangelizzazione, sarà di stimolo” per guardare “con fede e speranza alla grande ‘messe’ che sono i popoli dell’Europa, nella scia del Concilio ecumenico vaticano II e degli insegnamenti dei Sommi Pontefici che lo hanno attuato”. Ratzinger ha quindi invitato a “riprendere la magistrale lezione” di papa Paolo VI, specialmente nella “Evangelii nuntiandi”, e la consegna di Giovanni Paolo II nella “Novo millennio ineunte”, alla luce del magistero e “nella prospettiva del prossimo Anno della fede”. Nel messaggio, inviato al presidente del Ccee, il Papa indica alla Chiesa in Europa il compito di “riflettere sul perenne compito dell’evangelizzazione e sulla sua attuale rinnovata urgenza”.
Diversi punti di vista. Nella sua ampia prolusione, il card. Erdő – dopo aver tracciato il percorso annuale del Ccee, i vari temi affrontati, le molteplici occasioni di confronto entro la chiesa europea e con le chiese di altri continenti – ha affermato che “la cosiddetta crisi economica e finanziaria pone una serie di questioni fondamentali sul funzionamento dell’economia, della società e della democrazia in Europa”. Secondo il porporato, “appare chiaro che diversi popoli, diversi Stati, diverse economie all’interno dell’insieme europeo vedono lo stesso problema da un punto di vista talvolta molto differente”. Un esempio emblematico riguarda il fatto che alcuni Paesi hanno necessità di aiuti finanziari, mentre altri si sentono chiamati, nella prospettiva della responsabilità e della solidarietà, a sostenere chi si trova in difficoltà. Ma lo stesso card. Erdő ha messo in guardia rispetto al fatto che a ricevere aiuti generosi sia proprio il sistema bancario, ritenuto parte in causa del problema. “Cosa tocca dunque alla povera gente”, si è chiesto l’oratore? “Cosa dire a chi è chiamato sempre e solo a risparmiare”, a chi vede “le pensioni, meritate con una vita di lavoro, ribassate”, a chi subisce decurtazioni delle prestazioni sociali e sanitarie”?
I “segni dei tempi”. L’analisi del presidente Ccee si è quindi soffermata sul fatto che “tra i grandi problemi messi in evidenza dalla crisi, bisogna annoverare il sentimento che si diffonde gradualmente in tutta Europa, secondo il quale l’uomo si smarrisce tra processi e circostanze che sembrano più grandi di lui”. “La gente da una parte vuole essere padrona di se stessa – molte persone non riconoscono nessuna forza soprannaturale e non rispettano neppure le autorità umane -, dall’altra parte fa l’esperienza di essere impotente per quanto riguarda la soluzione dei propri problemi”. In questo modo “la rassegnazione diventa uno dei sentimenti più diffusi”, anche “se vi sono segni di speranza”, “molteplici segnali di profondo bisogno di religione, di profondo bisogno, nell’anima, di cercare e incontrare Dio”. In questo senso “il terreno per una nuova missione è già presente” e “si aprono spazi” ulteriori, inediti, “per la nuova evangelizzazione”.
Ripartire dal Vangelo. A margine dell’Assemblea plenaria, il card. Erdő ha ulteriormente precisato: “In un tempo di crisi come il nostro, il tema dell’assemblea può sembrare piuttosto generale. In realtà, i vescovi che sono giunti da ogni parte dell’Europa sono ben consapevoli delle difficoltà e dei sacrifici che stanno attraversando milioni di cittadini. Siamo loro vicini e le nostre Conferenze episcopali sono impegnate in vari modi per alleggerire questa sofferenza e per cercare delle soluzioni giuste e fraterne per i problemi economici e sociali”. “Vogliamo provare ad andare alla radice del problema. Ci chiediamo: ma perché tutto questo? Perché questa crisi, ora? Allorché il terzo millennio si era aperto in una prospettiva di pace, di serenità, di benessere”, lasciando “alle spalle secoli di guerre, dittature… perché tutto questo?”. Con l’aiuto di alcuni esperti, i vescovi intendono dunque approfondire gli aspetti economici, sociali, politici, ma anche ecclesiali e pastorali, di questa fase, così da rilanciare l’impegno dei credenti per l’evangelizzazione nel mondo contemporaneo.