CHIESA E GIOVANI
Educatori in oratorio: il 18 ottobre l’Anspi presenta la proposta formativa
Un’"educazione integrale", che metta insieme "tutte le dimensioni della persona: razionalità e affettività, corporeità e spiritualità". Sul principio del "tenere al centro la persona umana" nel processo educativo, l’Associazione nazionale san Paolo Italia (Anspi), cui aderiscono circa 2.000 oratori e circoli in Italia e 250 mila giovani e adulti, presenta la "Proposta formativa unitaria". Il sussidio verrà lanciato nel corso della prossima Conferenza organizzativa in programma a Sassone, Roma, dal 18 al 20 ottobre, secondo di una serie di appuntamenti (programma su www.anspi.it) promossi nel 50° dell’Associazione nata nel 1963. Sul ruolo formativo degli oratori, che papa Montini definì "stupendo fenomeno di popolo", Marta Fallani, per il Sir, ha parlato con don Vito Campanelli, presidente Anspi.
Un’istituzione "provvidenziale" e "necessaria", per il fatto di non aver "invaso un campo altrui" nell’educazione ma di aver "occupato un campo rimasto incolto, anzi da altri non bene coltivabile". Sono parole di Paolo VI. Oggi, come l’oratorio e i circoli si pongono in relazione e in sinergia con le altre realtà educative?
"La famiglia rimane il soggetto educativo primario. L’alleanza educativa è d’altra parte un’esigenza fondamentale oggi, in tempi in cui si esige che l’oratorio, mezzo privilegiato che la tradizione ci consegna per trasmettere la fede con nuovi linguaggi, sia frontiera di accoglienza. Nella sinergia con le diverse realtà educative l’oratorio ha una chance in più, perché si propone come ‘famiglia di famiglie’. Sono infatti le famiglie stesse che, non lasciate sole nel loro compito di educare i figli, si mettono insieme affrontando i comuni interessi e creando l’ambiente idoneo capace poi di favorire aspetti positivi di vita buona, che aiutano nella crescita i ragazzi".
Quale può essere il ruolo dell’oratorio nel rispondere alla "frattura tra le generazioni" propria di questo tempo?
"L’oratorio permette alle generazioni d’incontrarsi e stare insieme attraverso momenti aggregativi dove ogni generazione diventa solidale con l’altra. Gli adulti hanno bisogno dei giovani per un aiuto ai ‘più adulti’, e dal canto loro i giovani hanno bisogno più che mai oggi di adulti che siano significativa presenza di accompagnamento e testimonianza. Questo incontro reciproco di fatto già si realizza negli oratori. C’è però un altro aspetto: e cioè il fatto che l’educazione in senso oratoriano abbraccia tutto l’arco della vita, il che significa prendere il giovane per mano fin da bambino, accompagnarlo nella sua maturità e renderlo consapevole del servizio da restituire ai più piccoli".
Quali sono i linguaggi proposti dall’Anspi per rispondere all’"emergenza educativa"?
"Il linguaggio per l’oratorio è la capacità di comunicare il Vangelo attraverso diverse forme che siano ricchezza per tutta la comunità. E questo avviene con il linguaggio corporeo, in cui rientra lo sport, ma anche il gioco, che permette in modo espressivo di riappropriarsi della propria identità e della gioia di essere cristiani. La musica, sempre più alla ribalta tra i giovani, attraverso cui, con un lavoro prezioso, comunicare i propri sentimenti e recuperare il linguaggio affettivo, o il teatro, da sempre presente nella tradizione oratoriana. E poi l’arte, il viaggio come occasione per interagire con l’ambiente e il territorio. Ma non si trascurano i nuovi linguaggi, quelli multimediali, un fronte su cui gli oratori sono chiamati a confrontarsi perché luoghi abitati dai giovani".
È possibile conciliare l’utilizzo dei nuovi media con l’idea di "prossimità" promossa dall’oratorio?
"La prossimità è uno degli aspetti fondanti dell’oratorio, perché mette in gioco la relazione reale, prossima, tra le persone. Ma dobbiamo constatare che per i nostri ragazzi il virtuale è spesso più reale del reale. Occorre quindi innanzitutto da parte degli educatori, una professionalità nell’utilizzo di questi linguaggi, nel vedere i giovani come fruitori non passivi. In questa prospettiva abbiamo fatto diverse sperimentazioni, come ‘Ora tv’, la tv fatta dai ragazzi, dove sono loro stessi a utilizzare il linguaggio televisivo per comunicare ed esprimersi".
Come rispondere a quell’esigenza di "educatori autorevoli" cui Benedetto XVI ha più volte fatto riferimento?
"L’esigenza fondamentale cui l’oratorio è chiamato a rispondere oggi è quella della presenza. I ragazzi chiedono qualcuno che sappia stare loro accanto e dia loro un credito di fiducia. L’oratorio è una promessa data alle nuove generazioni nella consapevolezza che in ogni ragazzo c’è un dono prezioso da valorizzare. Non si tratta quindi di offrire un insegnamento dall’alto, ma di accompagnare, di stare accanto. È il principio dell’educazione integrale su cui si fonda l’Anspi, una proposta rivolta alla centralità della persona umana. Essere educatore non è d’altra parte un compito che si può improvvisare. Per questo in ogni diocesi proponiamo corsi di formazione e di base per chi vuole acquisire delle competenze soprattutto sul fronte delle relazioni. Da quest’anno poi abbiamo avviato, insieme all’Università degli studi di Perugia e alla Conferenza episcopale umbra, un percorso professionale per un servizio che sia qualificato".