STATI UNITI
Sandy lascia una lunga scia di morti e danni per ora incalcolabili
Migliaia di abitanti di New York e della Costa orientale degli Stati Uniti si sono svegliati martedì 30 ottobre senza elettricità, in case allagate e con l’ansia di dover fronteggiare i danni del più micidiale uragano in un’intera generazione. Oltre otto milioni di persone restano ancora in serata senza corrente elettrica. Nella "grande mela" la situazione è precaria in diversi quartieri. Basta camminare per le strade di Bushwick a Brooklyn, un’area tra le meno colpite, per vedere gli effetti dell’uragano Sandy: in molti isolati bisogna fare la gimcana tra rami di alberi divelti e insegne di negozi sradicate dal vento. A Manhattan la gru posizionata accanto a uno dei grattacieli più alti, sulla Cinquantasettesima strada, ripresa in tutti i siti web e dai telegiornali del mondo intero, continua a oscillare vicino alla torre di vetro.
I danni. Ponti e metropolitana di New York restano chiusi. Molte gallerie della metro sono al momento allagate. Si registrano danni di entità inedita per la subway di New York. La tempesta è stata la più devastante dei suoi 108 anni di storia, ha detto il presidente della Metropolitan Transportation Authority, Joseph J. Lhota. Una situazione ancora più grave si sta verificando nello Stato del New Jersey. Il governatore Chris Christie ha definito i danni "incalcolabili" e ha detto che la costa del suo Stato è stata "devastata". Tra le aree più interessate la contea di Bergen e Atlantic City. Le foto della città, resa famosa dai suoi casinò, hanno fatto il giro dei social network mostrando schiere di auto che galleggiavano senza meta per le strade. In tutta la zona interessata i danni sono stimati in 20 miliardi. "È la peggiore tempesta che ho visto", ha raccontato al "New York Times", David Arnold, scrutando l’uragano dalla sua casa a Long Branch in New Jersey. "L’Oceano è entrato sulla strada; laggiù ci sono alberi dappertutto. Così brutta non l’avevo mai vista". Il presidente Barack Obama ha dichiarato lo stato di "calamità naturale" e lodato lo sforzo dei soccorritori, chiedendo alla popolazione di seguire le istruzioni delle autorità locali. La tempesta, declassata a post-ciclone tropicale, ha colpito la costa est degli Stati Uniti la sera del 29 ottobre, all’ora di cena, e si è via via spostata verso Nord, direzione Canada (dove ha fatto ulteriori danni), con venti che hanno raggiunto anche i 115 chilometri all’ora. I meteorologi hanno parlato di "tempesta perfetta", perché il ciclone Sandy proveniente dai Caraibi si è unito a una tempesta invernale proveniente da ovest.
Le vittime. Finora sono accertati almeno 35 morti legati ai danni della tempesta. Ma il bilancio è purtroppo destinato ad aumentare. Il vento fortissimo ha fatto cadere alberi e spezzato rami che poi hanno ucciso persone a piedi o in macchina, come è successo a due residenti di Morris County in New Jersey. Per quanto riguarda lo Stato di New York, il governatore Andrew Cuomo ha parlato di diverse vittime. Un grosso albero è caduto su una casa nel quartiere del Queens uccidendo un trentenne. Nelle stesse ore due bambini di 11 e 13 anni sono morti a North Salem, Westchester County per un incidente simile. Tre persone hanno perso la vita in Maryland e una in West Virginia.
La metropoli. Con irruenza l’acqua accumulata nel porto di New York nella notte di lunedì e nella giornata di martedì ha allagato decine di strade della città, creando il problema dell’acqua alta anche in borgate non costiere, come non era mai accaduto negli scorsi decenni. Le zone più colpite sono state la parte meridionale dell’isola di Manhattan – per larghi tratti completamente al buio -, compresa Wall Street, chiusa il 30 ottobre (riapre il 31), e il rione di Red Hook a Brooklyn, una vivace ex zona portuale oggi abitata soprattutto da comunità di pescatori e di artisti. A Red Hook molti scantinati e seminterrati sono finiti a mollo. I negozianti hanno trovato gran parte della loro merce inzuppata. Il molo 41, normalmente punteggiato di botteghe e laboratori di pittori e scultori, quasi non esiste più. "È una catastrofe", ha detto Greg O’Connell, il cui padre ha contribuito alla fine degli anni ’90 a cambiare l’urbanistica del quartiere. A Battery Park, la punta sud di Manhattan nota ai turisti perché da lì partono i traghetti per visitare Ellis Island e la Statua della libertà, l’acqua era alta quattro metri, il che ha battuto il record dell’uragano Donna nel 1960.
Strano silenzio. Alla luce dei danni causati dalla tempesta risulta quasi paradossale il silenzio dei due candidati alla presidenza, Barack Obama, e l’avversario repubblicano Mitt Romney, durante la campagna elettorale sul tema dei cambiamenti climatici. Romney nel suo discorso alla convention di Tampa aveva perfino accusato Obama di sprecare tempo e risorse utili a risollevare l’economia americana per "salvare il pianeta". Obama, dal canto suo, comprendendo la sensibilità dell’elettorato sulla questione della disoccupazione ha cercato di parlare meno possibile di ambiente. Dopo quella che è stata definita dal sindaco di New York, Michael Bloomberg, "la tempesta del secolo", il tema è tornato prepotentemente in primo piano. E anche i due candidati alla presidenza, nell’ultima settimana di campagna, dovranno tenerne in qualche modo conto.
Damiano Beltrami, corrispondente Sir da New York