EMILIA ROMAGNA

In aiuto al terzo settore

Contributo di 600 mila euro: importante anche se non ancora adeguato

Circa 600 mila euro in favore delle cooperative sociali, delle organizzazioni di volontariato e delle associazioni di promozione sociale, anche con il coinvolgimento delle Amministrazioni provinciali nelle loro funzioni di coordinamento e sostegno: è quanto stabilito dal Piano 2012 della Regione Emilia Romagna per gli interventi economici destinati al sostegno e alla qualificazione dei soggetti che operano nel terzo settore.Esperienza significativa. “Per quanto riguarda le cooperative sociali, il Piano dà priorità a quelle che hanno alle proprie dipendenze lavoratori in condizione di fragilità e svantaggio”, afferma il presidente regionale delle Acli, Walter Raspa. Una scelta dettata dall’evidenza che nell’attuale situazione economica e occupazionale queste realtà rappresentano una risorsa insostituibile per le fasce più deboli della popolazione, che già in situazione non di crisi hanno grandi difficoltà di accesso al mercato del lavoro. È per questo che le Acli accolgono positivamente questo Piano 2012, “perché contribuisce alla crescita del terzo settore in un momento in cui le varie organizzazioni di volontariato fanno fatica a portare avanti i propri obiettivi”. Inoltre, prosegue Raspa, “offre opportunità ai giovani e contribuisce alla crescita occupazionale in tutto il territorio regionale. Infatti, si è scelto di valorizzare soprattutto le azioni di sensibilizzazione dei giovani alle attività di solidarietà, di pubblica utilità e di servizio civico, azioni che danno ai ragazzi la possibilità di migliorare le proprie attitudini e allo stesso tempo offrono anche un servizio alla propria comunità”. Si tratta di un’esperienza “significativa, ma anche trasparente e reale: è importante, per un territorio così vasto, poter rintracciare e verificare ogni progetto presentato a livello provinciale”. “Ma a dire il vero – precisa Raspa -, per i prossimi anni ci si aspetta maggiori aiuti, più verifiche e controlli per sostenere tutte quelle organizzazioni che sorreggono il tessuto sociale del nostro territorio”. Ancora poche risorse. “Un intervento di appoggio allo sviluppo del terzo settore nelle sue varie componenti”: così definisce il Piano il direttore regionale del Forum del terzo settore, Riccardo Breveglieri. “È un meccanismo standardizzato che continua da tempo e che negli ultimi anni non è cambiato, anzi forse sono calate le risorse. Infatti, trattandosi di cifre risibili per una regione come l’Emilia Romagna, è un intervento molto limitato, inconsistente, che fa fatica a incidere per creare davvero condizioni di sviluppo vero e proprio”, continua Breveglieri. Ma, ammette, “in effetti, data la situazione dell’attuale crisi e quindi la mancanza di soldi, su questi canali non ci si aspetta niente di più, è già un bene che ci siano tali risorse”. Per poter aiutare maggiormente il terzo settore, a suo avviso, “bisognerebbe riorganizzare e razionalizzare tutte le risorse: quelle provenienti dall’Unione europea, dai privati ecc.”. Lavorare in rete. “Lo scopo di questi interventi è sicuramente quello di dare un segnale forte, nonostante l’attuale crisi economica, soprattutto a sostegno delle fasce più deboli e disagiate. È un bando regionale concepito nella globalità del terzo settore che dà, di per sé, un segnale positivo di unificazione e integrazione dei soggetti pur nella specificità della propria identità”, sostiene Laura Groppi, portavoce dell’Osservatorio regionale del volontariato. “L’Osservatorio ha colto positivamente tale iniziativa – chiarisce – non tanto in termini economici, seppure importanti, ma soprattutto nell’ottica dello stimolo alla concertazione d’intenti e obiettivi che i criteri stessi del bando prevedono come condizione essenziale per l’erogazione dei fondi, ovvero lavoro in rete tra più organizzazioni, supporto da parte dei Centri di servizio del volontariato territoriali e coinvolgimento diretto dei Comitati paritetici provinciali”. Infatti, “la sensibilizzazione al lavoro in rete auspica un omogeneo raccordo tra i vari enti e organismi coinvolti, sia pubblici sia privati, e ciò permette di realizzare a pieno titolo l’obiettivo emerso dalla VII Conferenza regionale del volontariato del 26 novembre 2011, il cui focus era l’implementazione della capacità di relazionarsi tra soggetti operanti nello stesso ambito e con la stessa ‘mission’ primaria: il bene comune. Inoltre, le finalità del bando hanno recepito appieno le richieste emerse a più voci d’incentivare i giovani cittadini alle attività solidali e di servizio civico”. Un altro sviluppo, per l’Osservatorio del volontariato, è “valorizzare maggiormente l’azione di quest’organismo che riesce a fotografare la situazione dei territori, portando alla centralità le varie questioni e realtà che la contraddistinguono”. a cura di Lucia Truzzi(16 ottobre 2012)