50° CONCILIO - DOCUMENTI

La vita e la missione

La costituzione “Lumen Gentium”

Tra i documenti emanati da Concilio Vaticano II, la Costituzione dogmatica “Lumen Gentium” costituisce per il magistero della Chiesa e per la sua attività un testo di straordinaria importanza. C’è stato chi ha voluto mostrare come tutti gli altri documenti conciliari conducano a questo, o ne derivino. Il testo, approvato da 2.156 Padri con 2.151 voti favorevoli e solo 5 contrari, fu promulgato “una cum patribus” da Paolo VI il 21 novembre 1964.
L’organizzazione finale della costituzione in otto capitoli è tutta positiva: preoccupata del Mistero considerato in se stesso, delle ricchezze in esso contenute e che dovevano essere offerte al popolo fedele e al mondo perché divenissero spirito e vita. Il primo carattere che emerge dall’esposizione sulla Chiesa è la sua ispirazione biblica, che evidenzia un altro aspetto assai importante per l’ecclesiologia: quello della storia della salvezza. La Rivelazione, infatti, presenta il mistero della Chiesa essenzialmente nel mistero della redenzione: essa prolunga nella storia gli eventi originari che hanno condotto e conducono l’umanità alla salvezza. In questa medesima prospettiva biblica e in questa visione storico-salvifica deve esser compreso anche il secondo capitolo della costituzione sulla Chiesa-popolo di Dio: quel popolo che il Redentore ha raccolto da terre disperse, che lo Spirito vivifica nell’unità e che riconduce definitivamente al Padre.

Nella prospettiva della redenzione operata da Cristo sarà compresa pure l’indole sacramentale della Chiesa. È la prima volta che in un documento del Magistero questa categoria viene applicata alla Chiesa, recuperando in ciò il più vasto significato di sacramento e di mistero molto familiare all’antico linguaggio dei Padri e al linguaggio perenne della liturgia. La Chiesa poi si attua e vive i suoi momenti originari attraverso i Sacramenti. Tale dimensione profonda del mistero della Chiesa non coincide in toto, come già intuiva Agostino, con la sua organizzazione storica, ma ha la sua fonte originaria nella potenza operante dello Spirito Santo. Ovunque è lo Spirito di Dio che opera l’unità, ivi è la Chiesa che sorge e prende vita. Le strutture giuridiche, anche quelle di origine divina, sono in funzione di questa vitalità essenziale della Chiesa, che è la salvezza in atto.
Sono queste considerazioni che hanno portato il Concilio a mettere in rilievo il ministero dell’episcopato e della gerarchia, come servizio offerto alla comunità degli uomini. Come successori degli Apostoli, i vescovi hanno la cura pastorale del regime della Chiesa diffusa su tutta la terra in una profonda unità di disciplina, di fede, di speranza e di carità con il loro Capo, il Successore di Pietro. Nella stessa luce “Lumen Gentium” considera la natura del laicato, che nella Chiesa non rappresenta una parte passiva o accidentale, ma è un aspetto essenziale della sua vita e della sua missione. L’inserimento della forza di salvezza in tutte le dimensioni della creazione e della storia non può avvenire senza la presenza attiva dei laici. Dove questi vengono meno, la Chiesa è messa in condizione di non poter espletare in tutta la sua pienezza la missione affidatale. Questa concezione di Chiesa, sacramento dell’azione dello Spirito nella storia ha offerto l’opportunità al Concilio di esaltare il ruolo della Santa Madre di Dio e Madre della Chiesa.

A questo dinamismo interno della Costituzione si potrebbe aggiungere un’osservazione della sua forma. Vi si potrebbero riconoscere quattro coppie tematiche: la prima composta dai primi due capitoli, che spiegano la natura misterica della Chiesa, ossia la Chiesa nell’eterno disegno della Trinità, e la sua storica attuazione; la seconda coppia è composta dai successivi due capitoli, che riguardano la struttura in cui si articola storicamente il popolo di Dio, cioè i sacri ministri e i fedeli laici. Essa è radicata nella duplice partecipazione all’unico Sacerdozio di Cristo attuata nella forma del sacerdozio comune, o battesimale e del sacerdozio ministeriale, o gerarchico. I capitoli quinto e sesto presentano la santità come il fine della Chiesa e indicano la vita religiosa come una via specifica per giungere alla perfezione. La quarta e ultima coppia descrive in concreto la fase finale della Chiesa e ce ne indica i modelli nella Madonna e nei Santi.
Oltre i suoi contenuti dottrinali, la costituzione ci lascia in eredità un metodo che conserva intatta la sua validità e la sua attualità. Per parlare della Chiesa il Vaticano II ha fatto ricorso alle fonti, cioè alla Parola di Dio viva nella Chiesa e trasmessa vitalmente sotto l’assistenza dello Spirito Santo nella dottrina dei Padri, del Magistero dei Pastori, nella testimonianza della liturgia e della vita cristiana del popolo di Dio. Sono le medesime piste sulle quali oggi la Chiesa può avviare i suoi cammini per la nuova evangelizzazione.

Marcello Semeraro – vescovo di Albano e presidente della Commissione episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi

(12 ottobre 2012)