50° CONCILIO
L’unità dei cristiani nel tempo e nello spazio
Ebreo per nascita e religione, greco per lingua, cittadino romano. Saulo, poi Paolo, nato a Tarso tra il 5 e il 10 dopo Cristo, è sicuramente il convertito più illustre nella storia della religione cristiana. Anche se, per gli anni in cui è vissuto, non si può certo parlare di religione cristiana; e soprattutto è improprio anche parlare di conversione in quanto accogliere la fede dei seguaci di Gesù per Paolo era non certo abbandonare una religione per un’altra, ma l’adempimento e la corretta interpretazione, se così possiamo dire, della religione in cui aveva sempre creduto. Certo l’incontro con Cristo sulla strada verso Damasco lo trasforma da persecutore dei cristiani a evangelizzatore infaticabile in Medio Oriente, Asia Minore, Grecia, Creta e in Italia.
Ed ecco che proprio l’infaticabile opera dell’apostolo dei gentili diventa l’elemento chiave per trasformare l’edificio costruito sulla sua sepoltura, e diventato basilica, nel luogo dove l’ansia ecumenica trova la sua espressione visiva. Proprio qui, il 25 gennaio del 1959, Giovanni XXIII annuncia il Concilio Vaticano II: "Questa unità della Chiesa che San Paolo dal giorno della sua prodigiosa conversione mise in perfetta armonia con l’insegnamento di Pietro, quell’insegnamento di cui Marco lasciò le linee nel Vangelo suo, porta a considerare con vivo dolore quanto gli attentati e gli sforzi, disgraziatamente in parte riusciti lungo i secoli, di spezzare questa compattezza cattolica, siano pregiudizievoli alla felicità ed al benessere del mondo concepiti dall’annuncio di Gesù Cristo come un solo ovile sotto la guida di un solo pastore".
Sarà la basilica dedicata all’apostolo delle genti ad essere scelta come luogo per la celebrazione conclusiva della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, istituita nel 1910 in seguito alla necessità, manifestata dai missionari delle varie Confessioni cristiane di presentarsi uniti, e quindi credibili, nell’annuncio e nella testimonianza del Vangelo. E sarà ancora la basilica di San Paolo a vedere il beato Giovanni Paolo II aprire la porta santa nell’anno del Giubileo assieme al patriarca ecumenico di Costantinopoli e al primate della Comunione anglicana. Una scelta per papa Wojtyla che trova forza nel Concilio e nel decreto "Unitatis Redintegratio" nel quale si legge: "È sorto, per impulso della grazia dello Spirito Santo, un movimento ogni giorno più ampio per il ristabilimento dell’unità di tutti i cristiani". Così il Papa venuto "da un Paese lontano" ha voluto, il 18 gennaio 2000, compiere quel gesto – aprire a sei mani la porta santa – proprio per sottolineare la dimensione ecumenica all’inizio di un anno che "ci invita a convertirci più radicalmente al Vangelo": "Noi dobbiamo rivolgerci con più accorata supplica allo Spirito implorando la grazia della nostra unità […] Sappiamo di essere fratelli ancora divisi, ma ci siamo posti con decisa convinzione sulla via che conduce alla piena unità del Corpo di Cristo".
Il tema della Settimana di preghiera del 2012 è tratto dalla Prima Lettera di Paolo ai Corinzi: "Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo nostro Signore". E i sussidi sono stati preparati dai cristiani della Polonia, che "hanno offerto alla nostra meditazione la loro esperienza di trasformazione e di preghiera".
Benedetto XVI, nel sottolineare il tema della Settimana all’Angelus del 22 gennaio, ha ricordato la "lunga storia di lotte coraggiose contro varie avversità" vissuta dalla Polonia che "ha ripetutamente dato prova di grande determinazione, animata dalla fede". Nel corso dei secoli, "i cristiani polacchi hanno spontaneamente intuito una dimensione spirituale nel loro desiderio di libertà ed hanno compreso che la vera vittoria può giungere solo se accompagnata da una profonda trasformazione interiore. Essi ci ricordano che la nostra ricerca di unità può essere condotta in maniera realistica se il cambiamento avviene innanzitutto in noi stessi e se lasciamo agire Dio, se ci lasciamo trasformare ad immagine di Cristo, se entriamo nella vita nuova in Cristo, che è la vera vittoria".
La preghiera per ottenere da Dio il dono dell’unità è la grande speranza che il Concilio evidenzia, nella sua dichiarazione, perché ecumenismo vero, si legge nel documento del Vaticano II, "non c’è senza interiore conversione; poiché il desiderio dell’unità nasce e matura dal rinnovamento della mente, dall’abnegazione di se stessi e dal pieno esercizio della carità".
L’unità visibile di tutti i cristiani è sempre opera che viene dall’alto, da Dio, opera che chiede l’umiltà di riconoscere la nostra debolezza e di accogliere il dono: "Con ogni umiltà e dolcezza, con longanimità, sopportandovi l’un l’altro con amore, e studiandovi di conservare l’unità dello spirito mediante il vincolo della pace", scrive san Paolo agli abitanti di Efeso.
E se l’unità è dono che viene da Dio, ogni dono, ripeteva Giovanni Paolo II, diventa anche impegno: "L’unità che viene da Dio – commenta Benedetto XVI – esige dunque il nostro quotidiano impegno di aprirci gli uni agli altri nella carità".
Fabio Zavattaro
(15 ottobre 2012)