SIRIA

Resisterà il Libano?

Il Paese dei Cedri davanti alla trappola del conflitto siriano

Continua senza tregua la spirale di violenza che avvolge la Siria. Le notizie di bombardamenti e attacchi, gli ultimi nei quartieri cristiani ad Aleppo e Damasco, al villaggio sempre cristiano di Kafarbohom (Hama), si aggiungono a quelle dal Libano. Nel Paese dei Cedri, che è stato per oltre trent’anni sotto l’influenza siriana, si registrano scontri tra sunniti e alawiti, sostenitori del presidente siriano Assad. Lo scorso venerdì a Beirut è stato ucciso, in un attentato, il capo della sicurezza, il generale Wissam al-Hassan, nemico numero uno di Damasco, che aveva contribuito a smascherare la rete degli assassini del premier Rafik Hariri, ucciso nel 2005. Il rischio adesso è che la guerra venga esportata dalla Siria al Libano. Intanto cresce la sofferenza della popolazione siriana e della sua minoranza cristiana. Daniele Rocchi, per il Sir, ne ha parlato con il custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa.

Le notizie di questi giorni parlano di attacchi ai quartieri abitati da cristiani delle principali città siriane e libanesi, di violenze e rapimenti ai loro danni. Si può parlare di cristiani nel mirino?
"Userei prudenza nell’affermare che i cristiani sono sotto attacco in Siria e Libano. In Siria gli attacchi sono ovunque ed era inevitabile che questi giungessero anche in quartieri abitati in larga parte da cristiani. Non escludo, tuttavia, che da parte di qualche gruppo armato integralista, nell’orbita dell’Opposizione che come è noto è molto divisa al suo interno, ci sia l’intenzione di colpire deliberatamente la comunità cristiana. In questa situazione di guerra civile, inoltre, agiscono anche bande di criminali comuni dedite a saccheggi, rapimenti ed estorsioni soprattutto a danni di cristiani e sacerdoti, che si ritiene abbiano maggiori possibilità di pagare un riscatto".

Nei mesi scorsi lei aveva lanciato un appello di solidarietà per la Siria dove ci sono diverse chiese della Custodia. Che informazioni le giungono adesso dal Paese?
"Le notizie sono molto allarmanti anche se variano da zona a zona. A Latakia la situazione è descritta relativamente tranquilla mentre Aleppo e Damasco sono in pieno conflitto, bersagliate, con spari che si odono giorno e notte. La popolazione esce di casa solo quando è strettamente indispensabile. Mancano gas, gasolio e materie prime. La mancanza di sicurezza pesa fortemente sulla vita delle persone: quando sembra tutto tranquillo ecco improvvisamente che si aprono scontri a fuoco, bombardamenti e attacchi. Tutto ciò crea gravi problemi di sicurezza anche per portare aiuto alle persone in difficoltà e ai profughi che sono nel territorio siriano ma lontani dalle loro case e dal posto di lavoro. Facciamo il possibile per portare sostegno materiale. Con gli aiuti che ci arrivano cerchiamo di sostenere le famiglie in difficoltà, i profughi e coloro che hanno perso la casa e lavoro".

Gli attentati in Libano, che resta un terreno di sfogo per la Siria, fanno pensare a un’esportazione della crisi nel Paese dei Cedri. Si tratta di un rischio concreto?
"Il rischio di allargamento del conflitto siriano in Libano esiste e a qualcuno farebbe anche comodo. È importante, però, che gli ‘anticorpi’ che ci sono nel Paese non cadano nella trappola. Il centro del Libano appare adesso piuttosto tranquillo, mentre il Nord, dove sono presenti anche molti alawiti, e il Sud, in mano ad Hezbollah, sono più alla mercé di tensioni. Per questo motivo è importante che i leader politici, i capi religiosi e gli esponenti della società civile libanesi non prendano decisioni, come si suol dire, ‘di pancia’".

Non facile, viste anche le pressioni internazionali sulle fazioni siriane in lotta…
"Il futuro del Medio Oriente si decide in Siria dove le diverse realtà come sunniti e sciiti si scontrano. La comunità internazionale è divisa, con Usa e Paesi arabi da una parte, e Russia dall’altra, in gioco ci sono interessi geostrategici ed economici decisivi per il futuro della regione. La composizione plurietnica e plurireligiosa della Siria è l’immagine del Medio Oriente. Quello che accadrà in questo Paese influenzerà tutta la Regione".

I cambiamenti in atto in Medio Oriente registrano un elemento di novità come la storica visita dell’emiro del Qatar, Hamad bin Khalifa al Thani, a Gaza, isolata dalla diplomazia internazionale sin dalla presa del potere di Hamas nel giugno del 2007…
"La visita a Gaza dell’emiro del Qatar è un segno evidente di questi mutamenti in atto in Medio Oriente non solo a livello di guerre ma anche di intrecci e di relazioni. Il Qatar, che ha un ruolo importante nelle vicende siriane, sta ora riavviando relazioni con Gaza che ha legami con l’Iran ed Hezbollah. Difficile dire come andrà a finire, le strategie in atto sono diverse".

In questo panorama in continuo cambiamento che futuro prevede per la minoranza cristiana?
"Il futuro dei cristiani non cambia: restare qui, in Medio Oriente, nei loro Paesi dove si stanno delineando scenari politici nuovi, con dinamiche interne anche religiose. Non dobbiamo avere paura del futuro ma darci da fare, come afferma l’esortazione ‘Ecclesia in Medio Oriente’, nel campo sociale, civile, politico. Uno dei nostri problemi – forse perché siamo minoranza – è che non ci facciamo sentire abbastanza nelle nostre società arabe. Dobbiamo qualificare la nostra presenza".

La delegazione di Benedetto XVI in Siria è stata posticipata a dopo il Sinodo…
"La delegazione apostolica è un gesto d’incoraggiamento e di sostegno alla popolazione. Il suo posticipo è dovuto solo alla situazione sul terreno che non è sicura, specie adesso dopo gli attacchi a Damasco e Aleppo. Non so cosa potrà riuscire a fare, il tempo del dialogo in Siria, sembra essere scaduto. A noi non resta che sperare e pregare".