CHIESE EUROPEE
Ccee a San Gallo: ritrovare le risorse spirituali e morali per superare la crisi
Si riflette a tutto campo all’assemblea dei vescovi europei in corso nella cittadina svizzera di San Gallo. La plenaria del Consiglio delle Conferenze episcopali del vecchio continente, che si conclude domani, vede all’ordine del giorno una riflessione sulla crisi economica, i suoi riflessi sulla società e le implicazioni sulla vita delle comunità cristiane; ma i 10 cardinali e i 33 vescovi, presidenti di altrettante conferenze episcopali, giunti da ogni angolo d’Europa discutono anche delle trasformazioni culturali e antropologiche in atto, nonché, in tale contesto, le difficoltà e gli ostacoli che incontrano i cristiani sulla scena pubblica. Tutti argomenti, questi, che, hanno ribadito i partecipanti all’assemblea, incrociano le prossime frontiere ecclesiali, fra cui l’Anno della fede e il Sinodo sulla nuova evangelizzazione.
Nell’omelia di questa mattina, mons. Jozef Michalik, vescovo polacco, ha citato – parlando del futuro dell’integrazione – le parole di Robert Schuman, uno dei padri della Cee: "Se l’Europa non ritroverà la propria coscienza e la consapevolezza della propria responsabilità – affermava il ministro francese -, se non ritornerà ai principi cristiani di solidarietà e di fraternità, essa non sopravviverà e non si salverà". Michalik ha commentato: "Noi serviamo l’Europa con la nostra riflessione e la nostra cura per le sue sorti, ma bisogna che la serviamo anche con la nostra preghiera, perché il vuoto esistenziale e spirituale che osserviamo sul nostro continente può portare lentamente alla sua scomparsa, a motivo della mancanza di grandi idee e di solidi fondamenti morali".
Tra le relazioni di questi giorni ha suscitato particolare interesse quella di Marta Cartabia, docente di diritto e giudice della Corte costituzionale in Italia, che ha cercato di individuare, dal suo osservatorio, le "emergenze" in campo culturale e politico, sullo sfondo della crisi che attraversa l’Europa. Cartabia ha posto alcune domande: "Prima ancora di chiederci ‘cosa fare?’ di fronte alla crisi, occorre porre di nuovo la domanda ‘chi siamo?’, ‘chi è l’uomo della crisi?’. Oppure: ‘da dove iniziare per affrontare le crisi? Dallo Stato? Eppure si ritiene che esso stia perdendo la sua identità ed è incapace di gestire la vita della società".
La giurista ha aggiunto: "Il tempo della crisi è il tempo della persona e la crisi potrebbe quindi rivelarsi tempo propizio per andare alla profondità dell’esperienza umana". Per una "nuova rinascita occorre che sia fra l’altro salvaguardata e praticata un’autentica libertà religiosa", intesa "non come mera libertà di culto e di coscienza, ma come libertà dell’uomo di vivere ed esprimere appieno il suo senso religioso e dunque di imprimere al suo rapporto con la realtà e ai suoi rapporti umani, una spinta ideale, generando così germogli di vita nuova". Per Cartabia, "solo in questo modo, nasceranno soggetti e comunità costruttori di civiltà".
I lavori odierni torneranno su alcuni di questi snodi, e affronteranno in particolare le attività dell’Ue e del Consiglio d’Europa, le discriminazioni subite dai cristiani in Europa e nel mondo; sono quindi previste specifiche valutazioni sul 50° del Concilio vaticano II e sulle prospettive per l’Anno della fede, fortemente voluto da papa Benedetto.
San Gallo – dagli inviati di Sir Europa, Danka Jaceckova e Gianni Borsa