GIOVANNI XXIII

In ansia per la pace

La tensione Usa-Urss e la crisi di Cuba irruppero nei primi giorni del Concilio

Foto SIR

Nei giorni immediatamente seguenti all’apertura del Concilio Giovanni XXIII volle ricevere in due separate udienze, eccezionalmente nella Cappella Sistina, le 85 missioni straordinarie inviate da altrettanti Paesi alla cerimonia d’inaugurazione e una folta rappresentanza degli oltre mille giornalisti di tutto il mondo incaricati di riferire sui lavori dell’assemblea. Venerdì 12 ottobre 1962, accogliendo le delegazioni internazionali, il Papa ebbe a rilevare che in quello stesso luogo, solitamente riservato ai conclavi, "quattro anni prima la Divina Provvidenza fece sì che fosse elevato al supremo pontificato un umile patriarca di Venezia, che aveva trascorso la maggior parte delle sua vita al servizio della santa Sede in Oriente e in Occidente", e che ora la stessa Provvidenza gli dava la gioia di aprire il Concilio ecumenico e di salutare gran parte dei popoli della Terra nelle persone dei loro illustri rappresentanti.
È l’occasione questa, per il Papa della Pacem in terris, di parlare del tema a lui caro e di fratellanza, di unità, di grazia nello spirito del Concilio, che "oltre al significato religioso comprende anche un aspetto sociale che riguarda la vita dei popoli" ai quali la Chiesa, attraverso l’assise ecumenica, intende rilanciare il messaggio del divino Fondatore, "principe della pace", messaggio di verità, giustizia e carità. È tempo – osserva il Pontefice – di passi decisivi perché tra gli uomini, figli di uno stesso Padre, si instauri quell’amore fraterno che, unico, può portare alla pace e alla prosperità. "Il Concilio", auspica papa Giovanni, "sarà certamente d’aiuto per preparare questo nuovo clima e spazzare via tutte le situazioni di conflitto, in particolare la guerra, flagello delle nazioni, che oggi significherebbe la distruzione dell’umanità". Nella sacrale solennità della Cappella Sistina, di fronte al Giudizio Universale di Michelangelo, "la cui gravità non può non far pensare e riflettere", Giovanni XXIII si appella alla responsabilità dei Capi di Stato, che hanno in mano il destino delle nazioni, per ricordare che un giorno dovranno rendere conto delle loro azioni a Dio "principe della giustizia". E appunto in nome della giustizia e del senso di responsabilità, invoca che non si tralasci alcuno sforzo per raggiungere il bene della pace, "per la famiglia umana il bene più grande di tutti".
È oltremodo significativo questo discorso di Giovanni XXIII se si tiene conto del particolare momento storico in cui viene pronunciato. Sullo scenario internazionale covava già da parecchi mesi sotto la cenere il fuoco che da lì a tre giorni, il 15 ottobre 1962, divamperà forte e minaccioso ad acuire a livelli pericolosi mai visti prima la tensione Usa-Urss per i missili sovietici a Cuba. Il mondo è sull’orlo di una guerra nucleare. L’intervento di Giovanni XXIII come mediatore tra le due superpotenze è determinante. Ci resta in proposito la testimonianza illuminante di mons. Agostino Casaroli (da "Il martirio della pazienza", pag. 23): "La parte presa da papa Giovanni alla crisi, e soprattutto alla ricerca del suo superamento, fu tanto discreta quanto, in realtà, efficace". E ancora: "In quei giorni cruciali l’opinione mondiale conobbe solo quel che fu il frutto di un febbrile lavorio nascosto e allora neppure sospettato: il radiomessaggio che il 25 ottobre il Papa lanciò al mondo dalla Radio Vaticana". Insomma, l’appello pubblico alla pace di Giovanni XXIII, ultimo atto di "un febbrile lavorio nascosto", sortì il suo effetto. Krusciov (il capo del Cremlino invierà poi gli auguri di Natale al Papa) e Kennedy rinunciarono alla prova di forza. Il 28 ottobre la crisi poteva considerarsi superata.
Sabato 13 ottobre 1962 fu la volta dei giornalisti ad essere ricevuti da Giovanni XXIIl. Ugualmente, come aveva fatto per le missioni estere, nella cornice della Cappella Sistina il Papa ricorda ai rappresentanti della stampa le loro responsabilità di informatori e formatori dell’opinione pubblica al servizio della verità: "Nella misura in cui sarete fedeli a questo servizio, sarete credibili presso i vostri lettori… La distorsione della verità da parte dei mass media può avere conseguenze incalcolabili" (clicca qui). Nei giorni seguenti a quell’udienza del 13 ottobre 1962 ai giornalisti le cronache del Concilio sulla stampa mondiale e nazionale passarono inevitabilmente in secondo piano. Le prime pagine tutte occupate da quanto stava avvenendo al largo dell’isola di Cuba.