50° CONCILIO

Quella storica giornata

L’11 ottobre 1962 nel ricordo di un giovane di allora

Il Concilio Vaticano II è stato il grande avvenimento della mia giovinezza. Avevo vent’anni e tanti progetti, tante strade da percorrere. Come tanti altri giovani, la parrocchia era per me un punto di riferimento importante. Gli anni della preparazione all’inizio del Concilio ci allargarono gli orizzonti: era la Chiesa che si proponeva alla nostra vita e Cristo domandava a ciascuno di noi di essere protagonisti e non spettatori.
Ricordo quegli anni come tempo di grande impegno in cui il Concilio era argomento e occasione di crescita e maturazione, ci sentivamo partecipi del soffio dello Spirito Santo, gli argomenti trattati e pubblicati nei giornali e riferiti per radio e televisione erano palpabili e costituivano anche esperienza e memoria forte, indimenticabile e commovente.

A distanza di cinquant’anni, oggi celebriamo tre ricorrenze: di 50, dall’inizio del Concilio, di 20, del Catechismo della Chiesa cattolica, e di oggi, dell’inizio dell’Anno della fede che sarà fino al 24 novembre 2013. Per la nostra diocesi, dopo la solenne memoria con le fiaccole accese di questa sera, l’inizio dell’Anno della fede sarà l’11 novembre, con la vigilia della Festa del santo Patrono, che portò la fede nelle nostre terre 1700 anni fa.

Papa Giovanni XXIII volle e iniziò il Concilio; papa Paolo VI lo continuò e ne attuò le indicazioni.
Ricordo vividamente quella storica giornata dell’apertura del Concilio.
La sera dell’11 ottobre 1962, al termine della grande sessione di apertura del Concilio Vaticano II, papa Giovanni XXIII è avvertito dal segretario mons. Loris Capovilla che migliaia di giovani romani sono in piazza San Pietro. Sono venuti con le torce accese, a ringraziare Dio e il Papa di questo avvenimento storico, il punto più alto del pontificato di papa Giovanni.
Mons. Capovilla ricorda che il Papa non avrebbe voluto affacciarsi – è anziano e ammalato (morirà di cancro allo stomaco il 3 giugno 1963) – ma il segretario che conosce bene la sua curiosità e il suo cuore insiste: "Santità, guardi almeno dalle persiane della finestra…". Come il Papa sbirciò e si rese conto del significato di quelle presenze, subito si fece portare la stola, e aperta la finestra improvvisò quel discorso memorabile che è detto "della luna".
È difficile ritrovarlo integralmente su internet, sia in testo sia a video, e lo riproponiamo ai nostri lettori.
Persino la luna…
Cari figlioli, sento le vostre voci. La mia è una voce sola, ma riassume la voce del mondo intero; qui tutto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera, osservatela in alto, a guardare questo spettacolo. Gli è che noi chiudiamo una grande giornata di pace… di pace: "Gloria a Dio, e pace agli uomini di buona volontà".
Ripetiamo spesso questo augurio. E quando possiamo dire che veramente il raggio, la dolcezza della pace del Signore ci unisce e ci prende, noi diciamo: ecco qui un saggio di quello che dovrebbe essere la vita sempre di tutti i secoli e della vita che ci attende per l’eternità.
Dite un poco. Se domandassi, se potessi chiedere ora a ciascuno: voi da che parte venite? I figli di Roma, che sono qui specialmente rappresentati, risponderebbero: "Ah, noi siamo i vostri figlioli più vicini, voi siete il vescovo di Roma". Ma voi, figlioli di Roma, vi sentite veramente di rappresentare la "Roma caput mundi", la capitale del mondo, così come per disegno della Provvidenza è stata chiamata ad essere, per la diffusione della verità e della pace cristiana?
In queste parole c’è la risposta al vostro omaggio. La mia persona conta niente: è un fratello che parla a voi, un fratello diventato padre per volontà di Nostro Signore, ma tutto insieme, paternità, fraternità e grazia di Dio, tutto, tutto…
Continuiamo dunque a volerci bene, a volerci bene così; guardandoci così nell’incontro: cogliere quello che ci unisce, lasciar da parte, se c’è, qualche cosa che ci può tenere un po’ in difficoltà. Niente. Fratres sumus!
Stamattina è stato uno spettacolo che neppure la Basilica di san Pietro, che ha quattro secoli di storia, non ha mai potuto contemplare.
Apparteniamo quindi ad un’epoca nella quale siamo sensibili alle voci dall’alto; e se vogliamo essere fedeli e stare secondo l’indirizzo che il Cristo benedetto ci ha dato.
Finisco dandovi la benedizione. Accanto a me amo invitare la Madonna, santa e benedetta, di cui oggi ricordiamo il grande mistero; ho sentito qualcuno di voi che ricordava Efeso e le lampade accese attorno alla Basilica di là, che ho veduto con i miei occhi (non a quei tempi, ci capisce, ma recentemente) e che ricorda la proclamazione del dogma della divina maternità di Maria.
Questa sera lo spettacolo offertomi è tale da restare nella mia memoria come resterà nella vostra.
Facciamo onore alle impressioni di questa sera e siano sempre i nostri sentimenti come ora li esprimiamo davanti al Cielo e davanti alla terra.
Fede, speranza, carità, amore di Dio, amore di fratelli. E poi tutti insieme aiutati così nella santa pace del Signore alle opere del bene.
Tornando a casa, troverete i bambini. Date una carezza a vostri bambini e dite: "Questa è la carezza del Papa". Troverete qualche lacrima da asciugare. Fate, dite una parola buona. Il Papa è con noi specialmente nelle ore della tristezza e dell’amarezza…
E poi tutti insieme ci animiamo cantando, sospirando, piangendo, ma sempre pieni di fiducia nel Cristo che ci aiuta e che ci ascolta, continuiamo a riprendere il nostro cammino.
Così dunque vogliate attendere alla benedizione che vi do e anche la buona notte che mi permetto di augurarvi.

Paolo Busto – direttore "La Vita Casalese" (Casale Monferrato)

(11 ottobre 2012)