AFRICA
Sinodo dei vescovi: la relazione del card. Polycarp Pengo
"Nel continente africano l’evangelizzazione ha avuto luogo fin dall’inizio della Chiesa"; tuttavia per la maggior parte dall’Africa sub sahariana "il compito dell’evangelizzazione è piuttosto recente, cosicché è molto difficile distinguere tra vecchia e nuova evangelizzazione". Ha esordito così, lunedì 8 ottobre nella Seconda congregazione generale del Sinodo dei vescovi in Vaticano, il card. Polycarp Pengo, arcivescovo di Dar-es-Salaam e presidente del Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar (Sceam/Secam – Tanzania), nella sua relazione sul continente africano.
Missionari di se stessi. Nel richiamare la sfida lanciata da Paolo VI nel 1969: "Africani, siate missionari di voi stessi", il card. Pengo ha osservato: "Essa ci impegna ad essere autentici africani e autentici cattolici" e costituisce un appello "per una Chiesa matura nel continente". Per affrontare questa sfida, ha proseguito, "sono state create o rafforzate le necessarie strutture pastorali a livello nazionale e regionale". Sulla stessa linea nel 1969 è stato istituito il Secam al fine di "difendere e promuovere la comunione, la collaborazione e l’azione comune tra tutte le Conferenze episcopali dell’Africa e delle isole adiacenti". I risultati non mancano. A dimostrarli, secondo il porporato, "i numeri spettacolari dei vescovi africani, dei sacerdoti, dei religiosi, delle religiose e dei catechisti". "Fondamentali" per la nuova evangelizzazione in Africa, ha aggiunto, "le piccole comunità cristiane", oggi "centri vivi di evangelizzazione".
Le sfide. Quali invece "i fattori che impediscono l’auspicato approfondimento della fede" nel continente? Anzitutto, ha precisato il presidente del Secam, la globalizzazione, che introduce rapidamente "valori estranei e difficili da digerire" e rende "aliena" la fede cristiana mettendo a rischio "valori tradizionali quali il rispetto per la vita e le relazioni familiari". Ad ostacolare un’adeguata evangelizzazione, secondo il porporato, sono anche "elementi culturali" tra cui "i perenni conflitti su base tribale, le malattie, la corruzione, il traffico di esseri umani, gli abusi e le violenze su donne e bambini. Un ulteriore importante "fattore di sfida che la nuova evangelizzazione in Africa non deve trascurare è il fondamentalismo islamico nel continente", ha inoltre ammonito l’arcivescovo di Dar-es-Salaam. A questo riguardo, ha fatto notare, "gli evangelizzatori devono affrontare la difficoltà di dialogare con la maggior parte dei buoni musulmani, che tuttavia sono muti, e piccoli gruppi di fondamentalisti non disposti ad accettare nemmeno la verità oggettiva che si oppone alla loro posizione preconcetta".
Una fede rinnovata. A queste difficoltà si aggiunge il trasferimento di missionari "nelle chiese occidentali" di Usa ed Europa, ha aggiunto il card. Pengo mettendo in guardia dai "possibili aspetti negativi" di "evangelizzatori che prima di una genuina evangelizzazione cercano il guadagno materiale". In questo modo, secondo il porporato, "la Chiesa in Africa viene privata degli evangelizzatori più qualificati, mentre la Chiesa occidentale, materialmente ricca, accoglie evangelizzatori il cui principale obiettivo è il guadagno materiale". "Con fede rinnovata" attraverso il Sinodo sulla nuova evangelizzazione, ha auspicato il presidente del Secam, "credo che l’Africa potrà superare i gravi problemi che oggi le stanno fronte". Alla luce delle due esortazioni apostoliche postsinodali "Ecclesia in Africa" (1995) e "Africae Munus" (2011), del Catechismo della Chiesa cattolica e del Compendio della dottrina sociale della Chiesa, ha concluso, "la Chiesa in Africa si aspetta giustamente un abbondante raccolto da questo Sinodo". Infine il richiamo all’appello di Benedetto XVI al continente, al n. 148 di "Africae Munus": "Alzati, prendi la tua barella e cammina!".