FAMIGLIE
Il seminario di studio dei Consultori familiari di ispirazione cristiana
"Servire la famiglia, edificare la Chiesa": è stato il tema del XIII seminario di studio organizzato, ieri sabato 6 ottobre, a Roma, presso la Domus Pacis, dalla Cfc, la Confederazione italiana dei consultori familiari di ispirazione cristiana (www.cfcitalia.org), in collaborazione con l’Ufficio nazionale della pastorale familiare e con l’Ucipem. Al presidente della Cfc, Domenico Simeone, Gigliola Alfaro per il Sir ha chiesto un bilancio del seminario.
Professore, quali sono stati gli spunti più interessanti emersi dal seminario?
"Il seminario ha avuto due aspetti di rilievo. Il primo è stata la metodologia con il quale è stato realizzato che ha permesso un dialogo e un incontro tra gli operatori di pastorale familiare e gli operatori dei consultori della Cfc e dell’Ucipem. Nel pomeriggio gli operatori hanno lavorato in gruppo sui cinque ambiti approfonditi dal Convegno ecclesiale di Verona. L’altro aspetto interessante è stato il tentativo di ripensare l’attività consultoriale e pastorale a partire proprio dai luoghi in cui la famiglia vive. Quindi, insieme ci siamo impegnati a essere prossimi alla famiglia nelle sue fragilità, nel modo di vivere l’affettività, nelle difficoltà a conciliare il lavoro e la festa e a essere protagonista nella società, nell’impegno a trasmettere il dono della fede alle nuove generazioni".
I consultori come possono aiutare le famiglie a vivere la quotidianità?
"Durante i laboratori è emersa una ricchezza di attività, anche molto ‘creative’, che accompagnano le varie fasi di vita della famiglia, da quando le coppie s’incontrano, decidono di costituire una famiglia, si avviano verso la genitorialità, fino all’età anziana. Ci sono anche percorsi che lavorano sul coinvolgimento dei bambini, dei ragazzi e dei giovani nella preparazione alla vita familiare. Iniziative che accompagnano le famiglie non solo nelle difficoltà, ma anche durante le normali fasi di transizione della vita. Accanto a queste attività, ci sono poi gli interventi più classici, che sono i luoghi di ascolto, di consulenza e anche di terapia quando si vivono conflitti relazionali e lacerazioni".
Ci racconta qualche iniziativa "creativa"?
"Ci sono iniziative con sposi anziani per riscoprire la vita di coppia, attraverso un nuovo pensiero sull’amore, sulla sessualità, sulla relazione. Oppure esperienze per i giovani, come la ‘ludoteca’, aperta in un consultorio, dove i giovani delle scuole superiori o dell’Università il venerdì sera e il sabato sera s’incontrano. Al nuovo anno di questa attività partecipano 140 ragazzi. Ci sono poi i percorsi riservati a mamme e figlie nell’età della pre-adolescenza e dell’adolescenza o a padri coinvolti nella preparazione alla nascita dei figli".
Qual è il contributo della Confederazione a "servire la famiglia, edificare la Chiesa"?
"Lo possiamo dire con un’immagine e con una battuta. La prima è quella che abbiamo usato per il seminario: una chiesa inserita in mezzo a delle case stilizzate. È’ bella questa immagine della chiesa che abita in mezzo alle famiglie e delle famiglie che colorano la realtà ecclesiale. Con una battuta, potrei dire che mentre la pastorale familiare serve la famiglia edificando la Chiesa, il consultorio edifica la Chiesa servendo la famiglia".
Quale deve essere il rapporto tra pastorale familiare e consultorio?
"È fondamentale conoscersi e riconoscersi, partendo dalle differenze per costruire un dialogo. Il compito della pastorale familiare è più direttamente quello dell’evangelizzazione e della testimonianza; quello del consultorio è dell’aiuto, della vicinanza, della prossimità con la famiglia. Se ci si riconosce in questa specificità, allora si può costruire un dialogo e avviare processi di collaborazione. È importante che i parroci conoscano quello che avviene nei consultori e che i consultori sentano di appartenere a una comunità cristiana, di essere la mano della comunità cristiana che accarezza il volto ferito della famiglia. È necessario lavorare in rete, perché le situazioni di difficoltà sono spesso complesse e richiedono il contributo di più realtà: il consultorio può fare una parte del lavoro, ma non basta; c’è bisogno anche dell’accompagnamento spirituale e dell’affiancamento della comunità che accoglie le famiglie in difficoltà".
Di fronte alle sfide della società odierna, qual è l’impegno della Confederazione?
"L’impegno per i consultori che aderiscono alla Confederazione è di essere vicino alla famiglia laddove si trova. Non è un caso che abbiamo scelto gli ambiti del Convegno di Verona per riflettere su questa collaborazione. Di primo acchito può sembrare strano parlare di cittadinanza, lavoro e festa, ma il senso è essere vicino alla famiglia nelle difficoltà concrete: nei confronti della vita nascente, nell’assunzione del compito genitoriale, nei rapporti tra le generazioni, nell’incontro tra il maschile e il femminile. In questo crocevia dove si gioca la relazione tra i generi e le generazioni, molto spesso la famiglia è affaticata e confusa. Allora, il consultorio diventa un luogo di ascolto e accompagnamento per una famiglia che ha bisogno di ritrovare il senso profondo della propria esperienza e di recuperare la propria capacità progettuale".