CHIESA E CITTÀ

Un sapore diverso

La piccola parrocchia ”disarmata” in prima linea nell’annuncio del Vangelo all’uomo di oggi

Il Sinodo si è da poco concluso, molti i pensieri, le indicazioni e i progetti raccolti e rilanciati perché un tempo breve diventi una stagione di novità.
Tra le molte presenze chiamate a rinnovarsi nell’annuncio del Vangelo c’è la parrocchia. Gli interventi nell’aula sinodale lo avevano preannunciato ed è arrivato puntuale il richiamo nel Messaggio finale con l’immagine, cara a Giovanni XXIII, della fontana del villaggio "a cui tutti possono abbeverarsi trovandovi la freschezza del Vangelo".
L’umile e fragile parrocchia è sempre nel cuore dei pastori e questa conferma universale stimola pensieri e scelte all’altezza di un’epoca in cui la globalizzazione, la mobilità umana, le nuove tecnologie dell’informazione rischiano di essere trasformate più in ruspe che in aratri nella vita della gente e nel territorio dove una comunità cristiana vive, custodisce e comunica la Parola. Le ruspe sconvolgono e desertificano, gli aratri tracciano i solchi che accoglieranno il seme.
Il ruolo della parrocchia, scrivono i Padri sinodali, "resta irrinunciabile, anche se le mutate condizioni ne possono chiedere sia l’articolazione in piccole comunità sia legami di collaborazione in contesti più ampi". "Sentiamo ora – aggiungono – di dover esortare le nostre parrocchie ad affiancare alla tradizionale cura pastorale del popolo le forme nuove di missione richieste dalla nuova evangelizzazione".
L’esortazione non ha mai un tono autoritario. Per un padre è un atto di amore responsabile con il quale incoraggia i figli a costruire il futuro insieme con gli altri. È un affetto educativo che non può mancare nella vita di una famiglia come non può mancare nella vita della Chiesa e ancor meno può mancare nell’indicare alla parrocchia una strada in salita.
Giovani XXIII ricordò una volta di aver incontrato molti esperti pronti a giudicare, a consigliare, a esortare la parrocchia, ma di non aver incontrato altrettanti esperti pronti ad amarla, cioè ad accompagnarla nel cammino faticoso attraverso paesaggi sociali e culturali in continua e rapida mutazione.
La piccola parrocchia "disarmata" è in prima linea nell’avventura dell’annuncio del Vangelo all’uomo di oggi, avventura che crescerà se verrà ritrovato il significato autentico dello "stare nel tempio", se ci sarà davvero una comunità orante. Il frequente invito a "uscire dal tempio" non viene, con questo auspicio, messo da parte ma vengono richiamate le radici, le motivazioni e la specificità dell’andare fuori.
È vero, è sulle strade della città che la comunità cristiana è chiamata a spendersi per far nascere nell’uomo di oggi domande su Dio ma è questa stessa comunità, raccolta in preghiera in una chiesa, a diventare domanda.
Ci sono pagine che hanno raccontato e raccontano dello stupore di quanti dall’esterno hanno avvertito e avvertono la presenza di uomini e donne, giovani e anziani raccolti in preghiera. Il respiro spirituale di una famiglia e di una comunità suscita sempre stupore e lo stupore è sempre all’origine di domande grandi, essenziali.
Ma la capacità di stupirsi non è stata indebolita se non cancellata dalla cultura dell’apparenza e dei media?
Il problema esiste ma il pessimismo non è la soluzione.
C’è ancora chi, dopo aver camminato sulle strade della città e su quelle di Internet, avverte l’esigenza di una sosta per ritrovare se stesso nell’incontro con gli altri e con l’Altro. Per scoprire la differenza, che non è contrapposizione, tra connessioni e relazioni.
Sul tema la parrocchia ha qualcosa d’importante da dire anche se per prima chiede di essere aiutata a rendere più bello e comprensibile il suo linguaggio.
Qualcosa d’importante lo dirà anche rispondendo con i fatti a molteplici e pressanti esigenze educative, culturali e sociali ma questa risposta, frutto di un rinnovato "stare nel tempio", avrà un sapore diverso, avrà il sapore di Dio.