EMIGRATI
Corriere degli Italiani: i cinquant’anni del settimanale cattolico in Svizzera
"Cinquant’anni al servizio della collettività". È questo il titolo che apre il numero speciale del Corriere degli Italiani, settimanale di ispirazione cattolica che da mezzo secolo rappresenta la voce degli emigranti italiani in Svizzera. Un anniversario che sarà ricordato domani, 29 ottobre, a Roma all’interno del seminario dal titolo "Emigrazione italiana in Europa e comunicazione", promosso da Fondazione Migrantes, Agenzia Sir e Fisc (Federazione Italiana dei Settimanali Cattolici). Un’occasione in cui si ricorderanno anche i sessant’anni del "Corriere d’Italia", mensile dei migranti italiani in Germania, e i 45 anni del bimestrale "Nuovi Orizzonti Europa", periodico d’emigrazione diffuso in Francia, Belgio e Lussemburgo.
Al fianco degli emigranti. Il primo numero del Corriere degli italiani è stato pubblicato il 1° febbraio 1962, raccogliendo l’eredità di testate storiche che, fin dai primi anni del ‘900, avevano rappresentato un punto di riferimento per i tanti italiani emigrati in cerca di lavoro e fortuna in diversi Paesi europei. Uno dei più importanti fu sicuramente "Il Corriere", fondato da mons. Torricella in Francia, nel 1926, che dal 1952 iniziò a contenere un inserto speciale per la Svizzera, embrione del futuro settimanale, nato dieci anni dopo. Tra i fondatori del Corriere degli Italiani troviamo padre Angelo Ceccato, missionario scalabriniano direttore delle Missioni Cattoliche Italiane che, in occasione della pubblicazione del primo numero, espresse l’auspicio che il giornale riuscisse a "diffondere la voce della Chiesa tra molti emigrati". "Il nostro giornale è nato per essere al fianco dell’immigrato italiano che vive e testimonia tutto il complesso bagaglio delle qualità del suo DNA culturale, religioso e morale", spiega mons. Antonio Spadacini, presidente dell’Associazione Corriere degli Italiani, l’ente della delegazione delle Missioni cattoliche italiane in Svizzera che, dal 1998, rappresenta l’editore di riferimento del settimanale.
Un frutto del Concilio. Una storia quella del Corriere che si è intrecciata, fin dai primi mesi di vita, con le novità del Concilio Vaticano II apertosi nell’ottobre del ’62, pochi mesi dopo l’avvio della pubblicazione. "Il Corriere degli Italiani ricorda mons. Giancarlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, è un tassello di questa stagione conciliare in Svizzera". Uno strumento che ha aiutato la "partecipazione dei fedeli delle comunità cattoliche italiane in Svizzera a rinnovare la propria fede dentro una Chiesa locale e non parallelamente ad essa, favorendo la partecipazione dei laici alla vita della Chiesa".
Navigando tra le difficoltà. In mezzo secolo di storia il periodico, con sede a Zurigo, ha accompagnato la vita di migliaia di emigrati riuscendo, come sottolinea mons. Spadacini, ad essere "segno di unità e unitarietà nella comunità", e aiutando le comunità migranti e l’Italia stessa ad "interpretare e spiegare il complesso fenomeno migratorio". Un percorso reso possibile grazie al lavoro dei direttori che si sono susseguiti in questi anni come l’attuale Renzo Sbaffi – alla fedeltà degli abbonati e delle missioni locali, ma anche al sostegno economico ed intellettuale della Fondazione Migrantes, dell’Agenzia Sir e della Fisc, oltre che ai contributi del Ministero per gli Affari Esteri. Nonostante questo, durante tutta la sua storia, il periodico l’ultimo settimanale cattolico di emigrazione rimasto in Europa – ha conosciuto periodi duri che hanno fatto temere per la chiusura della testata. "Oggi più che mai continua mons. Spadacini il nostro settimanale deve combattere e superare difficoltà economiche, trovarsi davanti porte chiuse, vincere diffidenze in alto e in basso".
Una prospettiva europea. Difficoltà da cui il sacerdote è convinto si possa uscire solo guardando avanti, verso una prospettiva europea come si sta provando a fare, dal 2003, all’interno di un cammino comune avviato con la Fisc e Sir Europa. "Se vorrà avere un futuro Il Corriere dovrà necessariamente allargare il suo orizzonte in tutta l’Europa cattolica", spiega il presidente della società editrice che non nasconde come il progetto sia ancora ad una fase embrionale: "Può anche darsi ammette che questo auspicio rimanga tale, ma bisogna tentare. Se tutto ciò dovesse cadere nel nulla allora sarà stato un bel sogno, che tuttavia non sminuirà affatto il nostro intento di bene". Intanto il cammino del Corriere degli Italiani continua "mettendo sempre al centro dei suoi valori la persona umana".
a cura di Michele Luppi – Sir