DISAGIO EMOTIVO
Telefono Amico: presentato oggi in Università Cattolica il Rapporto 2011
La crisi economica in questi ultimi anni non ha intaccato solo il benessere economico delle famiglie italiane, ma anche quello psicologico ed emotivo. È quanto emerge dai dati dell’Osservatorio sul disagio emotivo di "Telefono Amico Italia" che oggi ha presentato il Rapporto 2011 all’Università Cattolica di Milano. Sono state oltre centomila le telefonate ricevute, nel corso dell’anno, dalle 21 sedi locali dell’associazione, grazie al lavoro di 700 volontari che rispondono al numero verde (199 284 284) dalle 10 alle 24. "Si tratta del numero più alto di contatti mai raggiunto, con un aumento dello 0,6% rispetto all’anno scorso, ma soprattutto con un incremento del 6,7% in confronto al 2009, l’anno in cui la crisi economico-finanziaria ha iniziato a farsi sentire nel nostro Paese", sottolinea Alessandro Rosina, del laboratorio di statistica applicata dell’Università Cattolica, che ha curato l’elaborazione dei dati.
Uno sguardo al lato oscuro della crisi. Quello di "Telefono Amico" è un osservatorio privilegiato per capire gli andamenti della società e i bisogni più nascosti delle persone. Nato nei primi del ‘900 negli Stati Uniti per cercare di porre un freno ai suicidi, questo tipo di servizio si è affermato in Europa a partire dagli anni Cinquanta. "Le prime esperienze in Italia – spiega il presidente dell’associazione, Dario Briccola – risalgono agli anni Sessanta, ma con il passare del tempo la sua funzione si è modificata seguendo i cambiamenti della società. Da qui la scelta di creare, cinque anni fa, l’Osservatorio sul disagio emotivo: un modo per aiutare l’opinione pubblica e le istituzioni a dare un volto a quanti stanno dall’altro capo del filo".
I dati del rapporto. Guardando ai dati degli ultimi anni emerge come al semplice bisogno di compagnia si siano progressivamente sostituite forme complesse di disagio emotivo, sempre più difficili da comunicare. "Spesso – racconta il presidente Briccola – ci troviamo a concludere le telefonate senza essere riusciti a capire quale sia il reale problema di chi avevamo dall’altro capo del telefono. Le persone che ascoltiamo sono confuse, segnate dall’inquietudine e dall’incapacità di darsi una prospettiva". Una lettura che ha dei riscontri nei dati dove, per le donne, la crescita maggiore è legata agli stati d’angoscia (+2,4%) e alla preoccupazione (+1,8%), mentre tra gli uomini sono in aumento i casi d’inquietudine (+1,5%) e confusione (1,3%). Cresce anche la depressione che tocca il 5,4% del totale, due punti percentuali in più rispetto al 2009. A chiedere aiuto sono soprattutto le fasce centrali della popolazione e, in particolare, gli uomini, circa il 70% del totale.
La preoccupazione per il futuro. Secondo i ricercatori della Cattolica, la relazione tra crisi economica e crescita del disagio emotivo emerge chiaramente dall’analisi: il 35% degli utenti è costituito da pensionati, mentre oltre il 40% è rappresentato da lavoratori di età medio alta, con una particolare incidenza per autonomi e imprenditori. "Queste – spiega Rosina – sono le fasce che sentono di più la crisi. Basti pensare alle persone che perdono il lavoro o sono in cassa integrazione, gli imprenditori e i lavoratori autonomi che faticano a proseguire nella loro attività. Persone che faticano ad avere una prospettiva per il domani".
L’importanza della relazione. Minore risulta l’incidenza dei giovani, anche se lo stesso ricercatore ammette come questo fatto possa avere due giustificazioni: da un lato, perché "il telefono non è lo strumento più adatto per raggiungerli" e, dall’altro, perché "il sostegno della famiglia e delle reti amicali rappresentano ancora un valido aiuto in caso di bisogno". Nonostante questo, "Telefono Amico" sta cercando di mettere a punto nuovi strumenti per riuscire a rimanere il più possibile al passo con i cambiamenti in atto nella società. "Abbiamo avviato la sperimentazione di un servizio di ascolto via posta elettronica – ha concluso il presidente di ‘Telefono Amico’ – ma attendiamo di capire quali riscontri avrà. Credo, comunque sia, che i numeri crescenti di contatti di questi anni dimostrino quanto ancora sia importante la relazione diretta, offrendo un ascolto che non sia fatto solo con la testa, ma anche con il cuore".
a cura di Michele Luppi (Milano)