SINODO DEI VESCOVI
Chiesa greco-cattolica ucraina: il cristiano nell’annuncio del Vangelo
Dal 7 al 28 ottobre 2012, i rappresentanti della Chiesa cattolica provenienti da ogni angolo del mondo, sotto la guida di Papa Benedetto XVI, si sono riuniti a Roma per discutere quali percorsi di una nuova evangelizzazione abbia individuato la Chiesa per la trasmissione della fede cristiana. Durante queste tre settimane i Padri sinodali e gli altri partecipanti hanno cercato di elaborare una tabella di marcia, se così si può dire, su come ravvivare la fede nella Chiesa, soprattutto in quelle regioni del mondo in cui la fede era stata emarginata o sembrava addirittura completamente spenta. Al Sinodo ha partecipato anche, ex officio, il Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina, l’Arcivescovo Maggiore Sviatoslav Shevchuk. Nel suo intervento, il 12 ottobre 2012, il capo dell’Ugcc ha reso partecipe l’assemblea sinodale dell’esperienza della Chiesa greco-cattolica ucraina in materia di evangelizzazione e di trasmissione della fede. Ha detto tra l’altro: “La trasmissione tradizionale della fede nella nostra Chiesa è sempre avvenuta nel contesto di una relazione interpersonale”, sostenendo che “la fede come dono di Dio e come virtù, come capacità di percepire e di penetrare nella vita divina ha come protagonista qualcuno che ci ha dato alla luce nella fede della Chiesa, e colui che è nato adesso alla fede”. “Il contesto eccezionale e la condizione di questa evangelizzazione è il contatto interpersonale che porta le persone all’incontro con il Cristo Risorto”, ha affermato l’Arcivescovo Maggiore, aggiungendo che, di conseguenza, la fede non può essere trasmessa né attraverso la migliore letteratura spirituale né tramite Internet, ma “può essere trasmessa soltanto dai credenti, da coloro che vivono per la fede”. Il capo della Chiesa greco-cattolica ucraina ha anche presentato all’assemblea sinodale un programma dell’attività pastorale dell’Ugcc da oggi al 2020 dal titolo: “Parrocchia viva – un luogo d’incontro con Cristo vivo”, sviluppato dal Sinodo dei vescovi dell’Ugcc, la cui idea chiave e il cui compito è l’evangelizzazione.
Dal momento che il Sinodo è ufficialmente terminato il 28 ottobre 2012, ora siamo in attesa della cosiddetta Esortazione post-sinodale – un documento tradizionalmente scritto dal Papa dopo un Sinodo. Tuttavia, l’Esortazione si limiterà a presentare le linee guida che la Chiesa potrà seguire. Non intende offrire una soluzione alle sfide attuali della Chiesa, interne ed esterne. Allora, che cosa farà? In effetti, il problema non è tanto cosa intenda fare, ma chi lo farà. Sappiamo tutti molto bene chi sia questa Persona. Concretamente, la Chiesa ha conosciuto questa Persona e ha proclamato la sua Buona Novella agli uomini da oltre duemila anni. Sì, il suo nome è Gesù Cristo. È quindi sulla base di un rapporto vivo e autentico con il nostro Redentore, che ogni cristiano è in grado di attingere alla vita divina che fornisce l’energia necessaria per una vera vita gioiosa quotidiana che conduca alla vita eterna.
Riflettendo sul tema della nuova evangelizzazione nel mondo di oggi, mi sono sempre più convinto che prima di tutto dipende da noi, clero e persone consacrate, da come abbiamo potuto misurare lo stato di salute spirituale dl ogni data società di cui siamo al servizio. Certo, ogni cristiano, attraverso la virtù del proprio Battesimo, è chiamato ad essere un vero testimone del Signore nel quotidiano. Tuttavia, dal momento che noi, clero e consacrati, abbiamo ricevuto una speciale chiamata del Signore a seguire da vicino le sue orme, e contemporaneamente ad accompagnare in questo cammino divino tutti coloro che ci sono stati affidati, è prima di tutto a noi che la gente guarda, quando cerca il senso della propria vita. Siamo sempre in prima linea, quando si tratta di direzione spirituale. Di conseguenza, se la nostra vita di tutti i giorni non riflette la vocazione che abbiamo ricevuto da Nostro Signore, non solo diventiamo ipocriti, ma finiamo per deludere le persone, lanciando un segnale sbagliato e gettando un’ombra sulla Chiesa, in particolare sulla sua missione evangelizzatrice. In altre parole, se il Padre Tizio, per esempio, predica al popolo dal pulpito di cercare i beni spirituali invece di quelli terreni, ma allo stesso tempo guida un’auto di lusso e indossa abiti costosi, quanto convincente sarà il suo messaggio? Le persone non sono cieche, specialmente oggigiorno; di conseguenza, è fondamentale che noi religiosi viviamo ogni giorno all’altezza dei più elevati standard rispetto ai termini della nostra vocazione, incendiando il mondo intorno a noi con il nostro esempio. Sono quindi assolutamente convinto che solo allora il messaggio salvifico del Signore si trasformerà – mediante i cuori e le menti delle persone – nell’espressione concreta dell’amore che non può nascere da nessun altro, se non da Dio stesso. Soltanto allora saremo in grado di rispondere degnamente e con la dignità che è propria di ogni uomo alla fiducia che il nostro Padre celeste ha riposto in noi.