ANZIANI E GIOVANI

Mai gli uni senza gli altri

L’Auser sollecita una legge quadro nazionale sull’invecchiamento attivo

La realizzazione di una legge quadro nazionale sull’invecchiamento attivo. È l’obiettivo che si pongono Auser (www.auser.it), Anteas (Associazione nazionale tutte le età attive per la solidarietà – www.anteasnazionale.it) e Ada (Associazione diritti anziani – www.ada.it), che l’8 novembre promuovono a Roma l’incontro nazionale "Invecchiamento attivo e Rapporto intergenerazionale". Secondo l’Istat, nel nostro Paese sono circa 12 milioni i residenti di età superiore a 65 anni, di cui circa 3,4 milioni con più di 80 anni. Oggi rappresentano circa il 21% della popolazione, ma fra 20 anni arriveranno a più del 30%. A illustrare a Giovanna Pasqualin Traversa per il Sir l’appuntamento romano, che "intende essere una proposta di realizzazione degli scopi dell’Anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni che sta volgendo al termine", è Michele Mangano, presidente nazionale Auser.

Quali attese e obiettivi?
"Puntiamo alla definizione di un programma nazionale per l’invecchiamento attivo e ad una relativa legge quadro nazionale. Già due regioni, Liguria e Umbria, si sono dotate di leggi regionali in materia. Abbiamo invitato all’incontro il ministro per la cooperazione Andrea Riccardi e il sottosegretario del ministero del Lavoro Maria Cecilia Guerra perché vorremmo un’interlocuzione governativa, oltre che parlamentare. Il nostro auspicio è che, sollecitando l’attenzione di tutte le forze politiche, nella prossima legislatura venga esaminata l’ipotesi di una legge quadro nazionale che sarebbe un vero e proprio riconoscimento del ruolo e della funzione delle persone anziane nell’ambito della comunità".

Oggi l’approccio alla questione anziani è per lo più di tipo emergenziale…
"Purtroppo l’invecchiamento della popolazione, mutamento antropologico tra i più rilevanti di quelli intervenuti negli ultimi decenni, non viene ancora sufficientemente posto all’attenzione di un adeguato intervento di carattere politico-economico. L’invecchiamento non può essere considerato solo la fase terminale dell’esistenza; rientra nel quadro di un discorso che riguarda l’intero arco della vita e va visto piuttosto come una chiave di lettura e una possibile fonte di risorse umane e sociali. In questa prospettiva l’invecchiamento attivo diventa un obiettivo sociale e politico da perseguire. L’allungamento della vita è dovuto anche a quelle conquiste del secolo scorso che oggi si vogliono ma non si possono mettere in discussione: il diritto all’istruzione, al lavoro, alla salute e alla previdenza".

In concreto, che cosa chiedete?
"Il Trattato di Lisbona e il recente documento del Dipartimento della famiglia presso il ministero della Cooperazione trattano la questione esclusivamente in termini ‘lavoristici’ come se il nodo fosse solo quello di ridisegnare le regole del sistema pensionistico. Occorre invece tutelare la salute degli anziani promuovendo prevenzione e nuovi stili di vita, sviluppare servizi a sostegno dei più fragili, istituire un fondo per la non autosufficienza degno di questo nome, promuovere la ricerca per il mantenimento della qualità della vita, affrontare le questioni dell’accompagnamento all’età della pensione. E’ inoltre necessario superare l’analfabetismo diretto e di ritorno presente nella fascia degli anziani, anzitutto in materia di digital divide, di fronte ai problemi concreti di accesso ai servizi che il programma governativo di informatizzazione della Pubblica amministrazione potrebbe creare loro".

Anziani risorse per la società: in che modo?
"Anzitutto attraverso l’impegno volontario di cura diretto alla persona, svolto da molti di loro. A questo si aggiunge l’impegno civico nell’ambito della propria comunità, volto ad esempio alla valorizzazione dei beni comuni: monumenti, musei, biblioteche, parchi che grazie agli anziani verrebbero restituiti alla fruizione della collettività altrimenti abbandonati. La legge quadro nazionale dovrebbe riconoscere attraverso crediti sociali – accesso ad attività culturali, ricreative, sportive promosse dai Comuni e agevolazioni sul trasporto urbano – questo duplice impegno svolto gratuitamente a beneficio dell’intera comunità".

Come superare il rischio di un rapporto tra generazioni inteso come contrapposizione "giovani-anziani"?
"Questa visione distorta di anziano garantito e giovane precario/disoccupato potrebbe essere causa di ulteriori lacerazioni del tessuto sociale e richiede la scrittura di un nuovo patto di solidarietà tra generazioni. Di garantito oggi non c’è quasi nessuno: il 52% dei pensionati over 65 riceve un importo inferiore ai 500 euro mensili, e ben il 78% del restante 48% non supera i 750 euro. Quali garanzie rispetto all’aumento del costo della vita che dal 2008 è cresciuto di 284 euro mensili a fronte di pensioni rimaste invariate? È necessario costruire un nuovo rapporto intergenerazionale fondandolo, oltre che sul valore della trasmissione della memoria e sul rapporto di solidarietà, anche su un elemento nuovo, quello delle reciproche opportunità. Occorre insomma sviluppare forme di economia sociale, ad esempio rimettendo in uso, grazie al contributo di anziani disponibili a donare il proprio tempo, un bene abbandonato per affidarlo alla gestione di una cooperativa all’interno della quale possano lavorare dei giovani. Giovani e anziani insieme in un progetto condiviso. Questo darebbe anche un senso compiuto all’Anno europeo".