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Sinodo dei vescovi: la relazione di mons. John Atcherley Dew

"Isole di umanità". Così mons. John Atcherley Dew, arcivescovo di Wellington e presidente della Federazione delle Conferenze episcopali dell’Oceania, ama definire le diocesi e i Paesi delle quattro Conferenze episcopali del Pacifico (Cepac) che ruotano intorno all’Oceania, riprendendo un’espressione coniata da padre Timothy Radcliffe nel 1998. E, proprio da questo concetto chiave, si è sviluppata la relazione che mons. Atcherley Dew ha tenuto lunedì 8 ottobre in occasione nella Seconda congregazione generale del Sinodo dei vescovi in Vaticano.

Nuova evangelizzazione. Secondo mons. Atcherley Dew, questa espressione "fortemente evocativa" racchiude, in parte, i concetti salienti contenuti nell’Esortazione apostolica "Ecclesia in Oceania" promulgata dal Beato Giovanni Paolo II il 22 novembre 2001 a seguito dell’Assemblea speciale per l’Oceania del Sinodo dei vescovi, svoltasi nel 1998. Questo incontro ha rappresentato un momento chiave nel moderno cammino della Chiesa dell’Oceania per il terzo millennio. Ma non solo. Rappresenta anche "il primo importante documento che il Vaticano ha lanciato elettronicamente" liberando dall’isolamento e dalle distanze geografiche il Nuovissimo Continente. L’esortazione, ha ricordato l’arcivescovo, "era una chiamata per i popoli dell’Oceania a concentrare di nuovo la loro vita in Gesù Cristo", ed è per questo che molti l’hanno vissuto come l’inizio di una "nuova evangelizzazione".

La forza delle nuove generazioni. "Noi vediamo ovunque la vitalità della gioventù", ha sottolineato l’arcivescovo che al riguardo ha ricordato i numerosi partecipanti alla Giornata mondiale della Gioventù a Sydney nel 2008: "In questi giovani riscontriamo una sincera e talvolta dolorosa ricerca di senso e di spiritualità, mentre uniscono ai valori culturali tradizionali l’entusiasmo di quest’epoca tecnologica utilizzando i loro iPod e smartphone". E proprio grazie alla tecnologia e all’interattività multimediale che le diocesi e i Paesi delle quattro Conferenze episcopali del Pacifico sono usciti dall’isolamento geografico e, in parte, sono riusciti a favorire il dialogo e l’unione nonostante le diversità etniche e culturali, soprattutto alla luce delle ondate migratorie degli ultimi decenni in Australia e Nuova Zelanda. Quest’ultima realtà ha una lunga tradizione a riguardo, grazie ad una solida alleanza biculturale fondata sul Trattato di Waitangi sottoscritto dalla Corona inglese e dal popolo Maori nel 1840. Il Trattato fornisce, infatti, "il fondamento morale per la presenza di tutti gli altri popoli in Aotearoa-Nuova Zelanda" (dichiarazione della New Zealand Catholic Bishops Conference, Avvento, 1989).

Apertura alle nuove tecnologie. L’Australia è il più avanzato dei Paesi della Federazione in termini di media e tecnologie. Ha generosamente condiviso questo vantaggio, per esempio, fornendo supporto alla radio cattolica delle isole Salomone, condividendo, inoltre, le risorse elettroniche per l’evangelizzazione, per la formazione educativa e per la formazione pastorale. "Negli ultimi due anni, la diocesi di Broken Bay ha offerto conferenze virtuali che sono state diffuse in tutto il mondo". Avendo partecipato alla prima di esse, mons. Atcherley Dew è "rimasto affascinato nel vedere, grazie ad un collegamento via satellite, gli australiani dare il benvenuto e dialogare con i partecipanti provenienti da diversi Paesi del Pacifico, le Isole Salomone, le Filippine, l’India e perfino dal Canada e dal Regno Unito". Alla luce di questa esperienza, l’arcivescovo crede fermamente che "questa nuova tecnologia è un agente vitale della Nuova evangelizzazione".

Centralità dell’educazione. Sì, quindi, alle nuove tecnologie, ma senza dimenticare l’importanza della formazione. Il vero perno intorno al quale ruota l’evangelizzazione è, infatti, l’educazione. "Le nostre scuole costituiscono il terreno fertile per la nuova evangelizzazione, poiché offrono la possibilità di reinserire le famiglie nella vita della Chiesa". In particolare Papua Nuova Guinea e le Isole Salomone "sono all’avanguardia nella ricerca e nell’inculturazione concreta del Vangelo, seguendo il richiamo dell’esortazione post sinodale, Ecclesia in Oceania (16-17)".

Messaggio per il futuro. Grandi le sfide in serbo per la nuova evangelizzazione, ma queste vanno affrontate nel nome di Gesù Cristo. "Abbiamo bisogno di recuperare la tradizione cattolica Kerygmatica di parlare la parola di Dio con coraggio in ogni occasione, opportuna e non opportuna – ha concluso mons. Atcherley Dew – per recuperare la voce profetica della Chiesa". E ricordando le parole della "Ecclesia in Oceania", l’arcivescovo ha esortato la Chiesa del Nuovissimo Continente ad "avere la forza di seguire fedelmente la via di Gesù Cristo, di proclamare coraggiosamente la verità di Gesù Cristo e a vivere con gioia la vita di Gesù Cristo".