PAZIENTE-MEDICO
Nuova sanità: rapporto Censis e Forum ricerca biomedica
"Oggi si sta facendo strada l’idea" che "in una società globalizzata si vive anche di prossimità". Per questo in ambito sanitario "sta tornando centrale la figura del medico" con il quale si avverte "il bisogno di un concreto rapporto di vicinanza". Ne è convinto Giuseppe De Rita, presidente del Censis, intervenuto oggi a Roma (Camera dei deputati) alla presentazione del rapporto "Quale futuro per il rapporto medico paziente nella nuova sanità?", realizzato dal Censis e dal Forum per la ricerca biomedica. Secondo de Rita, fino a qualche anno fa gli italiani avevano "il pallino del farmaco a tutti i costi e dell’informazione mediatica, in tv o su Internet"; oggi invece "il rapporto con i media è molto più vigile che in passato", ed anche in ambito sanitario "si manifesta il riflesso di una società in cerca di rapporti umani".
Responsabilizzazione e partecipazione… Quando si presenta un problema di salute, "per il 73,2% degli italiani è più importante capire che cosa sta succedendo, piuttosto che trovare subito il rimedio più efficace (26,8%)", si legge nell’indagine che sottolinea "la crescente responsabilizzazione sanitaria individuale e la maggiore partecipazione del singolo al percorso diagnostico e terapeutico". Per ottenere informazioni sulla salute il 55,6% degli italiani si rivolge al proprio medico di famiglia, ma il 32,4% utilizza Internet. Di questi, il 90,4% effettua ricerche su specifiche patologie, il 58,6% cerca medici e strutture cui rivolgersi, il 15,4% prenota visite ed esami attraverso la rete, il 13,9% frequenta chat, forum e web community dedicate ai temi sanitari per lo scambio di informazioni ed esperienze. Di atteggiamento "selettivo" ha parlato illustrando la ricerca Ketty Vaccaro, responsabile settore Welfare e salute del Censis, secondo la quale il campione di cittadini intervistato rileva diverse carenze nell’informazione mediatica, ritenendola "eccessiva in materia di bellezza e benessere (48,5%); scarsa su malattie rare (lo pensa il 65%) e ricerca (60,1%)". "Troppo spettacolarizzata" viene giudicata l’informazione sugli episodi di malasanità.
…ma al medico la decisione finale. Gli italiani riconoscono ampiamente l’importanza del rapporto medico-paziente "nel definire il percorso clinico", tanto che, ha proseguito Vaccaro, per il 92,2% del campione, "una cattiva comunicazione tra operatori sanitari e malati avrebbe forti conseguenze in termini di ritardi nella prima diagnosi". Il 63,4% ritiene che anche di fronte alle malattie più gravi il medico "dovrebbe comunicare la diagnosi direttamente al paziente". Per il 41,1% degli intervistati il dottore dovrebbe avere le idee chiare e convincere il paziente sul da farsi; per il 41,7% dovrebbe ascoltare il malato e adattare le soluzioni al caso che ha di fronte. Insomma, ha sottolineato la ricercatrice, "il medico deve essere autorevole ma ascoltare chi gli sta davanti, in una relazione basata su consapevolezza e condivisione ma che non può prescindere dall’asimmetria di ruolo per cui in ultima analisi è il medico a decidere".
Un’informazione specializzata e di qualità. Per Mario Morcellini (preside Facoltà Scienze della comunicazione Università La Sapienza di Roma), "il ‘ritorno’ del medico è un indicatore di cambiamento positivo", nonostante un "disegno di mediatizzazione della salute che negli anni passati sembrava invincibile"; tuttavia occorre "costruire una sintassi per il mondo della comunicazione sanitaria" sul quale "è necessario concentrarsi per formare nuove competenze". "Vogliamo organizzare e rendere pubblico un portale sulle performance degli ospedali e dei medici e su ciò che accade nella sanità italiana, per consentire ai cittadini di informarsi e sapere dove trovare centri di eccellenza", ha annunciato da parte sua Alberto Bobbio, portavoce del ministro della Salute Renato Balduzzi. Da Bobbio l’invito ai giornalisti a "raccontare in modo chiaro e comprensibile a tutti la complessità dei fenomeni" e il monito ad evitare semplificazioni, come quelle delle scorse settimane sulle terapie a base di cellule staminali, "fuorvianti perché rischiano di creare tra la gente false illusioni". Francesco Marabotto, caporedattore agenzia Ansa, ha sottolineato l’importanza di "un’informazione sanitaria specializzata e di qualità" e di concedere "più spazio al dibattito sui temi della bioetica". Ad evidenziare il ruolo delle aziende farmaceutiche nello sviluppo della ricerca sui farmaci, grazie alla quale "negli ultimi anni alcune patologie acute o mortali sono diventate croniche", è stato Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria. "Di fronte ad una malattia importante ha avvertito ciò che conta non è la sostenibilità del sistema o le regole in continuo cambiamento nei 21 sistemi sanitari regionali, bensì la necessità della cura". Di qui l’invito a tutti i soggetti coinvolti ad "andare oltre i criteri economicistici", e a "considerare che dietro una malattia c’è una persona che soffre". Da Scaccabarozzi, infine, con riferimento al dibattito in corso sui farmaci "generici", l’auspicio di "un’informazione corretta, puntuale e comprensibile a tutti sulla norma in materia di prescrizione con principio attivo" per questi farmaci.