CON IL SUD

Il capitale da ricostituire

Sono le persone, soprattutto, giovani che ancora emigrano al Nord

Legalità, impegno civile e comunità. Sono queste le parole che hanno fatto da filo conduttore alla manifestazione "A Torino con il Sud", due giorni che si è chiusa ieri nel capoluogo piemontese e si è svolta in occasione del sesto anniversario della fondazione "Con il Sud", ente non profit nato dall’alleanza tra le fondazioni di origine bancaria e il mondo del terzo settore e del volontariato.

Oltre a chi spara, c’è chi spera. Con 750.000 persone occupate e retribuite, oltre 3 milioni di volontari e la produzione del 5% del Pil nazionale, il non profit rappresenta "un’altra economia". Durante i lavori di Torino sono intervenuti circa 600 ospiti provenienti dalle fondazioni e dalle istituzioni di tutta Italia per confrontarsi sui temi del sociale e le buone pratiche. Come la gestione dei beni confiscati alla mafia. "C’è una Calabria che spara, ma c’è anche la Calabria che spera", ha spiegato don Pino Demasi, che nella piana di Gioia Tauro gestisce il palazzo del boss Versace di Polistena, oggi trasformato in un’impresa sociale polifunzionale e fruibile dalla comunità. "C’è una Calabria fatta di tanti giovani per i quali vivere in terra di mafia significa non accettare uno stato di mortificazione continua, ma – ha concluso – dare vita ad una resistenza civile per la liberazione del territorio dal potere mafioso".

Progetti, non enunciazioni. "Per superare la grave crisi economica occorre un impegno comune che metta da parte i particolarismi localistici e corporativi, lavorando per progetti e non per enunciazioni", ha detto nel suo messaggio il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Per questo è fondamentale, ha proseguito, "l’azione svolta dalle tante realtà associative chiamate a valorizzare, attraverso un’attività capillare di promozione sociale, culture ed esperienze differenti ma tutte accomunate dalla volontà di costruire nel Paese un clima di fiducia e di partecipazione".

Una crescita di qualità. Del ruolo del terzo settore ha parlato Gian Paolo Barbetta, docente alla Cattolica: "La sostituzione del welfare pubblico con associazioni filantropiche non sta né in cielo né in terra: non c’è logica sostitutiva che tenga. Il ruolo che possono svolgere i soggetti privati, che non hanno obblighi di universalismo e possono guardare più lontano, senza scadenze elettorali a condizionarli, è legato principalmente alla sperimentazione". In un contesto come quello attuale, dove più che mai "serve la qualità della crescita, che ci consente di occuparci degli ultimi", il terzo settore "da una parte si pone come oggetto che innova e sperimenta", dall’altro come "soggetto che innerva la società civile".

Comunicare eticamente. Si è soffermato sulla centralità della comunicazione nell’ambito del non profit Andrea Volterrani di Tor Vergata: "L’obiettivo è costruire relazioni con altri diversi da noi, tracciare ponti tra contesti e culture diversi, promuovere margini e periferie, modificare stereotipi e lanciare cambiamenti culturali". Se "non esistono ricette, ma indicazioni per pensare", la comunicazione, ha aggiunto, rimane "centrale" per "promuovere economia di mercato" e "azioni rituali", ma anche per "costituire il mainstream culturale". Per garantire "la popolarità delle azioni comunicative" è infine preferibile "l’approccio narrativo", ed è necessario "assumere una vera etica della responsabilità nella comunicazione".

Il capitale che conta di più. "L’obiettivo non è pareggiare il Nord, ma superare il divario attraverso la coesione – ha affermato Carlo Borgomeo, presidente della fondazione "Con il Sud" -. Questo è il momento in cui si può sperimentare un nuovo welfare attraverso la cultura dell’impegno e del lavoro in comunità. Confrontandoci possiamo avviare un concreto scambio di esperienze che possano consentire al Nord e al Sud di migliorare insieme". Secondo il ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, "al Sud il welfare non è mai arrivato: lo Stato non è riuscito a dare ciò che dava al resto del Paese. C’è bisogno allora di gambe, voci e mobilitazione che reggano il cambiamento, perché i soldi non finiscano nelle mani di quelli che li hanno gestiti fino a ieri". Il ministro ha poi sottolineato come, mettendo da parte gli individualismi, bisogna "fare in modo che i cittadini abbiano servizi di qualità, indipendentemente dal contesto in cui vivono". Al Sud, ha concluso, bisogna restituire "ciò che conta di più: il capitale umano che se n’è andato al Nord".

a cura di Lorena Leonardi (Torino)