AIUTO ALLA VITA
Giuseppe Anzani (Mpv): ”La crisi fa stramazzare quelli che stanno soli”
Si apre oggi pomeriggio a Bellaria il XXXII convegno nazionale dei Centri di aiuto alla vita (Cav) che ha per titolo "Uno di noi, insieme per la vita". A Giuseppe Anzani, vicepresidente del Movimento per la vita (www.mpv.org), abbiamo posto alcune domande, anche alla luce del recente Messaggio del Consiglio episcopale permanente della Cei per la 35ª Giornata nazionale per la vita (3 febbraio 2013), intitolato "Generare la vita vince la crisi" (clicca qui).
Cosa la colpisce di più del Messaggio della Cei?
"È un messaggio di speranza. Sono stimolanti questo recupero della speranza, di un investimento e di una fiducia nel futuro, come pure la dinamica della gratuità sottolineati nel Messaggio dei vescovi nell’attuale depressione sia economica sia psichica e spirituale. C’è una diagnosi molto acuta e non banale della crisi che attraversiamo. È l’immagine di un’anima del nostro mondo che sta dilatando il tempo della difficoltà fino quasi a una paralisi interiore. È questo il fondale cupo descritto: non mancano i soldi, manca la speranza, il futuro. Siamo congelati in un presente, che è triste e deprimente. È una foto molto realistica".
Come far riscoprire alla cultura attuale in crisi il valore della vita?
"Di fronte alla prospettiva di sacrifici che ci impone il governo dell’emergenza, riscoprire che esiste nel cosmo e nella naturalezza della vita umana un fatto come la famiglia, che è, per sua essenza, festa, prossimità, gratuità, dono, può alimentare speranza. Un discorso così può provocare un’alzata di spalle o far riflettere che, se rimestiamo sempre i nostri passi attorno ai temi della tristezza, dell’angoscia e della paura del futuro, noi stiamo marciando sul posto. Dobbiamo, invece, camminare verso il futuro, anche se un po’ ignoto, anche un po’ rischiando, anche un po’ azzardando la dinamica del dono, che tiene insieme le famiglie. Questa è un’azione positiva, come accade nelle difficoltà in cui ci si unisce, ci si gemella. Altri temi consueti a noi del Movimento per la vita, come il contrasto dell’aborto e l’aiuto alla maternità difficile, sono inclusi in questo tema più grande, che è l’aprirsi all’immagine della vita. L’aborto è una cosa tremenda, ma qui siamo ad un inverno ancora anteriore al problema dell’aborto. È un inverno che non ci fa neanche creare il nido nel quale concepire una vita".
Quale deve essere l’impegno dei credenti a favore della cultura della vita?
"Oggi la cultura della vita è la cultura del soccorso alla vita grama degli altri. Il messaggio evangelico di dare il superfluo ai poveri è l’imperativo della vita. Poi, per il Movimento per la vita, c’è l’affiancamento a situazioni di difficoltà specifica, come una gravidanza inattesa. Allora, la nostra presenza si deve orientare verso un orizzonte più ampio del nostro settore specifico, cioè capire che l’aiuto alla vita si dilata dal grembo fino al suo compimento, accompagnandola anche nelle fasi in cui grida il suo bisogno. Occorre mettersi insieme nell’attuale situazione di disagio, di invocazione, di sofferenza. La crisi fa stramazzare quelli che stanno soli. Quello che possono fare tutti i credenti è ‘sentirsi insieme’, facendo partecipi i più bisognosi dei propri beni e della propria vita".
Oggi pomeriggio alla tavola rotonda che apre il convegno dei Cav lei parlerà proprio di "Insieme: ragione e passione". Come possono camminare "insieme"?
"Insieme è la radice dell’essere. L’immagine del figlio nel grembo della madre, il primo insieme, è l’icona stessa della vita. Insieme è l’abbraccio che genera la vita, è il ‘noi’ dell’uomo e della donna che diviene uno e fiorisce nel nuovo noi della vita nuova. Vita donata e simultaneamente avuta in dono. Insieme è il profilo della relazione di accoglienza, di protezione, di aiuto alla vita; e, in sintesi, l’essere insieme è il succo sapienziale dell’esistenza umana. Chi lo intende e aiuta la vita resta insieme, non si frammenta. Nella varietà degli interessi, dei saperi e delle esperienze deve rimanere concorde e condivisa la vocazione a servire la vita. Chi aiuta la vita non si appaga di dirlo, sommessamente o a gran voce che sia, dentro il frastuono mediatico del nostro tempo, ma ne dà testimonianza mettendosi insieme con chi trova difficile accogliere la vita e chiede aiuto. La storia dei Cav è proprio questa testimonianza; non è soltanto memoria, è continuo preludio, è speranza e profezia di questo insieme operoso che perdura. Perdura per la vita, nel doppio profilo dell’obiettivo e dell’ideale che ci muove, ma anche nel senso del durevole impegno che qualifica il nostro andare incontro, e persino in cerca delle vita che chiede aiuto. Non per una stagione, ma appunto per la vita. La missione dei Cav non deve, quindi, cambiare: i Cav rappresentano il momento dell’accoglienza di fronte al dramma dell’aborto. ma questo impegno deve prolungarsi in una specie di abbraccio su ogni realtà a rischio. Le vite salvate dai Cav sono moltissime. Anche se ciò è una goccia d’acqua nel mare magnum della tragedia dell’aborto, è un segnale di speranza che ci convince a non gettare la spugna".