COMMISSIONE UE

Dai poveri alla Tobin tax

Il Collegio Barroso è impegnato su diversi fronti. Gli impegni per il 2013

Sì alla tassa sulle transazioni finanziarie, con una cooperazione rafforzata tra 11 Stati; stop alle quote rosa obbligatorie nei consigli di amministrazione delle imprese, rimandata sine die; occhi puntati al bilancio per il prossimo anno e ai negoziati per quello pluriennale; avanti con il nuovo fondo per i cittadini bisognosi. Sono alcuni dei fronti aperti per la Commissione europea che, nel frattempo, ha varato il proprio programma di lavoro per i futuri 12 mesi.

Sette priorità. Sono sette gli “ambiti prioritari” per rimettere in sesto l’economia, promuovere la competitività e il lavoro, perseguire gli obiettivi di inclusione sociale e di sicurezza, confermare il ruolo di “attore globale” dell’Europa: il programma di lavoro della Commissione per il 2013 è stato illustrato il 23 ottobre all’Europarlamento dal vice presidente Maros Sefcovic. I “settori principali di intervento legislativo” comprendono anzitutto “la realizzazione di una unione economica e monetaria effettiva”, con “nuovi atti legislativi per rafforzare la stabilità, la trasparenza e la tutela dei consumatori nel settore finanziario”. L’Esecutivo intende quindi “promuovere la competitività attraverso il mercato unico e la politica industriale” e dar corso al progetto “connect to compete” (collegare per competere), ovvero “potenziare le reti liberalizzando il settore dell’energia, incentivando gli investimenti in infrastrutture come la banda larga e modernizzando i trasporti e la logistica in Europa”, ha chiarito Sefcovic. Inoltre il Collegio si muoverà per “orientare la crescita a favore dell’occupazione”, “utilizzare le risorse dell’Europa per promuovere la competitività”, costruire un’Europa sicura e un'”Europa attore globale”.

Aiuti ai poveri. Di particolare interesse la proposta avanzata il 24 ottobre, presentata dallo stesso José Manuel Barroso, capo della Commissione: “A livello europeo abbiamo bisogno di meccanismi di solidarietà e di risorse adeguate per aiutare i poveri e gli indigenti che in molti casi si trovano a vivere una vera e propria situazione d’emergenza sociale”. Con il nuovo Fondo di aiuti agli indigenti (che dovrebbe entrare in vigore nel 2014, mentre fino al 2013 sarà in funzione il fondo per gli aiuti alimentari da 500 milioni di euro l’anno) potranno essere distribuiti generi di prima necessità, come riso, pasta, biscotti, cioccolato, zucchero, scatolame, oltre a vestiti, calzature, sapone, dentifricio, shampoo. Beni, questi, da far arrivare – tramite organizzazioni caritative e del volontariato, fra cui quelle cattoliche – alle famiglie povere o rimaste senza reddito, ai senzatetto, ai bambini privati dei mezzi minimi di sussistenza. Il Fondo per gli indigenti sarebbe dotato per il periodo finanziario 2014-2020 di 2,5 miliardi di euro, cui si dovranno aggiungere cofinanziamenti nazionali per almeno il 15% della cifra totale. La proposta della Commissione è stata trasmessa a Consiglio e Parlamento Ue per una approvazione definitiva. Laszlo Andor, commissario per gli affari sociali e l’inclusione, ha ribadito: “Il Fondo offrirà un aiuto tangibile per aiutare i cittadini più vulnerabili a integrarsi nella società. Esso rappresenterà una dimostrazione concreta della solidarietà dell’Unione con le persone maggiormente colpite dalla crisi”.

Arriva la Tobin tax. Mentre la Commissione segue, non senza una dose di preoccupazione, le trattative in corso tra l’Euroassemblea e il Consiglio degli Stati membri in relazione al budget comunitario dell’anno prossimo e al Quadro finanziario pluriennale, ha accolto la proposta di 11 Paesi per l’applicazione di una imposta comune sulle transazioni finanziarie (conosciuta come Tobin tax), mediante una cooperazione rafforzata consentita dai trattati. Gli Stati coinvolti sono Germania, Francia, Italia, Spagna, Austria, Belgio, Portogallo, Slovenia, Grecia, Slovacchia ed Estonia, che rappresentano quasi due terzi dell’economia comunitaria. Barroso, che aveva formulato l’idea un anno fa, ha commentato: “Questa imposta può generare un gettito di svariati miliardi di euro, estremamente necessari per gli Stati membri in questo difficile momento. È una questione di equità: dobbiamo fare in modo che i costi della crisi siano condivisi dal settore finanziario anziché essere addossati ai comuni cittadini”. Gli Stati coinvolti devono però ora accordarsi sulle modalità operative che riguardano le aliquote e gli scambi finanziari da assoggettare (si propone per ora lo 0,1% sulla compravendita di azioni e obbligazioni, lo 0,01% sui derivati; esenti i titoli di Stato) e la destinazione dei fondi raccolti. Qui le proposte sono molteplici: si va dalla costituzione di un fondo per la competitività economica a un altro da indirizzare alla formazione. Algirdas Semeta, commissario per la fiscalità, ha puntualizzato: “Una imposta comune sulle transazioni finanziarie andrà a vantaggio dell’intera Ue anche se non è applicata in tutta l’Unione” (restano fra l’altro escluse piazze finanziarie di prima rilevanza come Londra e Lussemburgo). “Condurrà a un mercato unico più forte e più coeso e contribuirà a una maggiore stabilità nel settore finanziario”.