L’Ue in breve

Ruolo di città e regioni per far crescere l’Europa
Favorire una “Europa che nasce dal basso”, dalle città, dalle regioni; fornire adeguati finanziamenti al bilancio comunitario per la politica regionale e di coesione territoriale. Sono due dei messaggi più volte ribaditi nel corso degli Open Days, ossia la settimana (8-11 ottobre) che in tutta l’Ue è dedicata alla valorizzazione degli enti territoriali nell’integrazione comunitaria: nei Paesi membri si sono svolti 350 eventi, i più partecipati dei quali a Bruxelles. Il presidente del Comitato delle Regioni (CdR), Ramon Luis Valcárcel, ha ad esempio affermato nel corso di una tavola rotonda: “Tutti riconoscono che la politica di coesione è uno strumento fondamentale per rilanciare la nostra economia e realizzare gli obiettivi della strategia Europa 2020” per la crescita e l’occupazione. Il CdR “si aspetta quindi che le decisioni che prenderanno i capi di Stato e di governo dell’Unione nelle prossime settimane siano coerenti con la tabella di marcia concordata fra i 27 proprio per favorire la ripresa economica e occupazionale”. Il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, ha invece svolto una riflessione sul futuro budget pluriennale per il periodo 2014-2020: “L’Europa ha ora bisogno di una maggiore crescita economica strutturale e gli Stati membri sono sicuramente in grado di raggiungere un accordo adeguato sul nuovo Quadro finanziario pluriennale. Senza un tale accordo, non ci saranno crescita e occupazione di qualità in Europa”.

Ue, la resilienza contro fame e povertà nei Pvs
“L’approccio dell’Ue alla resilienza: imparare dalle crisi di sicurezza alimentare”. Questo il titolo dell’ultima comunicazione realizzata dal commissario per lo sviluppo, Andris Piebalgs, e dalla commissaria per gli aiuti umanitari, la cooperazione internazionale e la risposta alle crisi, Kristalina Georgieva, per aiutare le comunità più vulnerabili di tutto il mondo a costruire forme di difesa, di prevenzione e di reazione rispetto alle crisi future. Al riguardo Andris Piebalgs ha dichiarato: “Catastrofi naturali inaspettate, crisi alimentari o shock economici possono seriamente compromettere i risultati del nostro lavoro nei Paesi in via di sviluppo” (Pvs). Ed è per questo che “abbiamo bisogno di concentrare le nostre azioni per affrontare le cause profonde delle crisi ricorrenti e non solo affrontarne le conseguenze. Questo non è solo più efficiente, ma anche molto più economico”. A tale dichiarazioni ha fatto eco la commissaria Georgieva che ha sottolineato: “Se vogliamo che il nostro aiuto sia efficace ed economicamente efficiente, non dobbiamo solo mettere una benda sulla ferita, dobbiamo aiutare a trovare una cura e ciò richiede una visione condivisa”. La nuova comunicazione realizzata dalla Commissione delinea, quindi, una vasta gamma di attività per la resilienza, fornisce linee guida su come far sì che i mercati rimangano accessibili alle famiglie più povere e, infine, come proteggere nei Pvs le risorse naturali come l’acqua. Per raggiungere questi obiettivi, la collaborazione tra operatori umanitari e di sviluppo è ritenuta essenziale. Per questo motivo la Commissione si impegna a collegare i programmi basati sull’emergenza a quelli legati allo sviluppo, unendo risposte a lungo termine con quelle a breve e medio termine. Fondamentale il lavoro di coordinamento, supportato anche dall’intervento delle autorità nazionali e dalle organizzazioni regionali per ridurre la vulnerabilità delle famiglie più povere e affrontare le cause della insicurezza alimentare e della denutrizione. “In tempi di difficoltà economiche – ha ricordato il commissario Piebalgs – dobbiamo fare in modo che ogni euro sia speso in modo efficiente, sia per le persone che sosteniamo che per i contribuenti europei”.

Parlamento europeo: i tre finalisti del Sacharov
Sono Ales Bialiatski, le Pussy Riot e Nasrin Sotoudeh con Jafar Panahi i tre finalisti del premio Sacharov 2012: lo ha deciso il 9 ottobre il Parlamento europeo. Le prossime tappe del premio per la libertà di espressione saranno il 26 ottobre con la decisione dell’unico vincitore e il 12 dicembre con la consegna del riconoscimento a Strasburgo. Il Parlamento Ue, che bandisce il premio dal 1988, fornisce i tratti biografici dei finalisti. “Ales Bialiatski è un difensore dei diritti umani detenuto in carcere dalle autorità bielorusse. Da tutta la vita è impegnato come attivista della società civile nella lotta a favore della libertà di pensiero” nel suo Paese, dove ha fondato il centro per i diritti umani Viasna. Sulle Pussy Riot si legge: “Gli atti di protesta e l’arresto di queste tre giovani donne, insieme alle condizioni della loro detenzione, nonché alla condanna a due anni ai lavori forzati, hanno fatto sì che l’attenzione del mondo si focalizzasse sulle limitazioni senza scrupoli dei diritti civili e l’assenza dello Stato di diritto in Russia”. Invece Nasrin Sotoudeh “è un avvocato iraniano e difensore dei diritti umani”, detenuto in isolamento nel carcere di Evin, “dove è rinchiusa da quando è stata arrestata nel settembre 2010”. Jafar Panahi è un regista, autore del lungometraggio “Il palloncino bianco”. Con le sue opere racconta dei disagi e della povertà in Iran, soprattutto per minori e donne.