CHIESE IN BREVE
Slovenia: conclusa IV Settimana sociale
Si è conclusa il 22 settembre con un seminario a Celje la quarta Settimana sociale in Slovenia, promossa da 42 partner, coordinata dalla Socialna Akademija e intitolata “Chi dà, chi riceve?”. 37 gli eventi, svoltisi in tutto il Paese: lectures, dibattiti, tavole rotonde, workshop con oltre 1.000 partecipanti e i contributi di 21 blogger sul tema. Tracciandone un bilancio, gli organizzatori rendono noto che quest’anno l’appuntamento “ha compiuto un ulteriore passo in avanti nella presenza su social network come Facebook, Twitter e Youtube”. La prima tavola rotonda, “La Slovenia è governata da persone responsabili?”, con Joze Ramovs, Rok Praprotnik e Branko Cestnik, ha sollevato l’interrogativo sulla crisi di gestione del Paese tra “ruolo dei cittadini, relazioni personali, comunità e società, sensazione di corruzione, formazione di una leadership di qualità e prospettive per i giovani”. Tra gli altri temi della Settimana, svoltasi all’interno dell’European Year for Active Ageing and Intergenerational Solidarity, i rapporti familiari e la cooperazione intergenerazionale, i partiti politici, Chiese e impresa, sviluppo sostenibile, ruolo dei giovani, volontariato. Nel seminario conclusivo, “Tutti noi daremo, tutti noi riceveremo!” (21-22 settembre), organizzato da Dom Svetega Jozefa, si è discusso su “come includere i rappresentanti di diverse generazioni all’interno delle organizzazioni di volontariato e dei processi sociali”. Tutti i relatori, concludono i promotori dell’appuntamento, hanno posto l’accento sulla “responsabilità personale per le buone relazioni e la qualità della vita individuale e collettiva”, e sulla necessità di “non trascurare il ruolo della società civile e dello Stato. La società civile sarà in grado di offrire un maggiore contributo se imparerà a partecipare con tutte le sue diversità, anche intergenerazionali”.
Portogallo: Giornate della comunicazione sociale
La Chiesa cattolica portoghese auspica che le Giornate nazionali della comunicazione sociale (27-28 ottobre, Fatima) aiutino a “denunciare e combattere le costrizioni che attualmente aleggiano sui mezzi d’informazione”. Il presidente della Commissione episcopale della cultura, beni culturali e comunicazioni sociali, mons. Pio Alves, denuncia “le pressioni che le amministrazioni esercitano sui professionisti dei media, al fine di combattere la caduta degli ascolti e delle vendite”. “Nel momento in cui le imprese di comunicazione tendono a trasformare i giornalisti in meri cacciatori di titoli altisonanti e di notizie spettacolari, esse stanno ponendo in causa la propria identità e qualità”, aggiunge il vescovo ausiliare di Porto: “Con una certa frequenza si notano titoli e riassunti di notizie che non trovano poi alcun supporto documentale nel contenuto che segue”. A parere del vescovo, il dovere d’informare l’opinione pubblica con rigore e affidabilità è inoltre disatteso dalla “mancanza di tempo che spesso domina la redazione della notizia: fretta e rapidità non possono mostrarsi nemiche dell’obiettività e dell’approfondimento delle informazioni”. In tale situazione, il tema scelto per l’edizione 2012 delle Giornate nazionali, “Silenzi e Silenziamenti”, è orientato dalla “necessità di un’informazione più ponderata e meno soggetta ai condizionamenti sociali, economici, politici e ideologici”. In relazione ai media religiosi, mons. Alves auspica infine una minore dispersione di mezzi e sforzi, all’interno delle diocesi e tra di esse: “È opportuno lavorare molto di più in comune, al fine di creare un prodotto adeguato alla qualità desiderata”. Tutte le conferenze e i dibattiti delle Giornate possono essere seguiti su www.ecclesia.pt/jornadas2012/.
Germania: precisazioni per chi “esce” dalla Chiesa
La decisione di “uscire dalla Chiesa” costituisce, per la Conferenza episcopale tedesca, “una grave infrazione verso la comunità ecclesiale”. In un comunicato stampa pubblicato il 20 settembre sul loro sito internet, i presuli tedeschi avevano annunciato l’adozione di un decreto generale, approvato dalla Congregazione per i vescovi, che sarebbe entrato in vigore il 24 settembre. Nel Paese, come in Austria e in alcuni Cantoni svizzeri, la Chiesa è finanziata dall’imposta ecclesiastica e questa possibilità è stata sempre offerta ai credenti per rispettare, si legge nel decreto, “il principio costituzionale della libertà religiosa”, e affinché “nessuno sia considerato membro della Chiesa contro la sua volontà”. La questione è di natura finanziaria – con i suoi 4,9 miliardi di euro di entrate la Chiesa tedesca è tra le più ricche e finanzia ampiamente la Chiesa universale, e i cattolici che hanno deciso di uscirne cesserebbero di pagare tale imposta – ma anche pastorale. “Quale status accordare – si chiedono i vescovi – ai battezzati” che decidono di uscire dalla Chiesa? Tale decisione non è inoltre priva di “conseguenze giuridiche”, giacché queste persone, sottolineano i presuli, “infrangono il dovere canonico di difendere la Chiesa (canone 209)” e di “apportarvi il proprio contributo finanziario (canone 222)”. I cattolici “usciti dalla Chiesa”, informano i vescovi, non potranno più ricevere i sacramenti della penitenza, dell’eucaristia, della confermazione; né l’unzione degli infermi, “tranne in caso di pericolo di morte”. Di fronte alle critiche, la Conferenza episcopale giustifica queste misure con il fatto che, ai suoi occhi, “un’uscita non può essere parziale”. Non si può infatti separare la “comunità spirituale” dalla “Chiesa istituzionale”; uscire solo da quest’ultima non è quindi possibile. Il decreto è corredato da una Lettera pastorale contenente un formulario per informare delle conseguenze chiunque manifesti l’intenzione di lasciare la Chiesa.