COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Riconoscerlo significa dar vita a un’autentica solidarietà
Riportare la cooperazione internazionale al centro del dibattito politico e culturale del Paese. Questo era l’obiettivo che il ministro della Cooperazione internazionale e l’integrazione, Andrea Riccardi, voleva raggiungere convocando a Milano nei giorni scorsi il Forum della cooperazione internazionale. Risultato raggiunto, con la partecipazione di oltre mille persone a rappresentare uno dei visi migliori del nostro Paese. Volontari e cooperanti, terzo settore, reti di società civile, università, enti locali, imprese, banche e istituzioni pubbliche si sono riuniti a parlare per due giorni di diritti, di giustizia e solidarietà, di cooperazione che supera il rapporto donante-beneficiario e costruisce relazioni di partenariato che cambiano non solo il Sud del mondo ma la stessa Italia. Impressionante la partecipazione del governo. Aperto dal presidente della Repubblica, il Forum ha visto la presenza dei ministri Terzi, Cancellieri, Grilli, Giarda, Balduzzi e Fornero, oltre naturalmente a Riccardi. È intervenuto lo stesso presidente del Consiglio, Mario Monti, a dimostrare l’attenzione di tutto il governo.
D’ora in avanti, ha detto il ministro Riccardi a Milano, il Forum continuerà in rete coinvolgendo tutti. Alcuni nodi sembrano prioritari per orientare la discussione. Innanzitutto la questione del coordinamento e il ruolo del governo, con un ministero che agisca non da programmatore ma da facilitatore creando spazi di concertazione in cui aumentare le sinergie e ridurre le sovrapposizioni. In secondo luogo, il tema delle priorità nazionali. In un mondo sempre più complesso si deve essere consapevoli di dove e come si vuole incidere. Le scelte non devono essere fatte solo perché le risorse si riducono. Terzo nodo è quello del ruolo delle imprese. La cooperazione non deve diventare prospezione commerciale per le società italiane, ma al contrario le imprese possono svolgere servizi utili trasferendo tecnologie, saperi e costruendo relazioni anche commerciali reciprocamente vantaggiose. Quindi il nodo del rinnovo della legge che diventi strumento normativo adeguato per dare spazio ai diversi attori in un mondo diverso da quello lontano (era il 1987!) in cui venne approvata la legge attuale. Infine la questione dei diritti, che fonda tutti i nodi precedenti. Una cooperazione che diventa partenariato tra pari in dignità e diventa fronte avanzato della politica estera, è fondata sulla scelta irreversibile di tutelare in modo universale i diritti fondamentali. Non si va fuori dall’Italia a fare affari, si costruisce miglior difesa della vita per tutti, all’estero come in Italia, in una corresponsabilità universale che davvero orienta globalmente la politica estera.
Proprio questo punto merita un’attenzione. Il premier Monti ha concluso il suo intervento sottolineando come la solidarietà "conviene". Intervenire nelle situazioni di conflitto genera sicurezza di cui gode anche l’Italia; erogare aiuti verso un Paese in genere comporta successivamente commesse verso imprese italiane. Declinare la solidarietà non come sacrificio, ma come esercizio "win-win", che fa vincere e guadagnare insieme, può coinvolgere un numero più ampio di attori a comportamenti solidali. Nel dibattito del Forum la sottolineatura del premier è stata apprezzata, invitando però a non dimenticare il valore della gratuità che ha originato tante scelte d’impegno nella cooperazione. Il ministro Riccardi nelle conclusioni ha voluto riprendere l’indicazione nata dal dibattito e ha sottolineato l’attenzione alla gratuità, introducendola anche nel documento di sintesi finale.
È un punto importante. Impegnarsi per difendere la dignità dell’altro è atto gratuito costitutivo della nostra identità. Riteniamo talmente importante la sua dignità da formalizzarla in diritto universale nelle nostre carte costituenti. Riconoscere il diritto altrui non ci dà un vantaggio materiale o monetario. Addirittura, per la difesa di quella dignità siamo disposti a offrire la vita, a perdere tutto. In modo naturale questo atteggiamento suscita analogo reciproco impegno verso di noi. L’amore è provocatorio, spesso imbarazza, il più delle volte coinvolge. È questo ciò che rende "win-win" il risultato della solidarietà. Ricordiamocelo. Se no si corre il rischio di creare una "solidarietà" basata sul guadagno, pronta a scomparire appena si scorgano occasioni predatorie più profittevoli. Purtroppo conosciamo molti esempi.