TERREMOTI
Le scosse tra Calabria-Basilicata e la sentenza Commissione grandi rischi
Torna la paura per i terremoti in Italia. Un sisma di magnitudo 5 è stato registrato all’1.05 della scorsa notte nell’area del monte Pollino, tra Calabria e Basilicata. Un uomo di 84 anni è morto d’infarto. A Mormanno la cattedrale è stata dichiarata inagibile e i pazienti trasferiti in altri ospedali. Molta gente già dormiva in auto da tempo, a causa dello sciame sismico che si registra da oltre due anni. A pochi giorni dalla sentenza del Tribunale dell’Aquila che ha condannato a sei anni di reclusione i membri della Commissione Grandi rischi per "non aver allertato" la popolazione e "minimizzato" i rischi del terremoto in Abruzzo del 6 aprile 2009, Patrizia Caiffa, per il Sir, ne ha parlato con don Claudio Tracanna, portavoce dell’arcidiocesi dell’Aquila e direttore del quindicinale "Vola".
Cosa ha provato stamattina, appena sentita la notizia? E quale consigli dare, sulla base dell’esperienza fatta, a chi oggi si trova in situazione di allerta sismico?
"Stamattina ogni aquilano avrà sicuramente ripercorso quei momenti di tre anni e mezzo fa. Speriamo che a nessuno tocchi la stessa sorte e sia solo uno sciame sismico. È meglio non sottovalutare nessun segnale ed essere sempre pronti a tutto. È vero che i terremoti non sono prevedibili, ma proprio per questo bisogna essere molto prudenti. Il fatto che abbiano evacuato gli ospedali e altri luoghi pubblici fa capire che l’allerta è tanto. Questo è positivo perché, in caso di una scossa più forte, l’evento non li troverà impreparati".
Come si può – se è possibile – tenere sotto controllo la paura in questi momenti?
"Bisogna pensare che sono fenomeni naturali dai quali ci si può proteggere. Qualche giorno dopo il terremoto dell’Aquila mi rimase impressa una frase: ‘Il terremoto non uccide. È l’uomo ad uccidere quando costruisce male, quando non prepara la popolazione, quando è negligente’. L’unica protezione è essere pronti e preparati e cercare di stare in luoghi il più possibile sicuri, senza mettersi a rischio in locali troppo affollati, come le discoteche o i grandi supermercati, dove l’affollamento non aiuta l’eventuale evacuazione in caso di scossa".
A Mormanno la cattedrale è già stata dichiarata inagibile. Le chiese antiche sono tra i beni culturali più a rischio, come purtroppo l’Aquila sa. Cosa fare?
"Purtroppo si può fare poco, perché gli edifici antichi risentono più degli altri del terremoto, anche per interventi in cemento fatti successivamente alla costruzione, come è successo all’Aquila. Se passerà l’allerta bisogna cercare di metterli in sicurezza perché sono il patrimonio di un Paese, testimoni della fede di un popolo, luoghi dove la gente si riconosce. Non pensarci troppo tardi e metterli in sicurezza prima che possano essere seriamente danneggiati. Questo potrebbe evitare qualche crollo in caso di una forte scossa. Sicuramente con la messa in sicurezza anche il centro storico dell’Aquila poteva essere salvato. Il rapporto Barberi aveva già segnalato gli edifici che sarebbero stati distrutti in caso di un forte terremoto. Lì bisognava mettere in sicurezza oppure essere coraggiosi ed evacuare i palazzi più pericolanti".
La sentenza del Tribunale dell’Aquila sta facendo molto discutere. Che ne pensa?
"Va rispettata, anche se sappiamo che è solo il primo grado di giudizio ed è già stato annunciato il ricorso in appello. Bisognerà vedere l’evolversi dell’iter giudiziario. Come hanno scritto alcuni parenti delle vittime, nessuno ha gioito per la sentenza: non restituisce le persone care e non si può gioire per le condanne altrui, anche perché sono in gioco professionalità e vite. L’augurio di tutta la comunità aquilana è che, a prescindere da come andrà avanti l’iter giudiziario, non succeda che alla fine non ci sarà nessun responsabile. È chiaro che i responsabili di questa tragedia devono venir fuori. Gli unici responsabili delle vittime del terremoto dell’Aquila non possono essere solo i condannati della Commissione Grandi rischi. Aspettiamo che accertino le responsabilità di tutti e non solo di chi doveva dare un parere autorevole".
Quali altre responsabilità?
"Tecnici, amministratori, chiunque è deputato a garantire la sicurezza dei cittadini e che magari non ha provveduto a farlo come doveva. Certo gli scienziati dovevano dare il loro parere chiaro, ma non era loro compito dover pensare alla comunicazione e a gestire una eventuale emergenza".
Quali conseguenze dopo questa sentenza? Si rischiano allarmi eccessivi?
"Più che altro potrebbe portare ad addossare tutte le responsabilità alla Commissione Grandi rischi, chiudendo così il cerchio delle responsabilità. Evacuare tutte le volte è una conseguenza impensabile. Bisogna invece agire a livello di formazione, spiegando alle persone come comportarsi in caso di emergenza. E provvedere alla messa in sicurezza degli edifici. Per lo Stato è un investimento a breve termine più cospicuo, ma a lungo termine costa meno della ricostruzione di una intera città come sta accadendo all’Aquila. La preparazione della popolazione è stata fatta sempre in maniera superficiale, soprattutto nelle zone ad alto rischio sismico. È l’unico modo per prevenire i disastri".
Prevenire è meglio che curare: la tragedia dell’Abruzzo è stata un insegnamento?
"Non vorrei che ogni tragedia non insegnasse nulla e si continui invece a contare i morti e riparare i danni. La prevenzione è un investimento che paga nel tempo e che si fa per salvare le persone. Anche perché costa da ogni punto di vista: giudiziario, della ricostruzione. Speriamo non si agisca con la solita superficialità e che la nostra vicenda sia stata un insegnamento per tutti".