50° CONCILIO
La testimonianza di una giovane di allora, Paola De Gasperi
"Mio padre a suo modo è stato un uomo che ha preceduto il Concilio. Lo è stato per la vicinanza alla Parola di Dio (già nel 1928, arrestato perché antifascista, nella sua prima lettera ai familiari dal carcere chiese di fargli avere la Bibbia). Lo è stato nel modo di seguire la Messa e farvi partecipare le sue figlie regalando un messale con il testo in latino e francese. Lo è stato per il suo impegno sociale e politico che aveva coltivato fin da giovane come servizio al bene comune, sotto la spinta dell’Enciclica "Rerum Novarum" di papa Leone XIII. In lui abbiamo visto l’atteggiamento del laico cristiano, riecheggiato successivamente nel Concilio chiuso da Paolo VI, quel mons. Montini, amico di papà e figura familiare per tutti noi. Il Concilio, insomma fu un evento straordinario che in qualche modo ci vide già preparati". Paola De Gasperi una delle quattro figlie di Alcide, politico e grande statista italiano, uno dei padri fondatori dell’Europa, racconta così i suoi anni del Concilio Vaticano II (1962-1965), quando era una studentessa universitaria impegnata nella Fuci e più tardi nel movimento di Rinascita Cristiana.
Come avete accolto l’annuncio del Concilio?
"Con grande entusiasmo. Ricordo nitidamente la giornata di apertura quando vedemmo passare un fiume di vescovi provenienti da ogni parte del mondo insieme ai rappresentanti delle altre Chiese cristiane e poi, alla sera, le commoventi parole di Giovanni XXIII nel famoso discorso della luna. All’entusiasmo soprattutto nei giovani che già frequentavano la Chiesa, fece seguito un maggiore impegno perché sentivano di dover fare la loro parte. Si percepiva il carattere profetico di quell’evento e lo si voleva vivere".
In che modo cercavate d’informarvi su quanto veniva detto nel Concilio?
"La nostra fonte principale erano i documenti che man mano venivano promulgati a partire dalla costituzione Sacrosanctum Concilium sulla liturgia del dicembre 1963. Li leggevamo, studiavamo, meditavamo insieme. L’abbandono del latino nella Messa in favore delle lingue che tutti avrebbero potuto comprendere, la posizione dell’altare rivolto verso i fedeli, e la possibilità per i laici di partecipare attivamente al rito furono delle tappe importanti. Ricordo ancora l’emozione di quando, con mio marito, per la prima volta salii a leggere le letture della Messa all’altare. Anche la musica accompagnata dalle chitarre degli scout, faceva sentire i giovani protagonisti nella Chiesa. Poi ci furono i consigli pastorali e la catechesi che impegnarono per anni i più grandi fra di noi".
Il Concilio ha prodotto, tra le altre cose, anche il messaggio di Paolo VI ai giovani del 7 dicembre 1965, in cui si chiede loro di "raccogliere il meglio dell’esempio e dell’insegnamento dei genitori e dei maestri" per formare la società di domani. Quale fu la reazione del mondo giovanile ecclesiale?
"Bisogna ricordare che quel messaggio giunse negli anni in cui si preparavano le contestazioni che sarebbero poi sfociate nel 68. Chi rifiutava ogni autorità nella scuola e in famiglia, non l’accettava neanche nella Chiesa soprattutto riguardo alla vita morale. Diversi sacerdoti poi si allontanarono dal loro ministero. La reazione della gerarchia ecclesiastica fu un calo di fiducia nei laici anche in quelli che avevano mantenuto il loro impegno nella speranza di un cambiamento. Sono gli alti e bassi che hanno fatto sempre parte della storia della Chiesa. Mi piace pensare che il grido di Giovanni Paolo II – Non abbiate paura’ – sia stato un’esortazione a proseguire il cammino. I giovani hanno bisogno di testimoni e di esempi, come scrive Paolo VI nel messaggio. Purtroppo scandali come quello della pedofilia lasciano conseguenze gravi e producono l’allontanamento di molti. A noi, generazione più che matura, spetta il compito di continuare a dare ragione della nostra speranza".
Quanto è stato recepito delle indicazioni del Concilio per quello che riguarda il mondo laicale?
"Non credo si possa fare ancora un bilancio compiuto in questo senso. Il mondo è cambiato in fretta in questi cinquant’anni, i laici, in parte hanno risposto positivamente, in parte no. Basta pensare a ciò che è successo nella politica, dove certamente vi sono persone di provata onestà, ma altre che recano scandalo al loro nome di cattolici. Mi rattrista sentire, e capita spesso non c’è più nessuno come De Gasperi’, mentre bisognerebbe assumersi le responsabilità di portare avanti i nostri ideali. Comunque sia, il Concilio ha ancora tante cose da dire alla Chiesa e, per questo, va studiato e approfondito, questo Anno della fede potrebbe essere un’opportunità unica".
a cura di Daniele Rocchi
(19 ottobre 2012)