MARCHE

Qualche ostacolo in meno

Una proposta di legge a favore di persone con difficoltà di apprendimento

Una proposta di legge regionale, che ha unificato tre diversi testi di vari consiglieri, a favore delle persone con dislessia e disturbi specifici di apprendimento (Dsa) è stata approvata lo scorso 6 settembre dalla V Commissione consiliare. La proposta è attualmente al vaglio della II Commissione, dopodiché passerà in Aula per l’approvazione. Le Marche sono una delle poche Regioni ad aver deciso di legiferare in questa materia. Il testo riconosce che i disturbi Dsa (che riguardano circa il 4% dei bambini e delle bambine), quindi non solo dislessia ma anche disgrafia, disortografia, e discalculia, “limitano”, “ostacolano” e “compromettono” l’equilibrio “psicologico e familiare della persona” e “promuove la piena integrazione sociale e lavorativa dei soggetti che ne sono affetti”. I mezzi scelti dalla Regione per il raggiungimento di questo scopo sono la “possibilità di screening, diagnosi e riabilitazione precoce del Dsa”, la promozione di “attività di aggiornamento degli operatori socio-sanitari”, di iniziative di sensibilizzazione dei genitori e attività di “comunicazione e collaborazione tra famiglia, scuola e servizi sanitari”. La Regione ha deciso d’istituire uno specifico Comitato tecnico-scientifico sui Dsa, un organo consultivo che comprenderà rappresentanti dei genitori ma anche specialisti come logopedista, pedagogista, psicologo, neuropsichiatra infantile e altri. Il testo specifica che la diagnosi può essere effettuata da strutture pubbliche o private accreditate. Tra i vari compiti che la Regione si attribuisce: dare indicazioni e preparare protocolli per il servizio sanitario regionale e “incentivare” l’uso di strumenti informatici, come la messa a disposizione dei docenti di specifici software.Problema scuola. “Da genitore di un bambino dislessico, che comunque è riuscito a diplomarsi senza nessun aiuto – afferma Susanna Garra, delegato provinciale di Ancona dell’Associazione italiana dislessia -, mi sono trovata e sentita sola di fronte a questa problematica e tradita soprattutto dalla scuola”. A suo parere “questa legge è senz’altro positiva perché obbliga le istituzioni a fare, intervenendo sulla scuola, appunto”. Positivo anche il fatto che il “sistema sanitario faccia formazione in questo ambito, visto che, da mamma, spesso conosco più io che loro”. Inoltre è “giustissimo” che le varie disabilità “siano riconosciute tutte dello stesso peso, perché spesso chi soffre di Dsa non ha mai una difficoltà di apprendimento pura, cioè solo dislessia o solo discalculia”. Non meno importante è la regolamentazione della diagnosi: “Ci piace che sia fatta da un’équipe multispecialistica, meno che debba passare attraverso le Unità multidisciplinari per l’età evolutiva (Umee), innanzitutto per i tempi interminabili e dilatati, poi perché spesso non troviamo professionisti validi rispetto a chi invece ha dedicato studio e pratica a questa problematica. Forse sarebbe meglio fare un decalogo di come debba essere fatta una diagnosi (più professionisti, vari test eseguiti, vari colloqui con il bambino e con la famiglia, non – come spesso avviene – una visita molto superficiale di un’ora, fatta magari da uno psicopedagogista o solo da una logopedista)”. Per Garra la legge è positiva soprattutto per un aspetto: “Costringe a non rimanere indifferenti davanti a questo problema, sia la scuola sia le istituzioni. Il dislessico ha un percorso tutto in salita, purtroppo nessuno può sostituirsi a lui, ma può lavorare bene e ottenere molto se non viene ostacolato. E gli ostacoli sono proprio il non riconoscere la sua difficoltà”. Linee guida condivise. Per Francesca Morini, psicologa e psicoterapeuta del Centro multispecialistico Dsa di Ancona, “la proposta di legge è sicuramente un passo molto importante e tanto atteso per il territorio marchigiano. Infatti, se da una parte ufficializza un riconoscimento in tema di Dsa, dall’altro detta finalmente delle ‘linee guida riconosciute e condivise’, che vanno a integrare i buchi lasciati dalla legge nazionale”. In poche parole, “finalmente abbiamo un riferimento normativo locale che potrà consentire agli operatori del settore di attuare al meglio quanto già previsto dalla legge nazionale e, soprattutto, tranquillizzare il mondo della scuola che fino ad ora aveva in parte sollevato obiezioni e restrizioni”. Un appunto va fatto, secondo l’esperta, al comma 2 dell’articolo 1, perché “forse manca un riconoscimento ai necessari sostegni per l’ingresso nel mondo del lavoro, se non per quanto previsto dall’articolo 5. Ovvero esclusi i concorsi pubblici regionali nei quali verranno impiegate tutte le misure previste per i soggetti con Dsa, chi tutelerà tali soggetti in tutte le altre aree del mondo del lavoro?”. Altro punto qualificante della proposta è “la diagnosi effettuata da un’équipe multidisciplinare, se non fosse che si va a scontrare con la realtà locale, in cui trovare nello stesso luogo tutte le figure richieste non solo non è facile, ma va a gravare ancora di più sulla famiglia che si trova costretta a una tempistica più lunga e costi in più da sostenere”. a cura di Simona Mengascini(05 ottobre 2012)