PUGLIA

Sì alla cura ma non basta

Una proposta di legge contro il gioco d’azzardo patologico

Sette consiglieri di maggioranza hanno presentato poco prima della pausa estiva la proposta di legge “Contrasto alla diffusione del Gap (Gioco d’azzardo patologico)”. La proposta intende favorire l’accesso delle persone affette da dipendenza da gioco d’azzardo a trattamenti sanitari e assistenziali adeguati. Sono inoltre previsti un nucleo operativo specializzato nel trattamento terapeutico del Gap presso i dipartimenti per il trattamento delle dipendenze delle Asl; un Osservatorio regionale per monitorare il fenomeno e formulare proposte; la possibile collaborazione di enti e associazioni pubbliche o private di auto-mutuo aiuto; attività d’informazione nei punti di ritrovo dei giocatori; la formazione, l’aggiornamento e la qualificazione del personale che si occupa del Gap. La dotazione prevista per l’anno 2012 è di 100 mila euro. Nel solo mese di giugno 2012, ultimo dato disponibile, in Puglia sono stati spesi per il gioco 398 milioni (fonte: Monopoli di Stato). Una ricerca citata nel Dossier “Azzardopoli 2012” dell’associazione “Libera” inserisce la Puglia ai primi posti in Italia per numero di giocatori minorenni.Maggiore prevenzione. Nella proposta di legge “non ci sono molti cenni alla prevenzione, che va maggiormente curata, non solo proibendo la pubblicità ingannevole ma anche legando l’esperienza educativa dei giovani non al ricorso alla fortuna e alle esperienze compulsive, ma al lavoro e ad altri valori”. Esordisce così mons. Alberto D’Urso, segretario della Consulta nazionale antiusura “Giovanni Paolo II” e presidente della Fondazione antiusura San Nicola e Santi Medici di Bari. A proposito dell’elevato numero di giocatori tra i giovani, “mancano i modelli educativi e le prospettive; perciò, scoraggiati, si aggrappano a esperienze che possono essere la fortuna di una giornata”. È un fatto “legato anche alla solitudine e all’immaturità dei giovani, che soffrono di un’emarginazione causata dalla mancanza di prospettive; il gioco diventa un riferimento in cui si tuffano perché hanno bisogno di esperienze stimolanti, compulsive”. Inoltre, laddove “l’esperienza della crisi si avverte di più, in particolare tra i giovani”, il gioco d’azzardo “trova un terreno più fertile”. “Già impegnarsi sul serio nell’informazione facendo conoscere le reali conseguenze che derivano dal gioco d’azzardo sui piani psicologico, economico e familiare sarebbe un passo avanti”, spiega D’Urso. Approccio timido. “L’aspetto positivo è che dal piano legislativo nazionale si sta passando all’attenzione sui piani regionale e cittadino”, dice mons. D’Urso. “Sul piano locale l’attenzione è maggiore perché sono più evidenti le conseguenze del fenomeno”. In tutta Italia le Fondazioni antiusura, infatti, “stanno insistendo con conferenze zonali per allertare l’opinione pubblica perché faccia pressione sul mondo politico affinché possa liberarsi da una soggezione” nei confronti delle persone direttamente interessate nelle agenzie dei giochi. Il fatto che nella proposta di legge regionale “s’insista per la cura del male è un fatto positivo”. La proposta “dovrebbe arricchirsi delle competenze di psicologi, psicoterapeuti, fondazioni antiusura, economisti seri”, aggiunge D’Urso. “Devo annotare ancora una volta che è un timido approccio al problema che, quasi esclusivamente”, grava sui privati. In Puglia “il ricorso al gioco d’azzardo è in aumento”. “Fondati” sono inoltre “i rapporti con l’usura”, perché “si ricorre all’usura per pagare i debiti di gioco”. E quando “c’è da pagare e ci sono minacce”, denuncia D’Urso, si può arrivare a prostituirsi o si costringono i propri familiari a farlo. Allargando lo sguardo al livello nazionale, riguardo il contrasto all’azzardo “ci sentiamo tante volte usati: a parole sono tutti pronti e favorevoli, per poi fare poco sul piano operativo”. Favorire la formazione. “La proposta di legge sembra una cosa buona, però la formazione deve essere fatta da gente preparata sul gioco d’azzardo”, in particolare dalle associazioni che già operano sul campo, perché “viviamo una vera e propria emergenza”, dice B., responsabile della sezione “Bari 2” dell’Associazione giocatori anonimi, ospitata nella chiesa San Sabino di Bari (le sezioni in Puglia sono 6). “La ludopatia è un fenomeno nuovo”, prosegue, e i Sert sono più legati alle esperienze dell’alcolismo e delle tossicodipendenze. Dal suo osservatorio B. fa notare che le modalità di gioco più diffuse sono “le slot machine, i gratta e vinci e le scommesse sportive”. Preoccupazione suscita il gioco on line perché “è un fenomeno che non è controllabile”. “La maggior parte dei giocatori – continua – ha un’età tra i 24 e i 45 anni, in maggioranza donne, che però, a differenza degli uomini, non hanno il coraggio di partecipare agli incontri dei nostri gruppi”. Per quanto riguarda il gioco tra i giovani, “è un fenomeno in crescita, che bisogna bloccare da subito”, anche “andando a parlarne nelle scuole”. a cura di Antonio Rubino(28 settembre 2012)