CONCILIO OGGI

La strada continua

Una riflessione di mons. Mariano Crociata oggi a Fermo

"È esigenza intrinseca della vita della Chiesa e della riflessione teologica riprendere instancabilmente l’insegnamento conciliare per corrispondere al compito proprio dell’una e dell’altra. E la ragione è presto detta: fuori da ogni formalismo celebrativo e da ogni strumentalizzazione ideologica, un Concilio rappresenta il luogo eminente di autorealizzazione e di autocomprensione della Chiesa, e come tale assume un valore normativo per essa". Lo ha detto oggi pomeriggio mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, intervenendo a Fermo, presso l’auditorium G. Franceschetti del seminario arcivescovile, alla solenne apertura dell’anno accademico 2012/2013 dell’Istituto teologico marchigiano, dell’Istituto superiore di scienze religiose SS. Alessandro e Filippo e della Scuola di formazione teologica. La prolusione è stata dedicata a "L’ecclesiologia del Concilio Vaticano II e le Chiese in Italia".

Ricchezza teologica. "Fin dalla conclusione del Concilio – ha osservato il presule – è apparsa con forza la ricchezza teologica e l’organicità di concezione della costituzione dogmatica sulla Chiesa, con la sua partenza centrata sul mistero, seguito dall’affresco sul popolo di Dio e solo dopo dalla presentazione della costituzione gerarchica, con uno sviluppo che, non limitandosi alla struttura, elabora una visione che abbraccia come dimensioni essenziali la chiamata alla santità e la destinazione escatologica, il tutto racchiuso ed esaltato nella figura di Maria". La struttura della Lumen gentium "non solo traccia linee fondamentali ma raccoglie anche elementi che condensano la ricchezza dell’intera tradizione della Chiesa e della sua fede perenne. La categoria di mistero e quella di sacramento, il radicamento trinitario con la triplice rappresentazione di popolo, corpo, tempio, le immagini bibliche e patristiche che descrivono le dimensioni della realtà ecclesiale, sono soltanto gli aspetti principali di un patrimonio teologico rimesso in luce con rinnovato slancio e convinzione".

Un dono da amare. Il punto cruciale, per mons. Crociata, "è che la Chiesa, e la comprensione di essa che possiamo elaborare, non è il prodotto di una nostra costruzione mentale o sociale, ma un dono, una grazia che viene da Dio e che siamo chiamati a riconoscere, accogliere, comprendere, amare, vivere, testimoniare e proporre. Il nostro sforzo di riflessione alla fine deve dimostrare di passare al vaglio di questa esigenza primordiale di ogni autentica ecclesiologia, come di ogni teologia, e cioè che la nostra comprensione razionale sviluppata nella luce e nell’orizzonte della fede è vera nella misura in cui ci fa entrare nell’ottica di Dio, nell’orizzonte della rivelazione, ci fa penetrare nel mistero di salvezza da cui siamo compresi ancor prima di ogni nostro tentativo di comprenderlo".

Trasmissione e ricezione. Parlare delle Chiese in Italia alla luce del Concilio richiede, secondo il segretario generale della Cei, "una considerazione distinta dei due livelli, certo mai separati, della trasmissione e della ricezione: il livello della conoscenza, della riflessione, dell’esperienza spirituale, e il livello delle trasformazioni istituzionali, sociali ed esistenziali". Si potrebbe evocare "la distinzione tra Chiesa e Chiese, luogo di una coscienza conciliare che distingue e unisce i livelli di soggettualità ecclesiale, frutto della tematizzazione della collegialità e del rapporto tra Chiesa universale e Chiesa particolare". Ma "è tutta la Chiesa nelle sue più svariate articolazioni comunitarie che ha conosciuto lo sviluppo degli organismi di partecipazione e di comunione". E poi anche "l’esplosione della ministerialità laicale". Ma "questo livello storico, sociale e istituzionale è effetto e interagisce con il livello della conoscenza, che ha molteplici espressioni, non ultimo quello accademico".

Coscienza nuova. "Il Concilio per le Chiese in Italia – ha chiarito mons. Crociata – non è un compito concluso, ma nemmeno un lavoro tutto da fare. L’attività della Conferenza episcopale può ben essere indicata come espressiva di un cammino che si è fatto strada soprattutto con riferimento agli orientamenti pastorali decennali e con i convegni ecclesiali nazionali. Progetti, esperienze, parole d’ordine, e molto altro ancora, si sono fatti strada plasmando le coscienze, il linguaggio, lo stile di vita, i tempi e le forme dell’azione pastorale di piccole e grandi comunità". "C’è da andare avanti – ha proseguito – con una coscienza nuova dei compiti e delle sfide. Quella attuale è un situazione ecclesiale in movimento che ha nel Concilio un punto stabile di riferimento". Da esso "proviene allo stesso tempo una lezione di contenuto e di stile: è ciò che le Chiese in Italia stanno imparando e che devono continuare a imparare. Ascolto, celebrazione, missione possono essere considerate parole-chiave che interpellano la Chiesa, in tutte le sue componenti (vescovi, presbiteri, laici), consapevole della divisione che lacera i cristiani (ecumenismo), per farsi carico – ha concluso il presule – del cammino dell’uomo sulla terra (con la ricerca della libertà di coscienza, nella diversità religiosa in dialogo, con il suo bisogno di pace)".