SICILIA

Ascoltare il grido

Documento dei vescovi in vista delle elezioni regionali

"Amate la giustizia, voi che governate sulla terra": questo versetto della Sapienza (1,1) è stato scelto dai vescovi delle Chiese di Sicilia come titolo per il documento diffuso oggi "sull’attuale situazione sociale e politica" e in vista delle imminenti elezioni regionali, dopo "la chiusura anticipata di una legislatura assai travagliata e contraddittoria". Sin dalle prime battute si parla di "una fase di allarmante decadimento culturale, politico, sociale ed economico della Sicilia", lanciando un accorato appello perché i rappresentanti che saranno eletti a governare la Regione rivolgano la loro attenzione "ai bisogni assai gravi delle fasce più deboli della popolazione". "È necessario che il grido di dolore dei piccoli e dei poveri trovi accoglienza piena e coraggiosa nell’azione politica e nel quotidiano operare delle Istituzioni", si legge nel documento notando la "condizione difficile e confusa" in cui si trova la Regione, e proponendo "una responsabilità da condividere per il bene comune" quale "impegno delle Chiese di Sicilia".

Fermare il "declino". "Il declino della nostra Regione alimenta gravi preoccupazioni per la coesione sociale, la qualità di vita delle persone e delle famiglie e, particolarmente, per il futuro dei giovani", scrivono i vescovi. Pur confermando "la validità dell’istituto autonomistico", escludono che la soluzione consista "in nostalgiche riaffermazioni di una sicilianità perduta o in improvvisate piattaforme rivendicazioniste nei confronti dello Stato". Invece, affermano, "è necessaria e urgente, piuttosto, un’autonomia della competenza e della responsabilità" che ridia slancio e faccia da argine "all’emigrazione intellettuale e agli intollerabili livelli della disoccupazione giovanile". I vescovi si dicono allarmati non solo per "le penose scorciatoie utilizzate per creare o mantenere il consenso elettorale", ma soprattutto per il "grave deterioramento in cui versa la finanza regionale". Auspicano che il ceto politico assuma la necessaria "consapevolezza che lo sviluppo è anzitutto un processo di costruzione sociale che si genera principalmente dal basso" piuttosto che il risultato di "uno sperpero di risorse per fini privi di rilevanza strategica".

Priorità e valori in primo piano. Non mancano parole ferme nei confronti della "corruzione e del malaffare", mentre si ricorda che "è l’ora di una solidarietà lungimirante e di una concentrazione assoluta e senza distrazioni su alcune priorità" quali il "lavoro per tutti" e "la riforma dei meccanismi e degli strumenti della partecipazione democratica". A questo riguardo, nel testo si dice che "le elezioni non sono un passaggio taumaturgico, ma costituiscono un vincolo democraticamente insuperabile" per il quale occorre arginare "lo spettro dell’astensione". Tra i valori cui ispirare il dibattito politico, i vescovi indicano la "centralità della persona" e la "grande emergenza educativa", così da poter "ripensare alla luce dei principi di sussidiarietà e solidarietà, e non del mero rigore finanziario le politiche sociali". Il documento ricorda le figure esemplari di don Giuseppe Puglisi, "incommensurabile dono di grazia per tutta la Chiesa", e Rosario Livatino, entrambi uccisi dalla mafia, che "sanciscono la radicale inconciliabilità tra l’impegno per il Vangelo di Cristo e ogni forma di potere mafioso". Viene anche ricordato il particolare ruolo della Sicilia nello scacchiere mediterraneo di fronte al fenomeno della "primavera araba". Da ultimo si annuncia la imminente istituzione di un "Osservatorio sulle politiche pubbliche regionali" e si ribadisce la disponibilità e l’impegno delle Chiese di Sicilia per essere "prossime a tutti e solidali con ciascuno", tramite i vari organismi quali Caritas, volontariato, associazioni, Progetto Policoro.