CCEE

Europa unita e “leggera”

Le analisi di alcuni vescovi, protagonisti dell’assemblea di San Gallo

Accettare la sfida della secolarizzazione. Anzi, tramutarla in una opportunità per una rinnovata, più limpida ed efficace testimonianza cristiana in Europa e nel mondo. I vescovi riuniti a San Gallo per l’assemblea del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee, 27-30 settembre), sono ripartiti ciascuno per il proprio Paese dopo giorni intensi di confronto sulla situazione nel vecchio continente, attraversato dalla recessione economica e da una profonda crisi che assume molteplici volti, intaccando la tenuta sociale, la cultura, gli atteggiamenti individuali e collettivi, e quei valori che sono storicamente parte del Dna europeo, come la libertà, la tolleranza e la solidarietà.

Rinnovata speranza. “L’Europa non è immune dal rischio della vanità e dall’essere prigioniera del fascino della novità e del progresso infinito”. Si vive una “adolescenza del cuore che non consente di compiere scelte lungimiranti”, ha affermato il card. Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi, che ha partecipato ai lavori del Ccee. “L’Europa – ha aggiunto – è travolta da una crisi di speranza”; “senza motivazioni spirituali, essa viene meno anche alla sua piena realizzazione” sul piano politico e sociale. La Chiesa, in questo contesto, annuncia che “l’unica novità che non si disperde come la nebbia al sole è la speranza”; “non una speranza effimera, ma Gesù Cristo”. La Chiesa ha quindi il dovere di “interrogarsi su quale immagine di Cristo sta trasmettendo”. Questo dialogo aperto tra Chiesa ed età contemporanea suscita interrogativi profondi: “Non abbiamo chiavi risolutive per tutti i problemi attuali, che sono economici e non di meno culturali, etici, morali”, ha osservato il card. André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi. “Ci domandiamo semmai come possa la nuova evangelizzazione sostenere lo sviluppo dell’uomo in questo rinnovato”, complesso e mutevole quadro europeo. Il porporato ha puntualizzato: “Come dice il Santo Padre, bisogna passare da un cristianesimo sociologico a un cristianesimo delle scelte”.

Una fede consapevole. Sulla medesima linea interpretativa il card. Jacobus Eijk, arcivescovo di Utrecht: “Oggi più che mai la fede richiede una scelta personale, un’adesione convinta agli insegnamenti del Vangelo”, tenuto conto che questo terzo millennio va caratterizzandosi invece per un “individualismo crescente”, dal quale non sono esenti i credenti, “dove si tende a porre se stessi al centro di tutto”, trascurando il prossimo e offuscando la dimensione trascendentale. Eijk richiama, come fa anche il card. Ouellet, la “sfida educativa”, che mons. André Leonard, arcivescovo di Malines-Bruxelles, dal canto suo specifica così: “Bisogna interrogarsi sulla preparazione degli evangelizzatori, riscoprire l’importanza di avere catechisti e operatori pastorali preparati” nelle comunità. “Non possiamo certo riservare il compito della nuova evangelizzazione ai soli intellettuali”.

Avvicinarsi alla gente… Le difficoltà e gli ostacoli, così come i compiti che attendono la comunità cristiana in Europa, vengono posti a uno a uno sul tavolo. Da est arrivano le voci di vescovi che parlano di chiese antiche per storia eppure giovani, che stanno risorgendo dopo la caduta del comunismo. Così mons. Mieczyslaw Mokrzycki, arcivescovo di Leopoli, sottolinea il fatto che la libertà, dopo il crollo della Cortina di ferro, “ha portato molte cose buone, ma anche difficoltà” associate principalmente a una “incertezza sociale”. Molte persone – dice Mokrzycki – hanno perso il lavoro; si rilevano problemi quali l’alcolismo, un alto tasso di divorzi e di aborti e “un declino morale generalizzato”. L’Anno della fede, proclamato da papa Benedetto, suscita in tutte le Conferenze episcopali europee, e così anche in quella ucraina, speranze e impegni rinnovati: “Vogliamo avvicinarci alla nostra gente, aiutarla, offrire speranza”.

Radici e destino. La plenaria del Ccee si è a lungo soffermata a valutare i progressi e gli ostacoli dell’integrazione europea, l’azione legislativa e giuridica delle istituzioni di Bruxelles e Strasburgo, i diffusi fenomeni di discriminazione dei cristiani che segnano il continente. Il card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana e vice presidente del Ccee, si è soffermato con una analisi puntuale sul cammino dell’Europa. Bagnasco intravvede tre sfide in questa direzione: “Anzitutto l’Europa deve ritrovare la sua anima, quei valori umani e spirituali che sostenevano l’azione dei padri fondatori”, ossia Schuman, De Gasperi e Adenauer. “Una Europa che sia una comunità di destino, fondata sulle sue radici cristiane”. La seconda sfida riguarda invece una approfondita elaborazione culturale sui cardini della libertà, da una parte, e della non discriminazione dall’altra. Il terzo punto concerne l’unificazione politica, affinché proceda – secondo le parole del cardinale – “verso una unità sostanziale, seppur leggera e in grado di trovare un punto di equilibrio” tra dimensione comunitaria e “singole identità nazionali”.